I curatori propongono il passaggio dalla partnership al mainstreaming e un modello di governance del fenomeno discriminatorio multilivello
Cultura

Sussidiarietà e pari opportunità

Analisi dei risultati di una ricerca commissionata dall'Unar

Nel nostro Paese non viene dedicata molta attenzione al legame tra sussidiarietà e pari opportunità (o uguaglianza sostanziale o assenza di discriminazioni) ed è allora tanto più benvenuto il libro "DisOrientamenti. Discriminazione ed esclusione sociale delle persone LGBT in Italia", a cura di Carlo D'Ippoliti e Alexander Schuster, Armando, Roma, 2011.

DisOrientamenti" sintetizza i risultati di una ricerca realizzata nel 21 dalla "Avvocatura per i diritti LGBT-Rete Lenford" su incarico dell’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Dipartimento per le Pari Opportunità, Presidenza del Consiglio dei Ministri, e finanziata tramite il Programma Progress (promozione dell’occupazione e della solidarietà sociale) del Fondo Sociale Europeo.

Il primo merito del libro è quello di fare il punto della situazione sulle discriminazioni subite nei più vari campi (scuola, salute, lavoro) dalle persone gay, lesbiche e transessuali e sulle politiche pubbliche più adattate a debellarle. A noi interessa approfondire, però, il secondo merito dell’opera: l’essere frutto della collaborazione tra un’istituzione pubblica, addirittura un ramo operativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e l’associazionismo del settore e, non a caso, il considerare strategica tale collaborazione sia nelle sue premesse sia nelle sue conclusioni.

Potremo così proporre qualche spunto per riflettere sulla sussidiarietà nella percezione delle istituzioni e nella percezioni degli attori della società civile in un settore dove l’Italia soffre un certo ritardo e dove la cultura e le politiche delle pari opportunità sono considerate ancora “un di più”, da attivare solo dopo l’eventuale affermazione di una parte politica e se ben altre priorità, considerate davvero di interesse "generale", lo consentono.

E’ lo stesso direttore dell’Unar (Massimiliano Monnanni), nella Prefazione, a parlare in termini strategici della partnership con le associazioni del settore: "Appare opportuno sottolineare l’importanza del coinvolgimento, dalla fase iniziale di progettazione a quella di realizzazione e alla valutazione finale, dei rappresentanti e delle associazioni locali e nazionali, nella convinzione che la partnership tra istituzioni e società civile ha sia un forte valore simbolico e culturale, di legittimazione che ne deriva per soggetti ancora troppo spesso marginalizzati e stigmatizzati, sia una validità intrinseca, perché contribuisce a rendere l’azione pubblica più rispondente alle priorità e ai bisogni dei cittadini, nonché a rendere questi ultimi protagonisti della loro stessa emancipazione da ogni forma di esclusione e discriminazione".

E’ da notare, tuttavia, che nelle conclusioni dei curatori, al termine di un’ampia rassegna critica della situazione esistente nei vari territori, vengono segnalati due indicatori classici della carenza di una cultura dell’amministrazione condivisa: "la difficoltà di coinvolgere le associazioni nella fase di progettazione delle politiche pubbliche, benché nei contesti territoriali in cui ciò invece avviene vi sia un riscontro positivo, sfociato in collaborazioni efficaci e continuative tra amministrazioni locali e realtà associative" e "la necessità di godere, da parte dei soggetti sia associativi che individuali di una forma di legittimazione istituzionale che possa creare le basi per un duraturo confronto tra amministrazioni pubbliche e realtà associative” (corsivi miei).

Per rimuovere concretamente quegli ostacoli che si frappongono a una società più inclusiva, i curatori propongono il passaggio dalla partnership al mainstreaming e un modello di governance del fenomeno discriminatorio multilivello.

In un settore in cui, in Italia, gli stakeholder non istituzionali sono probabilmente più numerosi e più attivi di quelli istituzionali e la cultura e le politiche delle pari opportunità non hanno ancora raggiunto quel peso specifico che, in altri paesi, le ha rese un elemento tipico della mentalità postmoderna (seppure vecchie e nuovi discriminazioni non siano scomparse), pubbliche amministrazioni e organizzazioni della società civile non potranno che procedere insieme.

La modalità del "tavoli", sperimentata soprattutto al livello comunale, si conferma pertanto nella sua importanza (ma quanto questi tavoli sono consulte o vere e proprie conferenze paritarie e permanenti?) e difficilmente trascurabile appare la necessità di un vasto programma di formazione interna dei dirigenti e dei funzionari pubblici (per non dire degli insegnanti e dei docenti).

D’IPPOLITI C., SCHUSTER A. (a cura di), DisOrientamenti. Discriminazione ed esclusione sociale delle persone LGBT in Italia, Armando, Roma, 211.



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