Un ruolo fondamentale in ogni società 

" There is an explicit connection between volunteerism and well-being "

“Una società  che sostiene e incoraggia il volontariato nelle sue diverse forme, è una società  che promuove anche il benessere dei suoi cittadini“: questa la tesi di fondo del rapporto del 211, che porta avanti una approfondita analisi dei diversi e numerosi cambiamenti prodotti dal volontariato su scala regionale e mondiale, testimoniando la sua cruciale importanza nel percorso di sviluppo umano e cercando di superare la marginalità  di attenzione rivolta al fenomeno, spesso vittima di interpretazioni errate che ne sminuiscono il valore.

Il rapporto prende in esame il ruolo del volontariato in relazione a diversi aspetti, quali il perseguimento di stili di vita sostenibili nei paesi in via di sviluppo, la sua forza di inclusione sociale e il contributo offerto nella gestione di conflitti e disastri naturali.

Volontariato e qualità  di vita

 

Ad oggi nel mondo 1.4 miliardi di persone vivono in condizioni di estrema povertà , di cui il settanta per cento in aree rurali. La presenza di condizioni economiche e di salute precarie, l’accesso limitato o inesistente a servizi sanitari e sistemi educativi sono tutti elementi che incentivano le persone ad unire le proprie voci e cercare aiuto reciproco. Infatti laddove l’offerta di servizi a comunità  povere è debole per mancanza di risorse o per inefficienze burocratiche dei governi, le iniziative delle comunità  di volontariato, basate sullo spirito di cooperazione, auto-aiuto e condivisione delle difficoltà , si rivelano di grande impatto. Tra i benefici ottenuti si rilevano infatti una riduzione della vulnerabilità  dei soggetti grazie al sostegno reciproco; la promozione di un uso sostenibile delle risorse di base; un miglioramento nell’accesso a sanità  ed istruzione; la capacità  di mobilitare risorse finanziarie innovative; una nuova lettura dell’attivismo politico, senza contare la percezione di un maggior controllo sulla propria vita e un aumento di autostima.

Tuttavia, il volontariato nelle comunità  locali può e deve essere ulteriormente rafforzato: non può infatti considerarsi una panacea ai concreti problemi che affliggono le persone che vivono in stato di povertà , ma ha bisogno di una rete di supporto da parte delle istituzioni locali, le quali devono dal canto loro rafforzare la propria struttura e destinare maggiori finanziamenti alle attività  di volontariato. In questo senso, la presenza di tali attività  può essere anche un incentivo affinché le amministrazioni locali garantiscano trasparenza e responsabilità , vincendo corruzione, clientelismo e deficit burocratici.

Volontariato e inclusione sociale

Il volontariato è uno strumento efficace anche al fine di massimizzare capacità  e risorse individuali per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale della propria comunità . Al summit di Ginevra, l’Assemblea generale dell’Onu ha qualificato il volontariato come un ulteriore meccanismo di integrazione sociale e ha riconosciuto la necessità  di aumentare la consapevolezza del suo valore nella dimensione pubblica, facilitando la possibilità  per i cittadini di prendervi parte. L’esclusione sociale di gruppi e individui, dovuta a cause come la disoccupazione, la mancanza di istruzione o condizioni di salute precarie, diminuisce infatti quando si prende parte ad attività  di volontariato.
Da un lato, si riduce il senso di solitudine ed isolamento guadagnando invece in senso di appartenenza e capacità  di contributo alla propria comunità , sentendo di svolgervi un ruolo pieno e più soddisfacente. Inoltre le possibilità  di trovare un impiego aumentano nel momento in cui si creano reti di contatti utili per future referenze, o si scoprono e valorizzano vocazioni personali mai sospettate. Anche i quartieri urbani traggono vantaggi dal volontariato: nei quartieri più poveri frustrazione sociale e criminalità  vengono canalizzate in un attivismo costruttivo, con l’offerta di servizi che al tempo stesso riducono fenomeni di decadimento urbano e fratture sociali che potrebbero sfociare in conflitti o tensioni generalizzate.

I benefici del volontariato poi non si riducono all’individualità  del singolo, ma si estendono anche ad interi gruppi socialmente ai margini, come le donne, giovani, di soggetti disoccupati o poco istruiti, migranti, anziani, disabili.

I governi dunque farebbero bene a non abbandonare il volontariato a se stesso, inserendolo invece in alcune politiche pubbliche e sociali (come suggerito nel 21 dall’Assemblea generale dell’Onu), dal momento che la maggiore integrazione sociale promossa dal volontariato ha un effetto domino positivo anche in termini economici e di maggiore coesione nazionale.

Stato e volontariato

Quindi lo Stato, cosìcome il terzo settore e le agenzie internazionali, svolge una parte importante nel coltivare un ambiente in cui promuovere e realizzare comunità  di volontariato. E’ però fondamentale che questo tipo di intervento statale non riguardi la direzione delle attività  di volontariato stesse, andando a minare la loro componente essenziale, che è una spontaneità  priva di aspettative di ritorni economici e centrata invece sui benefici per gli altri. Quel che il volontariato realizza infatti è una coesione sociale che si manifesta anche attraverso una connessione tra il cittadino e il proprio paese: un ruolo importante ma complementare, che non può sostituirsi alle attività  e alle responsabilità  dello Stato nell’eliminazione delle ingiustizie sociali nel mondo.



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