Un ' ottima opportunità di formazione e di confronto per chiunque abbia interesse ad assumersi delle responsabilità nei confronti della società
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Riparte la Scuola per la buona politica della Fondazione Basso

" I dilemmi della democrazia contemporanea " ; primo seminario dal titolo: " Individuo e società "

fondazione_bassoIl 26 gennaio scorso si è svolto il primo incontro a carattere seminariale dell'edizione 2012 della Scuola per la buona politica, ideata e realizzata dalla Fondazione Basso e diretta da Laura Pennacchi. I partecipanti al corso quest'anno approfondiranno il tema "I dilemmi della democrazia contemporanea" attraverso le relazioni di docenti prestigiosi; nel primo appuntamento, dal titolo "Individuo e società ", sono intervenuti Massimo Paci, Simona Argentieri e Gabriella Turnaturi, coordinati da Alessandro Montebugnoli, membro del consiglio direttivo di Labsus.

La Scuola per la buona politica, avviata dalla Fondazione Basso nel 2007, si sta confermando un’ottima opportunità di formazione e di confronto per chiunque abbia interesse ad “assumersi delle responsabilità , senza limiti di età né titoli di studio, ma con una preferenza per i più giovani e per i mediatori culturali: insegnanti, giornalisti, operatori sociali, amministratori”.

Dalla presentazione ufficiale della Scuola si legge: “Il regime politico democratico, per realizzare il principio costitutivo dell’effettività dei poteri popolari su cui si regge, richiede una forte maturità e consapevolezza da parte dei suoi cittadini. La cura per l’educazione politica, tanto dei cittadini che dei gruppi dirigenti, è il presupposto di tale maturità e consapevolezza: ‘cittadini consapevoli’ sono il pendant di ‘politici affidabili’ e viceversa”.

Individuo e società

Il ciclo di seminari è stato aperto con l’incontro dal titolo “Individuo e società “, nel quale si è indagata la tensione costante tra individuo e società durante il processo di secolarizzazione della società e la costruzione della modernità . I relatori hanno esplorato i mutamenti nei processi di aggregazione sociale e nelle nuove forme di partecipazione, ripercorrendo l’evoluzione del concetto di individualismo, a partire dalla nozione “economica” che interpreta il legame sociale come problema e non come elemento fondante della propria individualità .

Nelle società contemporanee sono emerse rivendicazioni di rispetto per individualità e differenze, coniugate a forti rivendicazioni di appartenenza gruppali, comunitariste e familistiche; di fronte a questo misto d’individualismo e comunitarismo in che modo possiamo parlare del sociale e dei legami sociali?

A questa domanda hanno provato a rispondere, con diversi approcci, Massimo Paci, Gabriella Turnaturi e Simona Argentieri, introdotti dallo stimolante intervento del prof. Montebugnoli che ha cercato di delineare i confini di una discussione potenzialmente inesauribile.

Il sociologo, con l’intento di tracciare gli orizzonti del dibattito, ha riproposto alcune riflessioni di Hegel (Hegel del periodo giovanile, quasi umanista): “la formazione pratica dell’identità dell’individuo presuppone l’esperienza del riconoscimento intersoggettivo“.

Montebugnoli prosegue: “Gli individui si formano in società , in ragione dei nessi intersoggettivi di cui sono partecipi; al tempo stesso la seguente affermazione può essere letta al contrario: in società , in ragione di nessi intersoggettivi, si formano individui che eccedono il quadro dei rapporti del quale si alimentano. (..) Le ragioni della società non vanno ricercate fuori da ogni individuo, ma vanno ricercate nel processo di formazione delle identità di ogni individuo, scavando all’interno di ogni individuo“.

Secondo il sociologo dovranno essere approfonditi altri punti sul tema in questione: la pluralità dei nessi intersoggettivi, i diversi stadi dell’autorganizzazione dell’uomo ed il legame tra intersoggettività ed autonomia, il legame tra riconoscimento reciproco ed individuazione.

Montebugnoli conclude il suo intervento ponendo l’attenzione sul valore riconosciuto ai rapporti intersoggettivi che non deve creare un “ordine di precedenza”, spiega con un esempio: “la vita nella società non è più umanamente autentica della vita nella famiglia, bisogna uscire da una visione di questo genere e mantenere il dibattito sul punto della differenziazione“.

L’intervento di Massimo Paci

La prima relazione è stata quella del prof. Paci, tra i più autorevoli sociologi italiani nell’ambito delle ricerche sul mercato del lavoro.

Nella parte iniziale del suo intervento Paci analizza brevemente le nuove politiche sociali che ha definito “politiche di promozione delle capacità dell’individuo” (politiche attive del lavoro, politiche di bilanciamento vita-lavoro, politiche di promozione della democrazia partecipativa), mirate al coinvolgimento dell’individuo nella partecipazione attiva nei servizi e più in generale ad un empowerment dell’individuo.

Il sistema di welfare generico, entrato in crisi, viene superato da politiche specifiche con l’obiettivo di risparmiare risorse economiche.

