"La visione dei beni comuni non è un ' utopia visionaria ma una presa di consapevolezza dell ' impossibilità di risolvere la complessità dei problemi che abbiamo di fronte se non sforzandoci tutti insieme di farlo, quando si esce da una visione competitiva dell ' esistenza, la mente umana può creare delle grandi soluzioni umanistiche"
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Primo Forum dei Comuni per i beni comuni e il Manifesto di Napoli

Un ampio resoconto della manifestazione che Labsus ha seguito in diretta

logo_forum_NapoliNapoli 28 gennaio 2012: Primo Forum dei Comuni per i beni comuni; l'appello lanciato dal sindaco De Magistris, raccolto da centinaia di amministratori locali, associazioni, attivisti e semplici cittadini provenienti da tutta Italia, è stato tradotto in una giornata di dibattiti e confronto tra governati e governanti. La discussione incentrata sui beni comuni ha affrontato i problemi connessi all'amministrazione locale e alla democrazia partecipativa; i temi sono stati approfonditi nei quattro tavoli tematici ai quali si sono iscritte circa 1.500 persone: "Ambiente e nuovi modelli urbani", "Economia del territorio e degli enti locali", "Politiche del welfare, diritti, politiche dei migranti e del lavoro", "Beni comuni, partecipazione e servizi pubblici".

Negli ultimi mesi abbiamo seguito con interesse le innovazioni introdotte e proposte dall’amministrazione napoletana: la creazione di un assessorato ai Beni comuni e alla democrazia partecipativa affidato al prof. Alberto Lucarelli, il progetto “Laboratorio Napoli” per una costituente dei beni comuni ed ora il Primo Forum dei Comuni per i beni comuni.

Recentemente vi abbiamo proposto i video degli interventi più significativi dell’evento, che abbiamo voluto seguire di persona per ascoltare le testimonianze delle buone pratiche e delle esperienze già in atto, le possibili evoluzioni amministrative e più in generale per cercare di cogliere in che direzione si sta dirigendo questa crescente attenzione per i beni comuni.

I lavori sono stati aperti al Teatro Politeama dalle relazioni introduttive di Norma Rangeri, direttore del quotidiano “Il Manifesto” e di Alberto Lucarelli (il video dell’intervento).

L’introduzione di Alberto Lucarelli

Nell’articolo precedente abbiamo già citato i passaggi più significativi dell’intervento dell’Assessore di Napoli che si è soffermato su alcuni aspetti ben precisi:

difesa della volontà referendaria, che non ha riguardato solo l’acqua ma tutti i servizi pubblici essenziali, dalle norme (articoli 4 e 5 del Decreto Legge n.138 del 13/08/2011 e articolo 26 del Decreto Monti bis) che “reintroducono processi a tappe forzate di privatizzazione dei servizi pubblici locali“;

denuncia della morsa insostenibile del Patto di Stabilità interno sulla finanza locale, e quindi sugli effettivi spazi di autonomia e autogoverno dei Comuni stessi;

attuazione della volontà referendaria trasformando le Spa che gestiscono il servizio idrico in aziende speciali di diritto pubblico (come è accaduto a Napoli con la creazione di Abc – Acqua bene comune). “Eliminare, da subito, dalla tariffa il 7% relativo alla remunerazione del capitale investito ed uscire dalla logica del profitto nella gestione del servizio idrico“;

realizzazione di un patto federativo tra Comuni che “deve articolarsi in due modalità di azione: esercizio di azioni politico – amministrative locali e concrete, e rivendicazioni, resistenza e disobbedienza civile verso atti statali illegittimi e incostituzionali. I Comuni devono trovare su temi di interesse generale un piattaforma di valori condivisi e di proposte politiche precise da portare avanti anche attraverso il conflitto su scala nazionale e locale“;

creazione di una rete per costruire dal basso uno Statuto europeo dei beni comuni. Introdurre negli ordinamenti locali la nozione giuridica di bene comune;

rafforzamento delle pratiche di democrazia partecipativa, coniugandole con la democrazia rappresentativa, affinché la partecipazione diventi un diritto reale di influenzare le scelte dell’amministrazione, ad esempio con la costituzione di laboratori permanenti (aperti anche ai migranti) con potere deliberativo e rafforzando tutti gli strumenti di democrazia diretta: referendum abrogativi, consultivi, propositivi.

