Una battaglia intrapresa in favore del pubblico interesse, che coincide con l'interesse al decoro, alla sicurezza stradale e alla pulizia delle strade
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Legambiente contro le affissioni abusive

Legambiente continua la sua battaglia per il decoro urbano

Legambiente_tondo_gialloLegambiente e la rivista Sherwood indagano insieme, attraverso un dossier, sull'attuale stato di abusivismo pubblicitario che invade le strade e i parchi della capitale, con cartelloni dalle dimensioni esagerate e dalla dubbia legalità . Nel quartiere Trieste infatti, un gruppo di volontari ha effettuato un vero e proprio censimento per stabilire quanti e quali fossero le irregolarità .

Il responsabile del Circolo Legambiente Sherwood, insieme ad altri volontari, ha da poco realizzato un notevole lavoro in alcune zone della capitale, a iniziare dalle strade intorno a villa Ada, per restiruire decoro al paesaggio urbano deturpato dai numerosi cartelloni pubblicitari che circondano il parco. Numerosi volontari hanno effettuato un vero e proprio censimento riguardante la cartellonistica abusiva (rilevando nel solo perimetro che circonda villa Ada, ben settantasei infrazioni su novantatre cartelloni) e hanno presentato al comune di Roma il relativo dossier con l’annessa proposta di regolamentazione in tema di affissioni pubblicitarie.
La zona è infatti vincolata, in gran parte del suo territorio, dall’attuale regolamento comunale che vieta l’installazione di determinati impianti per tutelare il paesaggio circostante. Nonostante tale regolamento imponga il vincolo paesaggistico quale limite per l’installazione di manifesti pubblicitari, sono numerosi i cartelloni abusivi che rovinano le piazze del centro, le grandi strade di Roma, insieme a gran parte del patrimonio artistico e paesaggistico della capitale. Una vera e propria devastazione messa in atto da operai che si muovono di notte, bucano il terreno con le macchine, alzano strutture in ferro ed installano metri quadrati di pubblicità fuorilegge.

Se da un lato la banca dati del Comune riporta trentaduemila manifesti regolarmente registrati, gestiti da circa quattrocento aziende cartellonistiche (contro le cinque attive ad esempio a Parigi), dall’altro si stima che siano quasi cinquantamila i cartelloni affissi, nonostante le salate multe previste per chi infrange il regolamento del comune di Roma. Così, mentre il Campidoglio cerca di smontarne il più possibile con dubbi risultati, i comitati hanno già raccolto diecimila firme in calce a una proposta di legge che può fermare la ” giungla pubblicitaria”.
Nel frattempo prò, prosegue l’assalto. Vergognoso lo scenario in numerose zone di Roma: sulla circonvallazione Gianicolense, sopra l’ingresso della stazione Trastevere,sui marciapiedi delle strade periferiche e centrali, vicino alle fermate del tram. Non si fermano però nemmeno i blitz di chi combatte gli impianti fuorilegge: c’è chi attacca stencil con la scritta “abusivo” e chi con macchina fotografica alla mano denuncia sui blog lo scempio. E ci sono gli “holebuster”, i “tappabuchi”, ovvero cittadini che riempiono di cemento i buchi fatti di nascosto dalle ditte per installare impianti irregolari. In molti sono dunque quelli che sono scesi in piazza, organizzati in numerosi comitati, primo tra tutti Cartellopoli, e hanno manifestato il loro dissenso in varie forme.

Le voci del dissenso


Filippo Guardascione, del comitato “Basta cartelloni”, riassume il problema in pochi punti ed accusa: “Il danno è stato fatto dal nuovo regolamento del Comune del 29, che permetteva l’installazione libera dopo aver pagato una somma ed essere stati inseriti nella banca dati, rinviando a
dopo i controlli. Cosìha dato il via all’assedio degli impianti. Un altro problema è il numero delle ditte, più di quattrocento. A Parigi sono solo cinque a dividersi e tutelare il territorio dopo aver vinto bandi pubblici, e regalano anche il servizio di bike sharing. A Milano sono sette. Pensate al business: nella Capitale il costo medio di una pubblicità è di 15 euro al metro quadrato al mese. E infine le distanze: quelli superiori a un metro quadrato dovrebbero stare distanti l’uno dall’altro almeno 25 metri e quelli inferiori a un metro quadrato 15 metri. A Roma non sono mai rispettate”. E insieme a lui, interviene anche Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, dicendo che “Roma in questo campo è la peggiore città al mondo. Non vengono tutelati il decoro e l’importanza storica e archeologica della metropoli. La nostra azienda non farà più pubblicità sugli impianti stradali”.

Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, denuncia: “Ormai invadono le aree più belle e quindi più redditizie, l’Appia Antica, le consolari, il parco della Marcigliana, la zona Flaminia-Grottarossa. L’allarme lo lanciò anche l’ex soprintendente archeologico Adriano La Regina. La legge per cui abbiamo raccolto le firme con i comitati di Cartellopoli li vieta nelle aree vincolate e in quelle pericolose per il traffico. Il piano regolatore del Comune li vieta in centro, ma in periferia, con l’indice di massima occupabilità , i metri quadrati di pubblicità addirittura aumentano”. Non manca il racconto drammatico di Daniela Valentini, oggi consigliere regionale del Pd ed ex assessore al Commercio e alle Affissioni della giunta Veltroni: “Ho fatto rimuovere venticinquemila cartelloni abusivi, facendo una guerra aperta a questo fenomeno e ho ricevuto denunce e minacce. Anche Veltroni è stato minacciato di morte”.

Ancora una volta l’interesse pubblico, che coincide con l’interesse al decoro, alla sicurezza stradale, alla pulizia delle strade, viene purtroppo posto in secondo piano rispetto a quello privato. Speriamo dunque che la battaglia del Circolo Legambiente Sherwood e dei comitati di cittadini come Cartellopoli, possa servire a mettere un punto allo scempio perpetrato quotidianamente a Roma come in molte altre città , a danno del ricco patrimonio culturale e paesaggistico dei nostri centri.



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