Il saluto come bene relazionale e gesto per costruire capitale sociale
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La settimana del saluto, 23-29 ottobre

A Bologna il saluto diventa un bene relazionale

imagesDal 23 al 29 ottobre a Bologna prende il via la Settimana del saluto. L'iniziativa, sostenuta dalla Fondazione del Monte, dalla Regione Emilia-Romagna, da Coop Adriatica e Manutencoop, vede protagoniste tante scuole, istituzioni, associazioni e punta al recupero della dimensione del rispetto reciproco e della cura della città a partire col dirle "ciao". L'evento rientra nell'ambito del progetto la città civile.

Si è aperta a Bologna il 23 ottobre la Settimana del saluto, una iniziativa che vede il coinvolgimento di scuole, organizzazioni e cittadini per rilanciare il tema del rispetto reciproco e della convivenza nelle città a partire semplicemente da un saluto. Il saluto come espressione non solo di educazione ma anche come il primo passo verso la costruzione di relazioni sociali e capitale sociale. L’evento fa parte del più ampio progetto denominato La città civile: un insieme di iniziative ed attività didattiche nelle scuole, rivolte anche a tutta la cittadinanza, per rilanciare il tema dell’educazione civica.

“Una città civile non è fatta di antagonismo e competizione: la città civile è quella che si saluta. Soprattutto in questo momento di crisi, i saluti e i gesti di gentilezza in generale sono gocce di ottimismo essenziali per la vita della società ” cosìil dirigente del Liceo Laura Bassi Felice Signoretti ha spiegato il significato dell’iniziativa durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento. “Il saluto è un gesto importante anche per ricominciare a costruire capitale sociale e a cooperare per il bene comune”, ha rimarcato l’assessore alla scuola Marilena Pillati.

Le iniziative

Tante le inziative in programma che animeranno la città ; tra cui, lunedì24 ottobre i dirigenti scolastici e personalità pubbliche saluteranno la cittadinanza davanti ai luoghi pubblici, inoltre per tutta la settimana tutti i soggetti a contatto con il pubblico, dai commercianti agli impiegati, indosseranno l’adesivo con su scritto: “Ciao Bologna. Il saluto è salutare”. Sarà anche possibile compilare una cartolina in cui scrivere il proprio saluto alla città ; le cartoline verranno esposte in piazza Maggiore e nel cortile di Palazzo D’Accursio. Il telo con i saluti in tutte le lingue del mondo, realizzato dagli alunni della scuola primaria Romagnoli, verrà invece esposto sulla facciata di Palazza D’Accursio. Infine, le radio trasmetteranno uno spot registrato dagli studenti della scuola Testoni-Fioravanti mentre lo spot video realizzato dalle ragazze e dai ragazzi del liceo Laura Bassi, con la collaborazione di Flash Giovani, verrà trasmesso su YouTube e sulle TV locali (per maggiori informazioni guarda il programma in allegato e il comunicato stampa).

Il saluto come bene relazionale

A Bologna ci si saluta e ci si rispetta, ricononscendosi come parte di una comunità . “Quando incontro qualcuno – scrive Ilvo Diamanti nel suo libro L’importanza del Buongiorno – lo saluto, con un buongiorno o un ciao. Serve a stabilire una relazione. Un legame. Nulla di vincolante. Ma la persona con cui hai ‘scambiato’ il saluto – dopo – non è più un ‘altro’. Diventa un ‘prossimo’. La persona che saluti diventa qualcuno che ‘ri-conosci’ anche se non lo conosci. Qualcuno che, a sua volta, ti ri-conosce, per reciprocità . Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio”.

Si stabilisce una relazione e ci si sente parte di una comunità . Il saluto è un ponte tra le persone, è il mezzo che permette di superare i propri confini e spazi aprendosi all’altro. Il saluto può essere considerato come un vero e proprio bene relazionale. I beni relazionali sono beni intangibili, immateriali che derivano dalle relazioni sociali che emergono da attori/soggetti che producono o fruiscono di un determinato bene. In questo caso il bene in questione è la città , e il saluto invece è quell’intangible good che deriva dalle relazioni sociali che si instraurano negli spazi urbani a partire dal superamento dei propri confini.

Il concetto di bene relazionale è stato introdotto a metà degli anni Ottanta da Pierpaolo Donati e Martha Nussbaum; la nascita di questo tipo di bene è senz’altro espressione di una nuova sensibilità “che esprime l’esigenza di salvaguardare beni comuni che non possono essere trattati secondo la semantica dei diritti individuali o pubblico-collettivi, cioè secondo i codici simbolici moderni dell’utilitarismo e del contrattualismo nelle loro numerose varianti e mescolanze”.



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