L'economia sociale è dunque una realtà in evoluzione, destinata ad avere un peso sempre maggiore nell'economia europea
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L’economia sociale in Italia ed Europa

Finlombarda illustra l'evoluzione del sistema delle imprese sociali

In Europa il siimpresa_socialestema delle imprese sociali, cioè di quelle imprese che hanno come fine la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale e di interesse generale, rappresenta il 10percento di tutte le imprese e, come ha ricordato il Parlamento Europeo in una risoluzione di febbraio 2009, "svolge un ruolo essenziale nell'economia europea permettendo la creazione di posti di lavoro di qualità e il rafforzamento della coesione sociale, economica e territoriale".

Il Parlamento Europeo, nella risoluzione sopracitata, ha affermato che l’economia sociale è importante “per il rafforzamento della democrazia industriale ed economica” e svolge un ruolo cruciale “generando capitale sociale, promuovendo la cittadinanza attiva, la solidarietà e una visione dell’economia fatta di valori democratici e che ponga in primo piano le persone, nonché appoggiando lo sviluppo sostenibile e l’innovazione sociale, ambientale e tecnologica“.

Ma se il ruolo fondamentale dell’economia sociale è oramai chiaro a tutti e la Ue chiede che gli interessi di questa siano “non solo rispettati, ma anche privilegiati“, vi è nondimeno bisogno di azioni concrete affinché il sistema delle imprese sociali, emerso in modo sempre più incisivo a partire dagli anni ottanta, possa crescere e rivestire un ruolo sempre più significativo.

Il working paper di Finlombarda

A fare il punto della situazione ci ha pensato Finlombarda, società che svolge il compito di fornire supporto alle politiche regionali di sviluppo economico-sociale del territorio lombardo, la quale attraverso un working paper ha illustrato l’evoluzione a questo riguardo in diversi paesi europei. Il documento in questione, “Sistema di finanziamento pubblico dell’impresa sociale e non profit” mette a confronto i quadri normativi di riferimento in Italia, Belgio, Francia, Regno Unito e Spagna (per quest’ultima facendo riferimento alla regione dell’Andalusia).

Secondo lo studio di Finlombarda, in questo campo Italia, Belgio e Regno Unito hanno un ruolo preminente, anche se quest’ultimo è senza dubbio il paese che ha adottato la normativa più completa ed incisiva a favore dell’economia sociale. Sono cinque le policy adottate nel Regno di Sua Maestà , a partire da tutte le forme tecniche di intervento finanziario, fino a forme di supporto monetario (incentivi fiscali) e non monetario (erogazione di servizi di consulenza). In particolare, i beneficiari della misura “Community investment tax relief” non sono le imprese sociali bensìgli investitori che decidono di dirigere i propri risparmi verso questo settore. In sostanza il Regno Unito ha dimostrato che esiste un’ampia gamma di strumenti dei quali è possibile avvalersi al fine di “privilegiare” l’economia sociale, conformemente a quanto stabilito dal Parlamento Europeo. In Belgio sono state adottate a sostegno delle imprese sociali quattro misure che hanno come fine il sostegno all’occupazione attraverso sgravi contributivi, accompagnate da sovvenzioni ad integrazione del salario in caso di nuove assunzioni, mentre in Francia le misure sono dirette allo sviluppo d’impresa e all’avvio di nuove imprese, adottando prevalentemente lo strumento della garanzia. Diverse le misure adottate in Spagna (a favore di sviluppo e start up d’impresa e sostegno occupazionale); per quanto riguarda i destinatari di tali misure, spiccano le federazioni di cooperative operanti nel sociale, in uno schema d’intervento non dissimile a quanto avviene in Lombardia con i consorzi di cooperative sociali.

L’impresa sociale in Italia

Ed è senza dubbio la Lombardia la regione italiana con una normativa più avanzata in direzione dell’economia sociale. Come afferma Marco Nicolai, presidente del Consiglio di gestione di Finlombarda, in Italia “è necessario far prevalere la sostanza sulla forma, come è stato fatto con la legge 118/25, anche se ci si è fermati lì“. La normativa nazionale che disciplina le imprese sociali (contenuta nella legge 118/5 e resa organica tramite il d.lgs.155/6) deve essere dunque un punto di partenza, non d’arrivo. “Al di là dello sdoganamento culturale che la normativa ha apportato non relegando l’impegno sociale al volontariato, ma mettendolo al centro della dinamica d’impresa, non si sono previste per questa forma giuridica misure di incentivazione pubblica o agevolazioni fiscali“; inoltre mancano, dal suo punto di vista, forme di supporto non monetario, come assistenza informativa e consulenziale generale e specifica. Nonostante ciò secondo Marco Nicolai, in Lombardia, dove sono stati favoriti l’associazionismo familiare e l’assistenza sociale, “si è strutturato nel tempo un welfare regionale fortemente rispettoso dell’iniziativa della società civile e del principio di sussidiarietà “.

L’economia sociale, la cui principale forza propulsiva, come ricorda la sopracitata risoluzione del Parlamento Europeo non è la redditività economica, bensìla redditività sociale, è dunque una realtà in evoluzione, destinata ad avere un peso sempre maggiore nell’economia europea.



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