" Abbiamo creduto fosse arrivato il momento di realizzare un nuovo modello relazionale tra profit e non profit "
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Intervista ad Ugo Castellano, Sodalitas social innovation

Come far dialogare imprese e settore non profit

Castellano_UgoRecentemente ci siamo occupati del progetto "Sodalitas Social Innovation: per nuove partnership profit - non profit" ideato dalla Fondazione Sodalitas. Labsus ha intervistato il consigliere delegato di Sodalitas e responsabile del concorso Ugo Castellano che ci ha illustrato le finalità dell'iniziativa.

Dott. Castellano prima di tutto complimenti per il successo dell’iniziativa, la prima edizione del concorso “Sodalitas Social Innovation” ha visto la partecipazione di oltre 200 organizzazioni non profit.

Ci può spiegare come è nata l’idea e quali obiettivi vi siete prefissati?

L’idea è nata da una prima considerazione apparentemente molto semplice ma difficile da mettere in pratica: aiutare il mondo del non profit a trovare nuove risorse economiche, poiché, a causa degli effetti della crisi economica e della riduzione della spesa pubblica, le ONP dovranno ricercare fonti di finanziamento diverse da quelle tradizionali alle quali erano state abituate per anni.

Lavorando a contatto con la realtà imprenditoriale, la nostra Fondazione può contare infatti sul contributo di oltre 8 imprese italiane, di diverso livello, abbiamo creduto fosse arrivato il momento di realizzare un nuovo modello relazionale tra profit e non profit.

La seconda considerazione è stata: perché il profit e il non profit in questi ultimi anni non si sono mai incontrati?

Perché fondamentalmente questi due settori parlano lingue diverse, hanno bisogni ed aspettative differenti; il mondo del non profit, abituato da decenni a lavorare con la pubblica amministrazione, non comprende i bisogni di rendicontazione, di trasparenza, di attenzione ai risultati, di garanzie sull’utilizzo delle risorse messe a disposizione, che sono invece aspetti fondamentali per il mondo delle imprese.

Ci siamo interrogati su quale fosse lo strumento che potesse permettere di superare questa distanza e abbiamo individuato una piattaforma, che abbiamo chiamato griglia di compilazione, formata da 10 principi: 5 riguardano l’impatto sociale, 5 riguardano l’efficienza economica.

La griglia, realizzata attraverso il confronto con alcune ONP, è stata convalidata dalle imprese ed è stata utilizzata per suggerire alle organizzazioni non profit un linguaggio e un modello di presentazione e di realizzazione dei progetti in sintonia con i bisogni e le necessità del mondo delle imprese.

Una volta fatto sembra tutto molto semplice, bisognava pensarci.

Tra le numerose attività della Fondazione, sempre per rimanere in ambito non profit, offrite anche consulenze manageriali pro bono alle organizzazioni no-profit che ne fanno richiesta.

Siamo attivi da più di 15 anni su questo fronte, la consulenza alle organizzazioni non profit fa parte del nostro DNA e continueremo a farlo.

Ci rendiamo conto però che spesso lavorare singolarmente ci permette di portare avanti un numero di progetti limitati, sia per ampiezza che per dimensione, cosìabbiamo immaginato un’iniziativa, la Sodalitas Social Innovation, che permettesse di mettere in contatto più ONP con il settore profit.

Sul sito della Fondazione lo svolgimento del progetto è illustrato puntualmente; secondo lei quali sono gli aspetti più interessanti da evidenziare? Ad iniziativa conclusa, quali dati sono emersi?

Secondo noi sono emersi due aspetti con i quali dovremo confrontarci nel nostro futuro lavoro.

Il primo elemento è rappresentato dal fatto che siamo riusciti, già durante la segnalazione dei progetti più meritevoli scelti dalla giuria, a mettere in contatto un’impresa e un’associazione non profit.

Scherzando in quell’occasione ho detto: ‘non necessariamente da questo contatto può nascere una relazione, un fidanzamento o un matrimonio’, non lo sappiamo, l’importante è che entrino in relazione e comincino a dialogare. Da questo confronto può nascere qualcosa, alcune imprese ci hanno già comunicato di aver scelto, o di star scegliendo, tra le tante iniziative proposte, i progetti sui quali si vogliono impegnare nel 2012; sotto questo aspetto è fondamentale anche la tempistica: è necessario infatti che i budget delle imprese siano ancora aperti e disponibili per poter inserire nuove iniziative.

Il secondo elemento, non meno importante, riguarda la qualità dei progetti stessi, tra tanto materiale di ottima qualità , abbiamo analizzato anche proposte non esattamente in sintonia con quello che secondo noi dovrebbe essere il miglior modo di presentare queste iniziative alle imprese.

Ci siamo impegnati quindi a realizzare, per le organizzazioni che lo desiderano, dei workshop per gruppi di ONP ai quali offrire la nostra consulenza per compilare la griglia che abbiamo elaborato, tenendo sempre presente il punto di vista delle imprese, che coinvolgeremo direttamente.

Nelle prossime settimane comunicheremo l’iniziativa, che naturalmente è volontaria.

L’obiettivo, per la seconda edizione del concorso, è fare in modo che un certo numero di ONP abbiano la possibilità di migliorare la loro capacità progettuale, che consiste nel mettere insieme l’idea, che nasce dal bisogno, e la struttura per realizzarla.

In conclusione una domanda sul concetto di responsabilità sociale d’impresa, cos’è la CSR? Che portata ha in Italia questo fenomeno?

La definizione di responsabilità sociale d’impresa è ormai condivisa da tutti, o quasi tutti, gli addetti ai lavori: la CSR è un’iniziativa realizzata volontariamente da un’impresa per produrre benefici ai propri dipendenti, alla comunità in cui opera, o agli stakeholder con cui si relaziona.

Di solito propongo questo esempio: non smaltire i rifiuti nei fiumi non è un’azione volontaria di responsabilità sociale perché la legge prevede che i rifiuti tossici non vengano smaltiti nei fiumi o nei campi. Al contrario, abbattere volontariamente le emissioni di Co2 al di sotto dei limiti previsti dalla legge, oppure contribuire al miglioramento della qualità della vita delle comunità presso le quali operano unità produttive dell’azienda (migliorando le strade, gli asili ecc..) sono azioni di responsabilità sociale, perché la legge non impone ad un’industria di realizzare queste iniziative.

Per quanto riguarda l’evoluzione del fenomeno, bisogna considerare che quando abbiamo iniziato a lavorare in Italia su queste tematiche, circa 15 anni fa, potevamo essere paragonati a quegli asceti nel deserto che predicavano senza che nessuno li ascoltasse perché erano “troppo avanti”.

Nel corso di questo decennio il lavoro di conversione è proseguito ed oggi, fortunatamente, la responsabilità sociale d’impresa è ben consolidata sia da parte dei consumatori, che attribuiscono un valore aggiunto a quelle imprese che operano in maniera responsabile nelle loro attività produttive o commerciali, sia da parte delle imprese impegnate ormai consistentemente in questo settore.

La nostra Fondazione oltre al concorso Sodalitas Social Innovation ha ideato anche il premio Sodalitas Social Award attraverso il quale abbiamo messo insieme più di 1.400 imprese, di diverse dimensioni ed attività , che hanno realizzato almeno un’iniziativa di responsabilità sociale.

Questo è un segnale molto forte, si potrebbe fare di più, ma ritengo che questo sia già un buon punto di partenza.



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