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"I Reggiani, per esempio" rappresenta un meritevole esempio di concreta attuazione del principio di sussidiarietà 
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Intervista a Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci

Il sindaco Graziano Delrio risponde alle domande di Labsus sul progetto " I Reggiani, per esempio "

delrio"I Reggiani, per esempio" è un esemplare progetto promosso dal Comune di Reggio Emilia. Nato nel 2008 esso punta a valorizzare e far emergere il ricco capitale sociale della città , che vanta un altissimo indice di associazionismo. Il sindaco Graziano Delrio, da poco anche Presidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, risponde alle domande di Labsus che vertono soprattutto sulla possibilità  di realizzare un progetto come "I Reggiani, per esempio" in altre città .

I Reggiani, per esempio” è un progetto nato tre anni fa. Il primo passo è stato quello di operare una mappatura del capitale sociale, un vero e proprio censimento di tutte le buone pratiche di cittadinanza attiva svolte da associazioni del terzo settore, parrocchie, scuole, aziende, sindacati, associazioni di categoria ma anche gruppi informali di cittadini. Lo scopo era quello di valorizzare e far emergere l’impegno di questi soggetti rivolto verso chi ne ha bisogno, gli anziani, le persone disabili, bambini o adolescenti in difficoltà , ma anche verso la cura della propria città .

Nel 21 il Comune di Reggio ha ulteriormente sviluppato questo progetto. Attraverso un bando pubblico e uno stanziamento di 8mila euro il Comune ha chiesto alle associazioni idee e progetti per realizzare insieme il programma di governo. I Reggiani hanno risposto con entusiasmo a questa iniziativa con oltre 4 proposte, delle quali 175 sono state finanziate dall’Amministrazione.

“I Reggiani, per esempio” rappresenta dunque un meritevole esempio di concreta attuazione del principio di sussidiarietà , principio presente in Costituzione ormai da un decennio, che stenta però a trovare una adeguata attuazione.

Di seguito riportiamo l’intervista al sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio.

1. Se il sindaco di Pisa le chiedesse aiuto per replicare “I reggiani, per esempio”, quali sono le tre cose essenziali che gli consiglierebbe di fare? E quelle invece assolutamente da non fare, sulla base della sua esperienza? Se fosse il sindaco di Catania, la sua risposta cambierebbe molto?

Il progetto “I reggiani, per esempio” ha lo scopo di mettere in valore le esperienze di cittadinanza attiva e di sussidiarietà  orizzontale tra i cittadini e nel rapporto con l’Ente Locale. E’ nato quasi come provocazione rispetto al cliché della notizia che fa rumore e che è quasi sempre brutta. Ci siamo resi conto che la nostra città  pulsava di esperienze positive di cui nessuno parlava.

Per questo motivo credo che sia replicabile in ciascun contesto territoriale, a prescindere dalla latitudine geografica. Gli “italiani per esempio” ci sono e sono numerosi ovunque.

E arriveranno addirittura in Europa nei prossimi 2 anni. Il Comune di Reggio Emilia è infatti project leader di un progetto europeo “Euforex – Europeans, for example” – al quale aderiscono 4 paesi (Romania, Spagna, Turchia, Austria) oltre a Ifoa. Con questo progetto proveremo nei prossimi due anni a esportare e replicare la buona pratica de “I reggiani, per esempio” in Europa con l’obiettivo di stimolare e promuovere esperienze di cittadinanza attiva e solidarietà .

Sicuramente è fondamentale per la buona riuscita del progetto costruire una partnership con le realtà  di coordinamento dell’associazionismo locale. Nel caso di Reggio Emilia esiste il Forum del Terzo Settore provinciale che riunisce in un unico tavolo associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato e cooperative sociali. Ma ogni territorio può avere organismi analoghi.

Il secondo aspetto su cui porrei l’attenzione è il censimento e la mappatura delle esperienze più significative di cittadinanza attiva, perché per conoscere, far circolare e proliferare buone esperienze di solidarietà  è necessario dargli un volto e un nome e farle emergere. E’ importante che il mondo dell’associazionismo e anche i singoli cittadini che fanno qualcosa per gli altri e per il bene comune si riconoscano nel progetto e si vedano valorizzati agli occhi della città .

