"Ognuno sia lo spazzino di se stesso" (M. Gandhi)
Cultura

Prevenire è meglio che smaltire

Stili di vita eco-compatibili

Quando il numero dei rifiuti prodotti procapite in un anno è in costante aumento e in alcune realtà tale fenomeno prende il nome di emergenza, vuol dire che fare la raccolta differenziata non è abbastanza e che per i cittadini è giunto il momento di diventare attivi. Zero rifiuti (ed. Altraeconomia, Milano, 2011) ci spiega come fare, suggerendo piccoli accorgimenti da adottare nella vita di tutti i giorni per prevenire "dal basso" la formazione dei rifiuti e dare un contributo fattivo alla cura del bene ambiente.

Da tempo Labsus cerca di veicolare il messaggio per cui “la sussidiarietà può essere pane quotidiano“, nella misura in cui ciascuno di noi può orientare le proprie azioni giornaliere alla cura dei beni comuni.

Questa stessa idea è alla base di Zero rifiuti, un’agile manuale scritto dalla giornalista Marinella Correggia al fine di diffondere pratiche individuali e collettive per prevenire i rifiuti, cambiare la propria vita e l’economia.

La raccolta differenziata non basta

L’assunto di partenza è quello secondo cui, come dimostrano i dati resi noti dall’Ispra, al giorno d’oggi esistono “troppi oggetti con una vita corta”, ossia destinati ad una precoce obsolescenza. Ciò fa sìche la raccolta differenziata non costituisca più, da sola, misura sufficiente a porre un freno al crescere incessante della quantità di rifiuti e allora, come auspicato dalla direttiva 28/98/Ce, la parola d’ordine deve diventare prevenzione. Infatti, solo “una sinergia fra stili di vita, sagge tradizioni e tecnologia moderna, tra impegno della società civile, scelte delle istituzioni e riconversione produttiva da parte delle aziende può prevenire i rifiuti in modo etico e partecipato (…)”.

Prevenire grazie all’eco-desing e…

Primo in Italia ad abbracciare questa “filosofia”, – si legge nel libro – è stato il Comune di Capannori che nel 27 ha adottato con delibera consiliare la strategia “Rifiuti zero al 22” e nel gennaio del 21 ha inaugurato il primo Centro di ricerca Rifiuti zero in Europa. Il tutto nella consapevolezza che “ciò che non è riciclabile e/o compostabile deve essere riprogettato”, come testimonia la lettera che, dopo attenti studi, il Centro di ricerca ha inviato ad una nota azienda produttrice di caffè invitandola a riprogettare le capsule per il caffè usa e getta. Non a caso, dunque, tra le dieci regole d’oro che compongono il decalogo della strategia Rifiuti zero trovano posto la bio-architettura e l’eco-design, dai più ritenuti vere e proprie chiavi di volta per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

…. ai cittadini attivi

Ciò non di meno, il fulcro di un sistema improntato alla prevenzione e alla buona gestione dei rifiuti è rappresentato senza dubbio dalla comunità dei cittadini, che con le loro azioni possono costituire un vero e proprio “valore aggiunto“. Per questo motivo, sull’esempio della famiglia inglese balzata agli onori della cronaca per aver prodotto in un anno un solo sacchetto di rifiuti domestici, l’autrice passa in rassegna esempi virtuosi di eco-uffici, eco-scuole, eco-bar, ecc. e propone piccoli accorgimenti da attuare nella vita di tutti i giorni per realizzare la “prevenzione dal basso”.

Da “la rivoluzione culinaria senza imballaggi” al “bere senza farsela dare a bere”, passando per “carta utile, carta inutile. Eppure canta”, il libro induce a riflettere sulle nostre abitudini quotidiane, spesso poco orientate alla tutela dell’ambiente, e raccoglie le “testimonianze” di persone comuni che, in varie parti di Italia, hanno adottato uno stile di vita “green”. Cosìsi scopre che a Genova Daniela e Cristiano, quando si recano al supermercato, non comprano mai confezioni monodosi e portano sempre le shopper da casa; o che a Roma Antonio ha affisso sulla buca delle lettere il cartello “no pubblicità “; mentre Eliana a Venezia è solita stampare i documenti fronte-retro e riutilizzare la carta sul retro per prendere appunti. Tutto ciò nella convinzione che “prevenire è meglio che smaltire”.



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