Il contributo di Ugo Mattei

Nel primo pomeriggio i partecipanti all’evento hanno seguito i quattro tavoli tematici in programma nelle sale del Maschio Angioino, Labsus ha seguito in diretta la discussione su “Beni comuni, partecipazione e servizi pubblici”.

Il dibattito, durato circa 4 ore, è stato introdotto e coordinato dal prof. Ugo Mattei (il video dell’intervento).

Mattei esordisce confermando l’analisi teorica e politica di Lucarelli, ribadendo la “necessità di una reale e quotidiana partecipazione politica dei cittadini al di là delle scadenze elettorali, bisogna interpretare con una radicalità estrema la richiesta di democrazia in tutti gli spazi in cui questo ci è possibile…una costruzione fondata sulla condivisione e sulla diffusione dei processi decisionali, tutto questo sul piano teorico ci viene indicato dall’idea di beni comuni, dalla necessità e dalla possibilità di partecipare alla gestione dei beni comuni ma anche da un dovere di cura che abbiamo rispetto ad essi“.

Il prof. Mattei evidenzia come la battaglia per l’acqua sia stata una battaglia centrale ma anche che la questione dei beni comuni “sta vivendo una situazione di emergenza democratica a cui dobbiamo rispondere attraverso l’azione attiva, diretta, in cui la politica torna ad essere fisicità , torna ad essere impegno di lotta reale, un impegno quotidiano e costante nel curare un determinato bene che vediamo minacciato, anche attraverso pratiche referendarie“.

Lo sfruttamento è il nemico di chi sta dalla parte dei beni comuni, può essere lo sfruttamento del lavoro, del territorio, della natura, delle energie, tutto quello che riguarda un modello che invece di durare, di tramandare, semplicemente cerca di soddisfare chi è al potere adesso“.

Viene poi rilanciata l’idea di una Carta europea per i beni comuni poiché, come si legge dal testo “Beni comuni. Un manifesto“, è necessario “creare la consapevolezza pubblica della drammatica necessità di ricostruire le nostre istituzioni in modo coerente con la necessità di conservare e promuovere i beni comuni, mostrando innanzitutto la profonda rivoluzione culturale che ciò richiede“, da ciò deriva “l’importanza teorica e pratica dell’elaborazione tecnico-giuridica di una nozione di beni comuni come istituto diverso, alternativo rispetto al dominio sia privato sia pubblico, ma assolutamente necessario per il riequilibrio dei rapporti fra questi due“.

Mattei propone una visione necessariamente “militante” dei beni comuni, che devono essere riconquistati e tutelati quotidianamente attraverso azioni collettive, attraverso la collaborazione, “la questione dei beni comuni non è certo l’utopia visionaria di qualcuno che rimpiange un mondo passato bucolico, la visione dei beni comuni è una presa di consapevolezza, è una presa d’atto politica di una situazione estremamente complessa del mondo attuale e dell’impossibilità di risolvere la complessità dei problemi che abbiamo di fronte se non sforzandoci tutti insieme di farlo, rifiutando questo modello folle che ci mette uno contro l’altro, che cerca di immaginare la competizione come la condizione ideale dello spirito”, perché “quando si esce da una visione competitiva dell’esistenza, la mente umana può creare delle grandi soluzioni umanistiche“.

Persone – portatrici sane di competenze e promotrici di soluzioni condivise, sembra di leggere il progetto di Labsus.