Infine credo sia opportuno mantenere aperto un tavolo permanente di valutazione delle esperienze che si stanno facendo, soprattutto dal punto di vista del metodo e della comunicazione. In questi anni abbiamo notevolmente affinato gli strumenti del progetto (Bando, chiamata ai volontari …) sulla base dei suggerimenti e delle osservazioni ricevute.

Cose da non fare? Non rinunciare a trovare la dimensione giusta e non scoraggiarsi davanti alle critiche, perché, paradossalmente, quelle arrivano e arrivano soprattutto dagli ambienti più tosti, più meritevoli e poco propensi a mettersi in mostra. La nostra esperienza non ha voluto essere narcisista, ma, al contrario collettiva e comunitaria. E credo che questo, alla fine, sia stato capito.

2. E’ vero che a Reggio Emilia ci sono 8. (ottomila!) associazioni? Secondo lei, dove ce ne sono molte di meno un progetto come “I reggiani, per esempio” si può realizzare ugualmente? Oppure è meglio non provarci nemmeno?

Non arriviamo a questi numeri a Reggio Emilia ma comunque il mondo dell’associazionismo è estremamente sviluppato e forte sul nostro territorio, a livello di numeri e sostegno alla comunità . Ci sono 14 cooperative sociali, 25 organizzazioni di volontariato e 299 associazioni di promozione sociale iscritte ai registri, oltre a 45 organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale non iscritte nei registri. 281.164 sono soci di queste organizzazioni e ben 26.43 i cittadini che donano il proprio tempo da volontari. Al ruolo e al valore di questo ricco capitale sociale reggiano sono attribuite molte delle ragioni che hanno portato il modello emiliano a svilupparsi ed evolversi economicamente e socialmente e ad essere considerato universalmente un modello di successo.

Laddove non esistono molte forme di associazionismo, un progetto come “I reggiani, per esempio” potrebbe essere il volano per la crescita delle realtà  associative, anche se il progetto è particolarmente adatto a far emergere le reti e le relazioni informali, tra singoli individui, famiglie, vicini.

Facendo un esempio concreto, nell’edizione 21/11 del Bando per la presentazione di progetti a favore della comunità  sono stati ammessi anche progetti presentati da gruppi spontanei di cittadini, a condizione che si costituissero in associazione al momento della concessione del finanziamento. Ed abbiamo avuto riscontri positivi in questo senso. Diversi cittadini hanno deciso di unire le forze e costituire forme associate di azione.

In questo caso però andrebbe organizzato un ufficio di supporto e consulenza per chi vuole costituirsi in associazione.

3. Un progetto come “I reggiani, per esempio” si può realizzare a “costo zero”, contando solo sulle risorse “civiche”? Oppure ci vuole sempre e comunque un’immissione di risorse pubbliche per attivare quelle “civiche”? Quante ne sono state immesse a Reggio?

Le risorse impiegate a Reggio sono state soprattutto di tre tipologie:

– Risorse per la mappatura delle buone pratiche.

– Risorse umane per la gestione del progetto.

– Risorse di comunicazione pubblica per l’emersione, la valorizzazione e la proliferazione delle buone pratiche.

Non dimentichiamo che lo scopo del progetto è allargare la base di coloro che praticano azioni di cittadinanza attiva. Inoltre, garantire una certa continuità  nel tempo per poter avere risultati apprezzabili. Perciò le risorse pubbliche sono necessarie, ma soprattutto all’avvio del progetto. Una volta che questo ha innescato un circolo virtuoso di proliferazione e imitazione di buone pratiche di cittadinanza attiva, le risorse civiche potrebbero trovare strade e forze autonome e alternative a quelle pubbliche.

Sicuramente l’entità  delle risorse dipende dalle dimensioni territoriali e demografiche del territorio di riferimento.

4. Nell’ambito del progetto avete svolto un’attività  informativa nei confronti dei cittadini coinvolti per spiegargli che stavano attuando il principio costituzionale di sussidiarietà ? Oppure lo sapevano già ?

