Le migrazioni in Italia devono uscire dalla fase dell'emergenza ed essere riconosciute come un segno dei tempi
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Oltre la crisi, insieme!

Gli immigrati e l ' Italia nei dati del Dossier Caritas/Migrantes

"Oltre la crisi, insieme", è questo lo slogan con il quale è stata presentato ieri a Roma la ventunesima edizione del Dossier Statistico Immigrazione, curato da Carista/Migrantes. La crisi economica non ha infatti risparmiato gli immigrati, evidenziando al tempo stesso il loro ruolo nell'economia italiana. Come si evince dal Dossier, i processi migratori verso l'Italia sono usciti da tempo da una fase di precarietà e transitorietà ; a tale cambiamento però non ha fatto seguito il necessario cambiamento di mentalità . La legislazione italiana sembra piuttosto orientata ad arginare il fenomeno e a gestire le emergenza piuttosto che elaborare modelli di integrazione.

I dati del Dossier


Il Dossier nel 15 ° anniversario dell’Unità d’Italia non poteva trascurare le analisi comparative con le precedenti esperienze in tema di immigrazione vissute dal nostro paese. La storia d’Italia è stata infatti contrassegnata dall’emigrazione italiana all’estero, che ha coinvolto ben 3 milioni di persone espatriate, delle quali 14 milioni nel periodo 1876-1915. Dal Dossier emerge che nel 1861, anno dell’unità d’Italia, nel paese la popolazione contava 22.182mila residenti, di cui 88.639 stranieri, con un’incidenza dello ,4 percento sulla popolazione italiana. All’inizio del 211 i residenti sono risultati 6.65mila dei quali 4.65mila stranieri, con un’incidenza del 7,5 percento sulla popolazione, pari a 52 volte di più rispetto al 1861. A fronte di un’incidenza del 7,5 percento sulla popolazione, si registra però un’incidenza doppia sul Pil nazionale.

Nell’anno scolastico 21-211 gli alunni stranieri hanno inciso per il 7,9 percento sulla popolazione scolastica, percentuale ancora più elevata nelle scuole materne ed elementari. Il 42 percento (circa 3mila) di questi ragazzi è nato in Italia.

Gli immigrati e la crisi

Attualmente si contano 2 milioni di immigrati occupati e oltre duecentomila titolari di imprese. L’attuale crisi economica ha inciso notevolmente su di loro, anche se in maniera differenziata a seconda delle comunità e degli specifici percorsi lavorativi. Seicentomila immigrati hanno perso il permesso di soggiorno e sono stati costretti a rientrare in patria o ad entrare nella clandestinità . Vale la pena sottolineare che il 61 percento della forza lavoro straniera risiede al Nord; il loro impiego riguarda essenzialmente le professioni non qualificate (manovale edile, bracciante) alle quali si aggiungono le attività svolte dagli operai (carpentiere, addetto ai macchinari).

Gli immigrati nel contesto della società italiana

Malgrado l’immigrazione in Italia sia da tempo uscita dalla fase della precarietà , sul fronte delle politiche di inserimento socio-culturale devo ancora essere compiuti significativi passi in avanti. Un esempio su tutti riguarda la presenza dei minori stranieri che in Italia raggiungono quasi un milione di unità , con un aumento annuo di oltre 1mila unità . Tra questi, un caso particolare è rappresentato dalle “seconde generazioni”, ragazzi nati in Italia da genitori immigrati o venuti nel nostro paese in età prescolare, che nel 21 hanno superato le 6mila unità , rappresentando oltre un decimo della popolazione straniera. Tali dati chiamano in causa l’acquisizione della cittadinanza che al momento è resa particolarmente difficile sia dalle procedure burocratiche previste, sia dal fatto che nel nostro paese la cittadinanza si fonda ancora sullo jus sanguinis e non sullo jus soli. Più volte ci siamo occupati sulle pagine di questa rivista di questo tema sia con un editoriale di Vittorino Ferla che con la segnalazione delle diverse iniziative portate avanti sia dalle associazioni delle seconde generazioni che, in alcuni casi, dagli enti locali.

Prospettive future: dall’emergenza all’integrazione

Uno degli aspetti positivi del Dossier Caritas/Migrantes, che ne ha fatto un imprescindibile strumento di lavoro per chi si occupa di migrazioni, è la capacità di guardare al futuro con un’ottica progettuale. Continuare a considerare i processi migratori contemporanei come un fatto episodico legato a fattori contingenti e che in qualche modo possa essere contenuto, costituisce una prospettiva che non corrisponde alla realtà . Né le norme di contrasto sui flussi irregolari, costose ed inefficaci, possono essere l’unica risposta data. Il Dossier sottolinea come la creazione di un contesto internazionale di pace e giustizia sia da sempre la miglior forma di contrasto. E i recenti eventi del Nord Africa hanno confermato questa tesi. Secondo il Dossier, le migrazioni vanno riconosciute come un segno dei tempi, capace di introdurre alla società di domani e chiedendo a tutti uno sforzo aggiuntivo per individuare soluzioni nuove per affrontare tale cambiamento epocale.



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