L’intervento si conclude sfiorando il tema della democrazia partecipativa che non può riproporre gli schemi decisionali verticistici statali ma, invertendo la rotta, deve partire dai bisogni della cittadinanza, “questi passaggi“, avverte Mattei, “richiedono grande studio, grande serietà , grande impegno e grande lavoro e credo che questo debba essere fatto non in un grande quadro astratto ma deve essere fatto da ciascuno di noi impegnandosi in modo certosino e dedicando la propria vita a queste battaglie, a mettere in pratica tutti quei comportamenti che siamo chiamati a fare nell’interesse dei beni comuni“.

Gli interventi del tavolo “Beni comuni, partecipazione servizi pubblici”

La relazione di Mattei è stata seguita da quelle di Gianfranco Bettin, Paul Ginsborg (il video dell’intervento), Nicoletta Pirotta e Massimo Rossi.

Il tavolo sui beni comuni è stato poi aperto ai partecipanti, si sono susseguiti circa 45 interventi.

Sono state illustrate esperienze di tutela e di riappropriazione dei beni comuni come quella del Teatro Valle di Roma, occupato dal 14 giugno scorso, che, anche attraverso l’impegno del prof. Mattei, sta progettando il primo statuto di un istituto bene comune, con l’obiettivo di proporre un nuovo modello economico e di riaffermare la centralità della cultura.

L’elaborazione dello statuto per la costituzione della “Fondazione Teatro Valle bene comune” è pubblica e collettiva e dall’ultima bozza (del 20/12/2011) si può leggere: “Il bene comune non è dato, si manifesta attraverso l’agire condiviso, è il frutto di relazioni sociali tra pari e fonte inesauribile di innovazioni e creatività . Il bene comune nasce dal basso e dalla partecipazione attiva e diretta della cittadinanza. Il bene comune si autorganizza per definizione e difende la propria autonomia sia dall’interesse proprietario privato sia dalle istituzioni pubbliche che governano con logiche privatistiche e autoritarie i beni pubblici“.

Presenti diversi amministratori locali che hanno sottolineato il rischio derivante dalla revisione dell’articolo 81 della Costituzione che introduce il vincolo costituzionale del pareggio di bilancio e hanno messo in guardia dai cosiddetti “professionisti della partecipazione” che spesso propongono spazi di confronto-sfogatoio con i cittadini, che in realtà non determinano alcuna scelta politica, svuotando di significato il concetto e i processi di partecipazione e di democrazia locale.

Non sono mancati le critiche nei confronti delle amministrazioni che non intendono “cedere sovranità ” a vantaggio della cittadinanza (anche la giunta De Magistris è stata messa sotto accusa per il caso “Coppa America”) e i contributi propositivi, anche se la maggior parte di essi si sono dimostrati semplici testimonianze di esperienze particolari.

In un intervento è stata citata la Convenzione di à…rhus, firmata dalla Comunità Europea nel 1998, sull’Accesso all’informazione, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, che vale la pena approfondire.

La giornata si è conclusa con una sintesi dei tavoli tematici (il video degli interventi degli Assessori che li hanno coordinati) e con le relazioni dei rappresentanti istituzionali che hanno presenziato all’evento.

Il Manifesto di Napoli

Al termine della manifestazione è stato redatto un documento riassuntivo con il fine di realizzare il primo tassello per la costruzione di un movimento nazionale per i beni comuni.

La piattaforma politica per la realizzazione di una rete dei Comuni per i beni comuni: piena attuazione del referendum sull’acqua, processo costituente per un’Europa sociale, democratica e federale, sostegno alla Fiom, confronto con i movimenti, diritti ai migranti.

(Redatto sulla base della relazione introduttiva, del dibattito seminariale e delle relazioni in plenaria al Forum di Napoli sui beni comuni).

