Gli autori, attraverso vari esempi sparsi per il mondo, analizzano la straordinaria portata del referendum e la forza con cui questo può incidere sulle società .
Cultura

Referendum around the world

L’evoluzione del referendum nei diversi Paesi del mondo; dagli Stati Uniti all’Europa passando per l’America Latina e l’Africa, è questo il leit motiv di questo libro in cui gli autori analizzano le diverse applicazioni della partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del proprio Paese.

Il referendum è infatti uno strumento previsto in molte costituzioni, anche se la sua effettiva valenza varia così come le sue modalità. In alcuni casi è possibile che il referendum sia usato per conoscere l’opinione dei cittadini su temi importanti che poi guideranno le politiche del governo, in altri invece viene usato per proporre o abrogare leggi o per modifiche delle stesse costituzioni.

Gli autori, attraverso vari esempi sparsi per il mondo, analizzano la straordinaria portata del referendum e la forza con cui questo può incidere sulle società. Dal caso del Brasile e dell’Italia, che proprio per via referendaria hanno scelto tra monarchia e repubblica, a quello del Cile di Pinochet che deve la sua caduta proprio ad un referendum popolare, alla Svizzera dove ha avuto uno sviluppo senza precedenti, numerosi sono i casi in cui i cittadini hanno avuto la possibilità di partecipare attivamente alle decisioni chiave del proprio Paese.

L’analisi prosegue anche dal punto di vista politico-filosofico con la contrapposizione tra le due correnti di pensiero che da tempo animano il dibattito sulla questione referendaria: la cosiddetta scuola della democrazia diretta, nata da Rosseau e proseguita con pensatori inglesi come Benjamin Barber e Lee Ann Osbun, e i “rappresentazionisti” guidati da Stuart Mill, Schumpeter e Giovanni Sartori.

I primi sostengono le proprie ragioni con due argomentazioni: la prima è che solo attraverso strumenti diretti è possibile evitare la mediazione e la conseguente distorsione della volontà popolare da parte dei rappresentanti; la seconda è il potenziale civico di ogni cittadino, che si manifesta nella sua espressione più alta proprio in occasione del referendum.
I rappresentazionisti, invece, sostengono che la partecipazione diretta dei cittadini, che riconoscono come forma vera di democrazia sia possibile solo in piccole comunità, come erano appunto quelle delle polis greche. Negli stati moderni, a loro avviso, è impossibile ricreare le stesse condizioni, anche a causa del fatto che non tutti i cittadini hanno le giuste competenza analitiche, e per questo bisogna affidarsi ai rappresentanti del popolo, che una volta eletti dovrebbero farne gli interessi.

Lo scopo degli autori è quindi mettere in evidenza le due teorie attraverso degli esempi pratici, per porre in risalto i punti di forza del referendum ed eventuali debolezze, di un sistema che pur presente in tante costituzioni ha avuto un successo e una rilevanza diversa a seconda dei casi.

Referendums around the world: the growing use of direct democracy, David Butler e Austin Ranney, The Aei Press



Lascia un commento