" Ricostruire le nostre istituzioni in modo coerente con la necessità di conservare e promuovere i beni comuni "
Il punto di Labsus

Beni comuni, la nuova frontiera

Nel cuore della sussidiarietà , i beni comuni

Sono passati esattamente dieci anni dall ' entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che modificò radicalmente l ' intero Tit. V della Costituzone, introducendo fra l ' altro il principio di sussidiarietà . Com ' è noto, il passaggio del tempo ha diversi svantaggi (fra cui il fatto che si invecchia...) ma presenta anche qualche vantaggio, uno dei quali consiste nella possibilità di guardare le cose in prospettiva. Nel caso del principio di sussidiarietà i dieci anni trascorsi consentono da un lato di tracciare un bilancio della sua applicazione, dall ' altro di guardare avanti per capire su cosa concentrare la nostra attenzione di studiosi-militanti della sussidiarietà e se e come correggere la rotta di Labsus.

 

Luci e ombre

 

Ebbene, per quanto riguarda il bilancio si può rinviare al primo editoriale del gennaio 21, perché le cose non sono molto cambiate da allora. In particolare, come dicevamo allora, rimane il problema che ” la sussidiarietà c’è, ma è senza nome. La si vede, ma non la si riconosce ” . In altri termini, i cittadini sono effettivamente ” soggetti della Costituzione ” perché fanno vivere con le loro iniziative il principio introdotto dall’art. 118 ultimo comma. Ma nonostante la ricchezza di esperienze raccolte ormai da anni da Labsus, è evidente come quasi nessuna di esse venga etichettata dai media (o da chi concretamente la vive) come sussidiarietà .

Da un lato, continua ad esserci un problema di mancata informazione. Pochissimi oggi in Italia, anche nella classe dirigente, conoscono il principio di sussidiarietà e sono consapevoli del ruolo che esso potrebbe svolgere nel promuovere una nuova cittadinanza, attiva, responsabile e solidale. Dall’altro lato sulla mancata diffusione del concetto nell’opinione pubblica pesa, a dieci anni dalla sua introduzione in Costituzione, l’essere rimasto ai margini dell’agenda politica nazionale. Laddove invece, come dimostrano le esperienze di alcune regioni e comuni, c’è lungimiranza politica, l’amministrazione condivisa fondata sulla sussidiarietà dà ottimi risultati.

Guardare avanti

Più interessante, come sempre, è guardare avanti. Da questo punto di vista si conferma la centralità della riflessione riguardante i beni comuni, avviata già l’anno scorso con gli editoriali di Carlo Donolo. Come dicevamo nell’editoriale intitolato Beni comuni. Un nuovo punto di vista ” continueremo ovviamente ad occuparci di cittadini attivi, solo che da qualche tempo abbiamo cominciato ad occuparci più a fondo anche dei beni comuni di cui i cittadini si prendono cura. Sono due punti di vista complementari, uno concentra l’attenzione sull’oggetto, i beni comuni, l’altro sul soggetto, i cittadini ” .

Che l’integrazione fra il profilo soggettivo e quello oggettivo della sussidiarietà fosse la prospettiva giusta in cui collocare il nostro lavoro lo dimostra anche l’esplosione in questo ultimo anno dell’interesse dell’opinione pubblica nei confronti dei beni comuni, di cui l’attenzione degli elettori nei confronti del referendum sull’acqua è stato un segnale significativo, ma non certo l’unico. E’ come se l’opinione pubblica avesse istintivamente capito che dai beni comuni, dalla loro cura e dal loro sviluppo dipende il nostro futuro.

Anche perché l’impoverimento generale provocato dalla Grande Crisi ha reso ancora più essenziale il ruolo dei beni comuni in termini di qualità della vita. I giovani e i poveri, in particolare, nell’impossibilità entrambi di accumulare beni privati, vedono nella qualità dei beni comuni l’unica difesa di condizioni di vita e di cittadinanza degne di un paese civile.

La nuova frontiera dei beni comuni

Manca invece, proprio perché il principio di sussidiarietà è ancora cosìpoco conosciuto, la consapevolezza diffusa del ruolo che i cittadini stessi possono svolgere nel curare e sviluppare i beni comuni e delle responsabilità che la cittadinanza attiva comporta. E questa è la nuova frontiera su cui Labsus può dare il suo contributo.

Come osserva Ugo Mattei nel suo saggio Beni comuni. Un manifesto, ” l’assetto istituzionale fondamentale del potere globale oggi dominante ” ha creato una ” tenaglia fra la proprietà privata, che legittima i comportamenti più brutali della moderna corporation, e la sovranità statuale che instancabilmente collabora con la prima per creare sempre nuove occasioni di mercificazione e privatizzazione dei beni comuni ” . E’ dunque indispensabile e urgente ” …creare la consapevolezza pubblica della drammatica necessità di ricostruire le nostre istituzioni in modo coerente con la necessità di conservare e promuovere i beni comuni, mostrando innanzitutto la profonda rivoluzione culturale che ciò richiede ” .

” Ricostruire le nostre istituzioni in modo coerente con la necessità di conservare e promuovere i beni comuni ” significa, per quanto riguarda Labsus, continuare a promuovere la sussidiarietà sia sul versante soggettivo, quello dei cittadini attivi, sia sul versante oggettivo, quello della cura dei beni comuni di cui i cittadini possono, se lo vogliono, essere i principali protagonisti, nell’interesse generale ma anche nel proprio.



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