Le amministratrici e gli amministratori locali, insieme alle cittadine e ai cittadini che hanno partecipato a Napoli al primo Forum dei Comuni per i beni comuni, il 28 gennaio 2012, ritengono indispensabile la prosecuzione dell’esperienza iniziata a Napoli per costruire insieme una rete permanente di amministratori per i beni comuni, a partire dalla necessità di un impegno reale e concreto per i beni comuni e la democrazia partecipativa da parte di tutti coloro i quali intendano proseguire nel cammino intrapreso verso la costruzione di un’autentica alternativa che parte dal basso; in particolare, assumono come indispensabile l’assunzione di una piattaforma politica condivisa, su cui impegnarsi attraverso l’adozione di coerenti pratiche locali e l’apertura di vertenze nazionali; questa piattaforma si basa sui seguenti obiettivi:

1. Piena attuazione della volontà referendaria espressa lo scorso 13 giugno, attraverso una mobilitazione immediata contro l’art. 26 del Decreto Monti bis che riproduce inasprendola la legislazione abrogata dal referendum. Sono i ventisette milioni di cittadine e cittadini che hanno votato sìai referendum sull’acqua e contro il nucleare a legittimare il processo dei comuni per i beni comuni: la loro voce, proveniente dai territori va trasmessa al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio.

2. Pieno riconoscimento politico, almeno nella forma della pubblicità sui siti comunali, che i referendum, lungi dal riguardare la sola acqua, impongono una moratoria nella liberalizzazione della gestione di tutti i servizi (quesito referendario n. 1), nonché una critica al modello di sviluppo fondato sulle grandi opere e sulla concentrazione energetica (quesito referendario n. 3).

3. Ripubblicizzazione, cioè verifica dei passi politici e giuridici necessari per trasformare le Spa a capitale pubblico in Aziende Speciali Partecipate, sul modello di ABC Napoli, sia nel settore dell’acqua che negli altri servizi pubblici per scongiurare le alienazioni forzate di capitale pubblico di cui al Decreto Berlusconi-Tremonti del Ferragosto 2011 e al Decreto Monti bis.

4. Assunzione degli atti necessari per l’eliminazione del 7% di «remunerazione del capitale investito » dalla tariffa idrica, nonché pieno sostegno giuridico e politico della campagna di obbedienza civile iniziata dal Forum dei movimenti per l’acqua, rifiutando ogni taglio della fornitura idrica o di altre forniture essenziali nei territori di propria giurisdizione.

5. Denuncia della morsa insostenibile del Patto di Stabilità interno sulla finanza locale, e quindi sugli effettivi spazi di autonomia e autogoverno dei Comuni stessi; campagna di rottura collettiva, condivisa e coordinata, dei suoi vincoli a partire dalla discussione e dal voto dei bilanci di previsione per l’anno 212; conseguente apertura di una vertenza conflittuale con il governo e il Parlamento nazionali per ottenere un allentamento dei suoi criteri applicativi, con l’obiettivo di escluderne, a partire dai bilanci dell’anno in corso, gli investimenti per le Aziende speciali e partecipate e le spese per i servizi pubblici essenziali, per il welfare e la cura ecologica del territorio.

6. Richiesta di un impegno pubblico dei parlamentari eletti nel territorio per far mancare i voti necessari al raggiungimento della maggioranza dei due terzi al progetto di riforma costituzionale per l’inserimento del vincolo al pareggio di bilancio.

7. Assunzione del processo costituente per un’Europa sociale, politica democratica e federativa, oltre e contro le attuali politiche dell’Unione e della Bce che stanno trovando nella revisione dei Trattati ulteriore conferma, come naturale e necessario terreno di sviluppo dell’iniziativa delle Autonomie locali per i beni comuni: conseguente pieno sostegno, anche tramite le relazioni già in essere con altri governi locali in Europa, della stesura e della promozione della Carta Europea dei Beni Comuni, cosìcome già deliberato dal Comune di Napoli.

8. Pieno riconoscimento del lavoro come bene comune e sostegno convinto delle iniziative che la Fiom sta ponendo in essere in tale direzione a partire dalla manifestazione nazionale dell’11 febbraio. Impegno a fronteggiare il modello autoritario e antidemocratico di Pomigliano in qualsiasi parte del territorio nazionale; assunzione politica in prima persona del reddito di cittadinanza come battaglia caratterizzante un’uscita dalla crisi economica che parta dalla più equa distribuzione delle risorse.

