Un cantiere di idee ed esperienze per concretizzare il progetto di un futuro migliore
Effetto Labsus

Terra Futura a Firenze

Un cantiere di buone prassi e sostenibilità a portata di tutti

Si è tenuta a Firenze, dal 20 al 22 maggio, l'VIII edizione di Terra Futura, la mostra-convegno internazionale che ha visto impegnati i 94mila visitatori in numerosi convegni, seminari, laboratori e workshop, tesi a creare la rete di scambi e contatti necessari a garantire un futuro al nostro pianeta. Una scommessa che punta su buone prassi e sostenibilità per assicurare la salvaguardia ambientale e la tutela dei diritti dei popoli.

Si è conclusa lo scorso 2 maggio, raccogliendo successi maggiori di quelli passati, l’VIII edizione di Terra Futura, che anche quest’anno si è tenuta presso l’antica Fortezza da Basso, nel capoluogo toscano grazie all’azione coordinata della Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Onlus per il sistema Banca Etica) insieme con la Regione Toscana e Adescoop (Agenzia dell’Economia Sociale).
Con le seicento aree espositive, i cinquemila enti rappresentati, i mille relatori presenti (tra i quali anche il presidente di Labsus, Gregorio Arena) e i duecentottanta eventi culturali in calendario, questa mostra-convegno si riconferma un evento dal carattere internazionale, che intende estendere la diffusione di buone pratiche alla base di un cammino globale verso la sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Il calendario della tre giorni è stato ricco di incontri culturali di spessore che hanno permesso la costituzione di una rete (1) tra i soggetti interessati, attraverso lo scambio di contatti, informazioni ed esperienze, durante i seminari e convegni che si sono susseguiti nelle diverse aree espositive; rete che andrà poi ad operare nei vari settori della vita quotidiana, cercando di diffondere buone prassi a servizio della sostenibilità sociale nelle relazioni sociali, nel sistema economico e nell’amministrazione della cosa pubblica.
La sfida, priva di qualsiasi limitazione di carattere territoriale, è vissuta secondo la linea dell’internazionalità (come testimoniano anche i numerosi componenti del comitato di garanzia) e assume una valenza globale se rapportata alla dimensione dei temi affrontati dai relatori nei diversi tavoli di dibattito.

Obiettivi e cura del bene comune

Come in tutti i progetti che puntano al cambiamento e alla trasformazione, anche in Terra Futura si possono distinguere obiettivi a breve e a lungo termine: in questo caso, più che in altri, è solo attraverso il raggiungimento dei primi che si potrà arrivare al traguardo finale, ovvero favorire il cambiamento virtuoso e globale del sistema, per ciò che riguarda la tutela ambientale, i diritti dei popoli e dunque la qualità della vita stessa.
Ed è nelle piccole realtà che invece vengono fissati i microbiettivi a cui si è appena accennato, come l’educazione e la formazione di cittadini ed operatori attraverso percorsi di cittadinanza attiva e responsabile, la promozione di nuove politiche affiancate e sostenute da modelli di governo più rispettosi dell’uomo e dell’ambiente in cui vive e la costruzione di uno spazio in cui sia maggiore il dialogo tra le istituzioni, i cittadini e le diverse formazioni sociali a livello locale.
Una volta raggiunti tali obiettivi, questi diventano dunque il mezzo per giungere al fine ultimo (la tutela del bene comune), attraverso la creazione di nuove reti che rafforzino quelle già esistenti e favoriscano solide e trasversali alleanze in grado di diffusione le buone pratiche già sperimentate da altre comunità.
Ed è in questo gap tra micro e macroobiettivi che si inserisce Terra futura, in un’azione coordinante di sostegno allo sviluppo di un mercato alternativo di beni e servizi sostenibili, in grado di estendere su scala globale, ciò che già funziona nelle piccole realtà.
Non a caso, in questa ottava edizione di Terra futura, i beni comuni (2) sono stati posti al centro di una riflessione politica e culturale che li ha definiti la base dei valori relazionali per la loro caratteristica fruizione collettiva, qualificando la loro cura come necessaria per il miglioramento della qualità della vita, in quanto costituiscono le fondamenta della felicità individuale e, conseguentemente, collettiva.
Si è concluso così l’evento che ha trasformato la Fortezza dal basso in un cantiere di idee ed esperienze, con la consapevolezza di aver fatto un altro passo verso la diffusione di rinnovate basi etiche sulle quali poter concretizzare il progetto di un futuro migliore.

(1) Per un approfondimento sul concetto di "governo di rete", si può fare riferimento all’articolo pubblicato da Cristina Marchetti il 6 maggio 211 "Forum Pa: governare con la rete".
(2) Per uno spunto di riflessione su beni comuni e sussidiarietà si può leggere l’editoriale di Carlo Donolo, pubblicato il 16 novembre 21 "Sussidiarietà come bene comune".



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