Amministrazione condivisa di vie, piazze e parchi: anche il quartiere è un bene comune
Vivibilità urbana

Sogni urbani al NIL28

A Milano un ' associazione per la riqualificazione urbana

Anche il quartiere è un bene comune di cui occorre prendersi cura. Questa l'intuizione alla base dell'iniziativa che lo scorso aprile ha spinto una trentina di cittadini che vivono o lavorano nel quartiere di Milano denominato Zona quattro a dare vita all'Associazione Culturale Distretto Creativo NIL28. Un progetto ambizioso che vede coinvolti cittadini comuni uniti dall'obiettivo di migliorare il contesto urbano in cui vivono, rendendolo più vicino ai desideri dei suoi abitanti.

C’erano una volta i quartieri. Questi, altrimenti detti municipi, zone, rioni, erano luogo di aggregazione, una sorta di salotto per coloro che li abitavano. Poi, vuoi per la scarsa attenzione delle istituzioni vuoi per la noncuranza dei cittadini, sono stati un po’ dimenticati e, molto spesso, vittime di degrado. Oggi, tuttavia, specie nelle grandi realtà metropolitane, si sta diffondendo un sentimento di insofferenza nei confronti di una città sempre meno “a misura d’uomo”.

A ciascuno il proprio NIL

Forse è giunto il momento di riappropriarci dello spazio urbano in cui viviamo, a cominciare proprio dal nostro quartiere. Anzi, Nucleo di Identità Locale (NIL), secondo l’espressione preferita dai fondatori dell’Associazione Culturale Distretto Creativo NIL28.
Quest’ultima, sorta a Milano nell’aprile del 2011, è un’organizzazione avente lo scopo di sostenere la cura e lo sviluppo di quella che per l’amministrazione meneghina corrisponde alla Zona quattro, ossia la porzione di città che si estende tra viale Umbria e viale Molise.

“Perché noi no?”

Circa trenta le anime del progetto, tra architetti, artigiani e designer che, pur avendo storie e profili professionali differenti, hanno avvertito il bisogno comune di rispondere alla domanda “perché noi no“? Perché noi non possiamo vivere in uno spazio urbano accogliente, ricco di servizi ed eco-compatibile?
Così, unite le forze e le competenze di ciascuno, hanno preso avvio le prime iniziative “a basso costo ma ad alto impatto” dell’associazione. A cominciare dal Gioco del Se Fosse, un modo per sollecitare la partecipazione dei cittadini alla gestione del quartiere, attraverso una serie di pannelli affissi lungo le strade in cui ogni abitante ha avuto la possibilità di scrivere i propri “sogni urbani”. Dallo sportello eco, dove ricevere informazioni per trasformare la propria abitazione in uno spazio sostenibile, agli orti urbani, passando per un’illuminazione efficiente ma senza sprechi e i “polipali”, ossia pali della luce attrezzati in modo tale da essere multifunzionali.

Sogni urbani in vista dell’Expo215

Questi ed altri sogni sono oggi raccolti nel NIL28 x Expo2015 e oltre, un documento redatto in vista dell’importante evento internazionale che nel 2015 avrà luogo a Milano. Obiettivo ambizioso dell’associazione, infatti, è quello di arrivare all’Expo “con un quartiere modello, dove non si è costruito nulla ma si è riutilizzato in modo intelligente quanto già esistente”.
In altri termini, – sostengono i membri dell’associazione – per rendere accogliente e funzionale una città non è necessario “cementificare” senza sosta, bensìavere cura delle strade, delle piazze e dei giardini che abitiamo. Ciò implica la necessità di “opere di sensibilizzazione perché le aree pubbliche di quartiere non siano più percepite come zone indistinte, ma spazi urbani che ci appartengono e di cui si ha voglia di prendersi cura”.

Cittadini protagonisti dell’ecosistema urbano

NIL28 è un chiaro esempio di come, senza aspettare inerti l’intervento delle istituzioni, il principio di sussidiarietà orizzontale ex art. 118, ultimo comma, Cost., valorizzando l’autonoma iniziativa dei cittadini, consenta di dare vita a forme di amministrazione condivisa in cui i privati si affiancano, senza tuttavia sostituirsi, alla P.A..
Questa alleanza, peraltro, è suscettibile di rivelarsi tanto più vincente con riferimento a quei beni comuni rispetto ai quali può applicarsi il paradigma della sussidiarietà quotidiana. Tra questi, in particolare, proprio i quartieri delle città poiché “nella costruzione del benessere urbano è decisivo il coinvolgimento degli attori principali dell’ecosistema urbano, e cioè gli stessi cittadini che usano e vivono la città “.



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