9. Attiva prosecuzione del confronto iniziato a Napoli con i movimenti e le forze sociali che si battono per i beni comuni e che mettono in atto pratiche dirette, anche tramite l’aperto riconoscimento politico che le occupazioni di immobili per esigenze abitative, sociali o culturali direttamente collegate ai valori costituzionali costituiscono un legittimo esercizio di diritti costituzionali e una valida pratica di cittadinanza attiva. Nessun amministratore presente richiederà né autorizzerà l’utilizzo della forza pubblica al fine di risolvere vertenze sui beni comuni.

10. Trasferimento senza onere alcuno ai Comuni, per la realizzazione di progetti di utilità sociale, di immobili e aree demaniali oggi inutilizzate; opposizione, in ogni possibile forma giuridica e politica, del cosiddetto federalismo demaniale come strumento di vendita e privatizzazione dei beni comuni; moratoria di ogni alienazione di cespiti ed indizione di apposite assemblee pubbliche per deliberare sulla pubblica utilità di ogni eventuale progetto che comporti dismissione di cespiti di patrimonio pubblico, che gli amministratori riconoscono appartenere ai cittadini e non agli enti rappresentativi.

11. Forte impulso allo sviluppo di processi di democrazia partecipativa su scala locale ed individuazione di nuovi istituti e figure che assumano una diretta responsabilità istituzionale nella promozione di un ampio processo di riconoscimento delle autonomie sociali e di diffusione del potere decisionale. Incentivare tutti gli strumenti di democrazia diretta a livello locale (referendum consultivi, propositivi, abrogativi) estendendo i diritti di partecipazione ai migranti e ai sedicenni

12. Sostegno alla stampa indipendente, strumento indispensabile di democrazia, in quanto indispensabile per la formazione e lo sviluppo di quella cittadinanza attiva che è necessaria per qualunque progetto di difesa e cura dei beni comuni. Anche l’informazione va considerata un bene comune.

13. Implementazione immediata di politiche di radicale conversione ecologica dei sistemi economici locali, improntate alla cura dei beni comuni nella produzione energetica, nello smaltimento dei rifiuti e nelle scelte di pianificazione territoriale; cessazione della politica dell’incenerimento dei rifiuti per investire invece su cultura e prevenzione, riduzione e recupero, riuso e riciclaggio; consumo di territorio zero, rinunciando a qualsivoglia forma di condono.

14. Impegno concreto e passi giuridici anche vertenziali, a partire dagli Statuti comunali, per il riconoscimento della cittadinanza e dei pieni diritti civili e politici per i migranti, anche tramite il ricorso all’istituzione della “cittadinanza municipale” in quanto prima possibile mitigazione delle conseguenze sociali di un modello di sviluppo fondato sulla guerra che enfaticamente si ripudia come immorale ed incostituzionale.

15. Riconoscimento dei nuovi diritti di cittadinanza digitale, attraverso la promozione di Internet e Wi-fi gratuiti e pieno accesso online ai dati e alle informazioni che riguardano atti e attività dell’Amministrazione.

16. Intervenire per riformare le istituzioni culturali locali, in termini coerenti con l’idea della cultura come bene comune, da governarsi sulla base di forme giuridiche partecipate, sull’esempio del Teatro Valle di Roma; impegno a fronteggiare la progressiva privatizzazione delle Università pubbliche ed in generale di tutte le forme del sapere e della conoscenza.

17. Modifica degli Statuti comunali al fine di inserirvi la nozione giuridica di beni comuni, cosìcome definito dalla Commissione per la Riforma dei Beni pubblici (la cosiddetta Commissione Rodotà ) e già riconosciuto nello Statuto del Comune di Napoli.

Infine, tutti i partecipanti ai Tavoli hanno espresso la propria genuina solidarietà nei confronti di tutti gli arrestati e la propria autentica indignazione per la recente offensiva giudiziaria nei confronti del movimento No Tav della Valsusa, esempio di comunità in lotta per decidere democraticamente sulle scelte che riguardano il proprio territorio.

