" Per avventurarsi sulla strada del cambiamento c ' è qualcosa di essenziale che passa per le nostre scelte "
Cultura

Basta poco per vivere meglio, tutti

Storie di vita quotidiana in tempo di crisi

Da alcuni anni si fa un gran parlare di un temuto "mostro": la Grande Crisi. Che significa? O meglio, come cambia la vita di ciascun comune cittadino quando la congiuntura economica è particolarmente sfavorevole? Una possibile risposta a tutto questo in un libro che, attraverso aneddoti e storie da tutto il mondo, narra della vita quotidiana al tempo della crisi.

“Basta poco” di Antonio Galdo (ed. Einaudi, Torino, 211) è un libro colmo di spunti di riflessione. E non potrebbe essere altrimenti dato il sottotitolo: pensieri forti e gesti semplici per una nuova ecologia della vita quotidiana. Laddove – spiega l’autore – i pensieri forti “indicano la rotta”, rappresentano cioè “l’utopia che diventa possibile”; mentre i gesti semplici “ci richiamano alla categoria del buon senso”, costituendo “la risposta individuale ai problemi collettivi”.

L’importanza dei piccoli comportamenti quotidiani

Qui si parla, infatti, di “piccoli comportamenti quotidiani che una volta sommati ci trascinano (…) verso uno stile di vita più responsabile e meno autodistruttivo”. E il pensiero non può che correre all’idea, cara a Labsus, della sussidiarietà quotidiana e al modello della cittadinanza attiva. Ma c’è di più, in questo libro si guarda alla realtà con gli occhi profondi della storia e si vede come la crisi che dal 28 ha preso a destabilizzare l’economia mondiale sia la protagonista di un tempo non troppo diverso da altri periodi storici caratterizzati da una congiuntura economica negativa.

Ricorsi storici …

A cominciare dalla Grande Depressione del ’29, infatti, la storia dell’ultimo secolo ha conosciuto, altri periodi bui per l’economia, dai quali si è usciti innanzitutto grazie all’impegno di ciascuno. Non a caso, e solo per fare un esempio, l’autore ricorda come negli Stati Uniti durante gli anni trenta del ‘9 per contrastare lo spreco alimentare alle famiglie venivano recapitati opuscoli con su scritto: “prendi tutto quello che vuoi, ma mangia tutto quello che prendi”. Del pari oggi, che un rapporto della FAO ci dice che nell’ultimo mezzo secolo sono dilagate “due epidemie parallele”, ossia quella dell’obesità (che colpisce i c.d. paesi più sviluppati) e quella della fame (che attanaglia il resto del mondo), consumare cibo in eccesso o, peggio, gettarlo via quando è ancora commestibile appaiono gesti intollerabili. E per dare la misura di quanto ciascuno di noi, intervenendo sulle proprie abitudini, potrebbe fare per aiutare molti, Galdo racconta la storia di Tristam Stuart, un ragazzo inglese che da circa dieci anni “si nutre con gli scarti dei negozi e dei supermercati”. Militante del movimento freeganism, Tristam gira le piazze di tutto il mondo lanciando appelli affinché il cibo non venga inutilmente sprecato e, a riprova del potenziale gettato ogni giorno nei cassonetti, in una sola sera “è riuscito a sfamare cinquemila persone a Londra, a Trafalgar Square”.

… vecchi mestieri e …

Quanto detto per il cibo vale, ovviamente, anche per l’acqua poiché, non solo la sua disponibilità costituisce “fonte principale di guerre”, ma un recente rapporto ONU evidenzia come “un miliardo di persone non abbia accesso alle risorse idriche sufficienti a soddisfare i loro bisogni primari” e, per questo, sembrano inesorabilmente condannate a cadere vittime di carestie ed epidemie. Ma, più in generale, vale con riferimento a tutti quei beni materiali che, preda di un consumismo sfrenato, per anni siamo stati inclini ad accumulare per poi gettarli via con estrema facilità .

Se è vero che “la Grande Crisi ha sparigliato il mercato dei consumi di massa, introducendo sotto traccia un profondo cambiamento negli stili di vita” ecco che “il superfluo si ridimensiona, avanza il necessario” e si inizia a parlare di un consumatore la cui filosofia è ispirata alla logica del new normal. Non si butta il cellulare solo perché non è di ultimissima generazione; non si cambia la macchina al minimo guasto e non si getta il vestito messo solo due volte. In altre parole – osserva l’autore – torna in auge l’homo faber, “padrone della sua manualità , della capacità di possedere gli oggetti, di riconoscerne il valore e di custodirli con più accortezza” e si riscoprono antichi mestieri. Dalla sarta al meccanico, dal calzolaio all’idraulico, si assiste alla rinascita dei lavori manuali e, soprattutto, del fai da te, tanto che sul web fioriscono siti dove scambiarsi consigli e apprendere nuove tecniche per costruire o aggiustare ciò di cui si ha bisogno (www.kikihow.com, www.etsy.com, e www.ifxit.com).

… antiche abitudini

D’altro canto – rileva Galdo – “una buona manutenzione non solo fa risparmiare soldi ma è anche un modo di riciclare, di difendere l’ambiente e quindi di aiutare il pianeta”. E proprio l’ambiente in tempo di crisi economica vede rivalutata la propria importanza, a partire da gesti dal sapore antico. Come Eleanor Roosevelt durante la guerra esortava i cittadini americani ad auto-produrre frutta e ortaggi nei propri giardini, cosìMichelle Obama ha introdotto l’orto biologico nei giardini della Casa Bianca. Di qui la moda dell’orto urbano, tendenza a cui non fa eccezione neppure l’Italia, posto che secondo una ricerca Istat “quasi 4 italiani su 1 coltivano frutta e ortaggi su fazzoletti di terra, cortili, terrazze e balconi condominiali” e ben un terzo del totale sono giovani con meno di trent’anni. Ancora una volta, dunque, il messaggio è chiaro: “riscoprendo vecchie abitudini, si può cambiare la vita del nuovo mondo”.

GALDO A., Basta poco, Torino, 211.



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