Una generazione disillusa ed impaurita
Società

Lavoro, formazione, partecipazione

Cosa chiedono i giovani under 35

I dati analizzati offrono un identikit dei giovani che stanno per inserirsi nel mondo del lavoro. Le richieste provenienti dagli intervistati sono chiare: posto fisso e nuovi percorsi di partecipazione democratica i quali diano la possibilità di rendere nuovamente i giovani protagonisti del proprio futuro.

Il dramma della precarietà

La ricerca effettuata da Termometro politico attraverso la metodologia dell’intervista telefonica riguarda un campione di 8 giovani under 35. Il fine dell’indagine è quello di comprendere il modo in cui i giovani percepiscono la realtà odierna ed il futuro. I dati confermano le voci provenienti dall’opinione pubblica: la precarietà è la vera piaga che affligge le giovani generazioni le quali puntano il dito contro l’evasione fiscale, vista come uno dei maggiori ostacoli verso la rinascita economica, politica e culturale del Paese. E’ possibile rilevare un certo grado di timore nei confronti di una futura stabilità economica individuale tanto che quasi l’8 percento degli intervistati si schiera nettamente contro il taglio delle pensioni dei propri genitori; una percentuale cosìalta, nonostante evidenzi un’elevata solidarietà familiare, rimarca anche il senso di paura nei confronti della riduzione delle pensioni dalle quali troppo spesso, se ci si trova impantanati nella precarietà del lavoro, si è costretti a dipendere.

L’istruzione non dà lavoro

La maggior parte delle questioni poste nell’intervista riguarda il mondo del lavoro: il desiderio che accomuna tutti gli intervistati è quello di trovare un impiego stabile, un posto fisso, anche se ciò dovesse comportare delle privazioni (circa il 9% dei rispondenti sarebbe disposto ad accettare una retribuzione minore pur di avere un impiego a tempo indeterminato). La strada verso il futuro oscilla tra la voglia di mettersi in gioco e la rassegnazione: il 71 percento dei giovani si ritiene pronto ad intraprendere attività imprenditoriali però, allo stesso tempo, l’ingresso nel mondo lavorativo è ritenuto possibile solo attraverso un sistema di conoscenze di persone già inserite nei diversi settori professionali. Vi è dunque una profonda disistima nei confronti del mondo dell’istruzione: più del 7 percento degli intervistati ritiene che l’università sia una perdita di tempo ed anche stage ed esperienze professionali non sono considerati una solida base per un futuro florido in ambito lavorativo.

Ripensare le forme di partecipazione

Nonostante il quadro negativo che emerge dai dati, vi è comunque una speranza di cambiamento: la maggioranza degli intervistati nutre un certo grado di fiducia nei confronti del proprio Paese. Tuttavia è ben evidente una sorta di apatia tanto che quasi l’8 percento dei rispondenti dichiara di non voler affatto impegnarsi attivamente in politica. Entra in campo dunque il ripensamento delle forme convenzionali di partecipazione politica le quali sono oggetto di differenti valutazioni negative (il livello di fiducia verso i partiti è del 24 percento). Tale distacco nei confronti degli strumenti classici di partecipazione è però accompagnato da un fedele attaccamento alle istituzioni e all’ordine; elevate sono, difatti, le percentuali che esprimono gradimento nei confronti del Presidente della Repubblica, della Magistratura e delle Forze dell’ordine. Com’è emerso anche ultimamente dal convegno Accesso al futuro organizzato dalla Federazione Italiana dello Scautismo, è dunque necessario ripensare il ruolo strategico dell’istruzione e realizzare politiche concrete per i giovani che diano loro la possibilità di partecipare attivamente, con impegno e responsabilità , ai meccanismi decisionali che li coinvolgono.



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