" Vediamoci e discutiamo insieme di come lanciare un'alternativa economica e politica a partire dalla difesa dei beni comuni "
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Napoli, laboratorio per i beni comuni

De Magistris: "Incontriamoci il 28 gennaio a Napoli per creare una rete dei Comuni per i beni comuni"

logo_lab_napoliL'amministrazione napoletana si è distinta per l'impegno con il quale ha sostenuto pratiche di democrazia partecipativa; appena insediata, la giunta De Magistris ha aperto le porte del Comune permettendo ai cittadini di incontrare il sindaco per esporre le proprie richieste e le proprie proposte, a luglio inoltre è stato avviato un progetto ambizioso: "Laboratorio Napoli", il laboratorio per una costituente dei beni comuni, con la creazione di assemblee e numerose consulte tematiche (riconducibili ai singoli assessorati). Negli ultimi mesi Napoli ha rappresentato realmente una fucina di idee e proposte innovative e ancora una volta parte da qui l'appello per la creazione di una rete dei Comuni per la tutela dei beni comuni.

Napoli è stata la prima città ad aver istituito un assessorato dei beni comuni, affidato al prof. Alberto Lucarelli, e “Laboratorio Napoli” è stato il primo passo di un percorso politico – partecipato che intende costruire una nuova forma di azione pubblica locale per tutelare e valorizzare quei beni di appartenenza collettiva e sociale che sono garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini.

L’appello di De Magistris

Questa volta il sindaco De Magistris ha lanciato un appello per la costituzione di una rete dei Comuni per i beni comuni dalle colonne de Il Manifesto:

“Propongo una data: il 28 gennaio. Propongo un luogo: Napoli. E soprattutto propongo un tema di confronto che abbia come protagonisti gli amministratori, i movimenti, le associazioni, le cittadine ed i cittadini: vediamoci e discutiamo insieme di come uscire dalla crisi economica ma anche da quella politica. Vediamoci e discutiamo insieme di come elaborare un’alternativa economica alla ricetta liberista imposta dall’Europa della Bce e della Commissione, che indica nel welfare e nei diritti il forziere da depredare per far cassa. Vediamoci e discutiamo insieme di come rapportarci alla nuova stagione vissuta dal paese: quella di un governo tecnico che nasce sulle ceneri della politica, consegnatasi mani e piedi alla “tecnocrazia”, cioè agli interessi dei cda della banche, dei mercati, delle istituzioni finanziarie, poiché incapace di fornire una risposta come pure dovrebbe. Vediamoci e discutiamo insieme di come lanciare, dunque, un’alternativa economica e politica che a mio avviso dovrebbe partire dalla difesa dei beni comuni (acqua, internet, saperi, ambiente): un tema che si è dimostrato capace di sintetizzare una nuova idea di politica ma anche di economia”.

Un messaggio semplice, al tempo stesso complesso come tutti i processi che richiedono partecipazione, e soprattutto intellettualmente e politicamente onesto:

ripartire dal risultato del referendum, accantonato in fretta dalle politiche pubbliche, per sviluppare nuove forme di amministrazione che valorizzino le capacità dei cittadini in un’ottica sussidiaria e che tengano conto delle esigenze e delle richieste della cittadinanza.

Beni comuni nel dibattito pubblico

Abbiamo scritto spesso sulla nostra rivista di come sia possibile “invertire la tendenza”, ogni giorno aumentano le testimonianze ed i casi di pratiche di amministrazione condivisa e di tutela e gestione partecipata dei beni comuni.

Il recente editoriale di Christian Iaione ed il suo appello alla “resistenza al saccheggio” dei beni comuni, ormai sotto assedio, è sulla stessa lunghezza d’onda delle parole di De Magistris e più in generale del progetto di Labsus, da anni in prima linea per cercare di portare il tema dei beni comuni al centro del dibattito pubblico.

L’attuale crisi economica ha aperto nuovi spiragli di partecipazione, la risposta dei cittadini/lavoratori alle ricette economiche sociali neoliberiste non ha ancora assunto una forma ben definita ma si sta sviluppando, l’assessore Lucarelli ha invocato una “rivoluzione politica dei beni comuni e della democrazia partecipativa” per “destrutturare il concetto di diritto pubblico, la finzione giuridica dello stato borghese, per cui la sovranità popolare appartiene al popolo ma la eserciti qualcun altro a suo nome”.

Tanti focolai di democrazia partecipativa e di cittadinanza attiva si consolidano sul nostro territorio ma quello che sembra mancare è proprio un collegamento, una rete, e se l’appello a costituirlo proviene direttamente da un’amministrazione pubblica non si può non accoglierlo e rilanciare.

Napoli laboratorio di democrazia partecipativa

De Magistris ha aperto le porte al dibattito e al confronto, candidando Napoli a vero e proprio laboratorio di democrazia partecipativa.

Incontri diretti tra amministrazione e cittadini, delibera per l’acqua pubblica, Assessorato e costituente per i beni comuni ma anche tante esperienze di cittadinanza attiva e sussidiarietà quotidiana sul territorio.

Due esempi per tutti: CleaNap e Friarielli ribelli. Queste due esperienze hanno visto i cittadini napoletani organizzarsi in gruppi non formali e scendere in strada per dare il proprio contributo per ripulire la loro città .

In conclusione ricordiamo anche che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha organizzato per sabato 10 e domenica 11 dicembre a Napoli un incontro per la costituzione della Rete Europea per l’Acqua Pubblica; un ulteriore tassello.



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