(Beppe Caccia, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Sandro Medici, Norma Rangeri, Guido Viale)

Considerazioni finali

Si deduce anche dal titolo dell’evento che questo è stato solo il primo di una serie di incontri dedicati al tema dei beni comuni e della democrazia partecipativa, per questo dobbiamo attendere per dare una valutazione complessiva; sicuramente però possiamo analizzare gli aspetti più significativi emersi finora.

Dal punto di vista della partecipazione il Primo Forum dei Comuni per i beni comuni è stato sicuramente un successo: 13mila contatti sulla pagina web del Comune di Napoli dedicata e soprattutto 1.500 iscritti ai tavoli, 1.000 provenienti da istituzioni/enti e 500 cittadini.

Nei partecipanti all’evento era percepibile la voglia di continuare ad impegnarsi nella tutela dei beni comuni (a questo proposito, come coinvolgere i “non addetti ai lavori”?), ma altrettanto percepibile era la ricerca di unità tra le diverse esperienze, di una piattaforma comune in cui riconoscersi, per amplificare l’impatto delle loro azioni e per ripartire dalle pratiche e dai contesti già esistenti.

Sul punto è apprezzabile l’intento di realizzare un documento condiviso su determinati obbiettivi comuni, ma non tutti gli aspetti del Manifesto sono per noi condivisibili, continueremo comunque a seguire con attenzione l’evolvere della discussione avviata a Napoli.

Il problema cruciale rimane quello di trasformare in pratica la teoria e le buone intenzioni espresse nella manifestazione, evitare che proprio questo Forum, spazio di confronto per eccellenza, diventi un luogo di sterile dibattito fine a se stesso perché le decisioni, come sempre accade, vengono prese altrove; in questo senso le amministrazioni hanno ancora molto lavoro da fare.

A questa criticità si somma un fenomeno che man mano sta prendendo forma, quello di estendere la categoria di bene comune a molti aspetti della vita sociale; Lucarelli ha affermato che “i beni comuni non sono una categoria merceologica, non è possibile elencarli, fanno parte della sfera dell’essere e non dell’avere e si conquistano giorno dopo giorno“, se questa affermazione è sicuramente vera, è altrettanto vero che nelle pratiche quotidiane si opera spesso per obiettivi concreti e praticabili.

La campagna per l’acqua pubblica ha riscosso molto successo probabilmente anche perché l’obiettivo e l’oggetto della mobilitazione erano chiari, a portata di mano, se “tutto diventasse bene comune” (lo scriviamo in tono provocatorio, ma la tendenza è quella di definire beni comuni sempre nuovi concetti/oggetti: la città , la partecipazione, la democrazia..) forse si correrebbe il rischio di perdere quel richiamo all’azione che negli ultimi anni ha motivato centinaia di cittadini di tutta Italia a prendersi cura spontaneamente dei beni comuni.

Il concetto di bene comune potrebbe perdere la sua forza rivoluzionaria a causa di un abuso o di un uso improprio del concetto stesso.

L’oggetto della cura potrebbe diventare vago, aumentando la distanza percepibile tra l’azione ed il risultato, riteniamo quindi sia necessario trovare una chiave di lettura che riesca a conciliare una complessa visione d’insieme dei beni comuni e la prassi quotidiana mantenendo accesa la volontà di agire.

A quest’ultima considerazione è legata strettamente la tematica dei municipi.

I Comuni si configurano come laboratori di nuovi modelli di democrazia diretta, nello specifico i municipi possono rappresentare i presidi della cittadinanza attiva, gli spazi della reale partecipazione dove è possibile sperimentare; in una simile prospettiva esiste il pericolo che il processo assuma aspetti troppo locali perdendo il carattere globale?

E’ nostra intenzione porre queste ed altre domande al prof. Ugo Mattei, che incontreremo al Teatro Valle di Roma nell’ambito del Forum su “Reddito, beni comuni, democrazia” per un’Europa alternativa che si svolgerà dal 10 al 12 febbraio.



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