A partire dalla prima fase del progetto apertasi nel 28 con la raccolte di buone pratiche di solidarietà  e cittadinanza attiva, è stata svolta un’attività  di comunicazione capillare e diffusa su più strumenti e indirizzata a diversi target. Ogni fase del progetto, dal 28 al 21 con il bando pubblico, al 211 con la chiamata al volontariato, è sempre stata supportata e rinforzata da campagne di comunicazione con un tono sobrio, misurato, anti-pubblicitario. L’obiettivo non è mai stato, infatti, fare propaganda, ma produrre adesione, coinvolgimento, partecipazione attiva. Inoltre sono stati organizzati nel corso degli anni incontri di approfondimento con docenti ed esperti del settore incentrati sul tema della cittadinanza attiva e della sussidiarietà  orizzontale (Gregorio Arena, Roberto Cartocci, Daniele Donati, Giovanni Moro).

Con la prima fase di raccolta delle storie il Comune ha voluto far emergere e mettere a sistema tutte quelle forme di sussidiarietà  già  presenti sul territorio reggiano. Con le fasi 21 (bando pubblico) e 211 (chiamata al volontariato), è stato fatto un passo avanti con il sostegno e la promozione di quelle forme di sussidiarietà  orizzontale mappate nella prima fase.

E la comunicazione ha fatto leva su questo tema, veicolando concetti come: cittadinanza, comunità , rete, volontariato, solidarietà , responsabilità  sociale, capitale sociale, partecipazione, collaborazione, reciprocità .

“I reggiani, per esempio” sono stati associati quindi fin dalla loro nascita al principio costituzionale di sussidiarietà  orizzontale, ben conosciuto in un territorio fertile dal punto di vista della cittadinanza attiva come quello reggiano. Certamente il progetto ha incrementato e sviluppato ulteriormente la conoscenza dei cittadini su questo tema facendolo circolare, comunicandolo, approfondendone gli aspetti, mettendolo in pratica.

Come ha detto Giovanni Moro in Sala Tricolore il 16 dicembre 21 in occasione dell’uscita degli esiti del primo Bando pubblico “I reggiani, per esempio sono una significativa sperimentazione del principio di sussidiarietà  orizzontale, inteso non come divisione del lavoro tra stato e società  ma come principio di relazione, collaborazione, interazione, reciproco supporto tra cittadini e istituzioni pubbliche”.

Questo progetto ci ha portato comunque su una strada su cui oggi è obbligatorio che tutte le società  compiano una riflessione. Davanti alla crisi internazionale cosìprofonda e ad un welfare da riformare, tutto ciò che come cittadini e come persone possiamo mettere a disposizione della nostra comunità  per la convivenza e la coesione, è una risorsa non secondaria. Siamo davanti a una nuova stagione di impegno, sulla Rete e nella vita, anche per tenere in piedi ciò che abbiamo costruito come paesi e per guardare avanti senza paura.

5. La realizzazione di “I reggiani, per esempio” ha comportato dei cambiamenti nell’organizzazione del Comune? Per esempio, avete creato un ufficio specificamente dedicato al progetto? E avete fatto formazione ai dipendenti prima e durante il progetto?

Credo che sia importante un percorso di formazione e confronto tra operatori pubblici e operatori del privato sociale. Gli enti pubblici sono abituati storicamente a erogare servizi mediante gestione diretta o mediante appalti.

Qui invece entrano in gioco diverse forme di partnership pubblico – privato disciplinate principalmente dal soggetto non profit del terzo settore. Gli operatori pubblici devono quindi ragionare in termini di individuazione degli obiettivi di politiche pubbliche da perseguire e di gestione “in collaborazione” con il mondo dell’associazionismo.

In un progetto cosìstrutturato come il nostro, è necessario e indispensabile formare gli attori coinvolti sulle tematiche della sussidiarietà  e della cittadinanza attiva. Nell’esperienza del nostro Comune questo ha portato ad individuare diverse figure con differenti ruoli nel processo di sviluppo del progetto. Innanzitutto i dipendenti dei servizi comunali, che si sono organizzati in un gruppo di lavoro trasversale. Poi gli operatori dei punti di front office dedicati a fornire informazioni ai cittadini sul progetto. Infine i tutor dei volontari. Tutti questi soggetti sono stati informati e formati per poter gestire al meglio e con competenza e capacità  le diverse fasi del progetto.



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