Finalità  del regolamento è quello di favorire e promuovere l'autogestione da parte dell'utenza dei servizi accessori e degli spazi comuni.
Diritto

Piemonte Regolamento delle autogestioni in edilizia sociale

Il presente regolamento, previsto della legge regionale del 2010 in materia di edilizia sociale del Piemonte, definisce le modalità  di autogestione dei servizi accessori e degli spazi comuni da parte degli assegnatari degli alloggi di edilizia sociale.

Dal 21, la giunta regionale piemontese si è impegnata con misure innovative e mirate a  riconoscere e promuovere il diritto all’abitazione mediante politiche territoriali e abitative tese ad assicurare il fabbisogno delle famiglie e delle persone meno abbienti e di particolari categorie sociali.

Attraverso la legge regionale numero 3 del 17 febbraio 21 in materia di edilizia sociale, si è arrivati all’istituzione degli enti operanti in materia e la definizione dei criteri per l’alienazione degli alloggi.

L’intervento pubblico, nell’ambito dell’individuazione delle modalita’ di assegnazione e del calcolo del relativo canone di locazione degli stessi, chiedeva inoltre che venisse disciplinata la modalita’ di autogestione da parte degli assegnatari dei servizi accessori e degli spazi comuni(articolo 22).

La Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente e sentite le organizzazioni sindacali dell’inquilinato, attraverso il decreto numero 13 del presidente della giunta, nell’ottobre 211 definisce finalmente le modalita’ di autogestione da parte degli assegnatari dei servizi accessori e degli spazi comuni.

Finalità  del regolamento è quello di favorire e promuovere l’autogestione da parte dell’utenza dei servizi accessori e degli spazi comuni, sulla base dei criteri indicati nel decreto.

Servizi accessori inerenti i complessi edilizi e gli spazi comuni quali ad esempio l’ascensore, il riscaldamento centralizzato, la pulizia delle parti e degli spazi comuni, gli spazi destinati a verde e a cortile, potranno essere autogestite dagli assegnatari attraverso la stipula di una convenzione con l’ente gestore.

Sono designati organi dell’autogestione l’assemblea generale degli assegnatari e l’amministratore o rappresentante degli assegnatari.

Al contrario di quanto avvenuto con altri regolamenti simili in materia, la presente misura sembra in realtà  lasciare poco spazio di iniziativa da parte dei singoli assegnatari, comunque costretti ad una partecipazione mediata attraverso l’ente gestore perdendosi in una fumosa e poco chiara definizione dell’oggetto.

Chiaro è che per poterci trovare di fronte ad una reale partecipazione da parte degli inquilini in un sistema di partecipazione attiva, è necessario darne degli strumenti più attenti e coinvolgenti.

Coabitazioni solidali, acquedotti fai da te, vicini per caso, sono alcuni degli esempi di attivazione degli abitanti a favore della pubblica utilità  nelle aree comuni che sono stati raccolti nel tempo nella sezione ” Casi ” dal laboratorio per la sussidiarietà  da parte degli studenti dell’Università  di Bologna.

Interessante sarebbe oggi, e qui l’impegno da parte della redazione per i prossimi 1 numeri, provare a immaginare una ricerca futura cercando rispondenza tra quanto avviene in ambito normativo e quanto poi si realizza nei cortili delle nostre città  ogni giorno. Non sono nuove infatti le esperienze dei condomini solidali e di forme autonome di autogestione di inquilini che si organizzano per trovare soluzioni comuni utili alla collettività .

Obiettivo nuovo del laboratorio Compass 212 sarà  l’analisi di quanto una misura legislativa influisce poi in concreto, nel coinvolgimento dei cittadini attivi. Cercare una rispondenza tra le misure legislative e l’attuazione nella pratica, attraverso la collaborazione con il laboratorio Casi, sembra una interessante sfida e importante ricerca per il futuro, verso altri 1 e oltre.



ALLEGATI (1):

Lascia un commento