Secondo il sociologo, la realtà della democrazia partecipativa (intesa come partecipazione alla programmazione e alla gestione dei servizi sociali) è piuttosto diffusa anche in Italia.

Secondo Paci è utile richiamare il processo storico di individualizzazione (emancipazione dell’individuo dalle forme obbligate di appartenenza: la famiglia, il ceto, le corporazioni ecc..) avvenuto negli ultimi due secoli e mezzo nelle società occidentali.

L’individualismo è un fenomeno poliedrico che si manifesta in molti ambiti, non solo nel mercato; l’individuo si trova di fronte ad un ventaglio di opportunità in ogni settore. (..) Se si volesse indicare un momento storico di inizio di questo processo forse si potrebbe individuare nella Francia del 1789 con la Dichiarazione dei diritti sacri ed inviolabili del cittadino“.

Storicamente solo nell’800 il concetto di individualismo assume una massa critica ma al tempo stesso critiche all’individualismo arrivano dal Cattolicesimo e dai regimi totalitari del ‘900, sono presenti forti caratteri di critica anche nel movimento del ’68, fino ad arrivare alla “società dei consumi e dell’informazione di massa, che genera un conformismo di massa ed un individuo etero diretto, in cui la società italiana è ancora dentro“.

La riflessione di Paci si orienta infine sul concetto di individualismo democratico introdotto recentemente da Nadia Urbinati; un individualismo che non è antisociale ma anzi sviluppa empatia verso gli altri ed un’etica sociale. Un individualismo compatibile con il rispetto degli altri, con l’associazionismo volontario e cooperativo (di cui Paci riconosce l’importanza) e con la democrazia partecipativa.

Riferimenti bibliografici:

– N.Urbinati, Liberi e uguali. Contro l’ideologia individualista, Laterza, Roma, 2011.

– M.Paci, Welfare e democrazia partecipativa, Il Mulino, Bologna, 2008.

La relazione di Gabriella Turnaturi

La riflessione storico-sociologica di Paci viene arricchita dall’intervento della prof.ssa Turnaturi, sociologa della cultura, esperta in analisi della soggettività , della vita emotiva e delle relazioni affettive.

La prof.ssa Turnaturi, partendo dagli aspetti postivi dell’individualismo, fornisce una visione “comportamentale”, rivolgendo particolare attenzione verso due passioni “che rafforzano l’intersoggettività e sono fonti di mutamento sociale“: la vergogna e l’indignazione.

La sociologa introduce il concetto di “amore di sé”, un sentimento narcisistico ed egoistico, connesso al liberismo economico, morale ed emozionale, che oscilla fra arroganza e risentimento, che pretende riconoscimento solo per sé e che vive la vergogna come oltraggio.

Esiste però anche un “amore di sé” solidaristico ed illuminato che produce e richiede rispetto per tutte le forme di individualità , un “amore di sé” che fa buon uso della vergogna, coltivando indignazione.

Queste due prospettive a volte convivono nelle società contemporanee.

La vergogna e l’indignazione ci mettono a confronto con la nostra stessa complessità ed ambiguità , in un’ottica politica inoltre possono costituire delle chiavi di lettura delle mobilitazioni di massa.

Se un popolo si vergogna di sé, per aver permesso ingiustizie e sopraffazioni, può indignarsi e rompere il silenzio, occupando lo spazio pubblico fisicamente e con la parola” ed irrompendo sulla scena motivato da un’ira giusta, generosa, che coincide con la passione civile.

Secondo Turnaturi le sollevazioni popolari avvenute nel 2011, prima in Medio Oriente e poi nel resto del mondo, oltre a testimoniare un profondo malessere, rappresentano il prodotto di un’indignazione morale, non solo politica, derivante da promesse e da ideali disattesi.

La relatrice non condivide la teoria secondo la quale, in seguito alla caduta delle grandi ideologie (le cosiddette “banche dell’ira”), non possono esistere azioni e movimenti collettivi poiché senza un’idea di mondo, senza una visione d’insieme, l’indignazione diventerebbe sterile, lasciando spazio alla mera collera.

Turnaturi è convinta infatti che nell’individuo che si indigna sia presente un’immagine di mondo, ma crede anche “che faticosamente si viva in una continua tensione tra diverse e plurali immagini di mondo, radicate nel disagio presente, che innescano l’effervescenza delle nuove mobilitazioni e concorrono alla formazione di nuove, seppure ancora confuse, immagini di mondo“.

Citando Marx la sociologa afferma: “Non è per vergogna che si fanno le rivoluzioni ma la vergogna è già una rivoluzione, la vergogna è una sorta di ira che si rivolge contro se stessa, e se un’intera nazione si vergognasse realmente, diverrebbe simile al leone che prima di spiccare il balzo si ritrae su se stesso“.

Le passioni civili quindi si valorizzano quando il senso di comunità e l’orgoglio di sé si coniugano, travalicando l’ira strettamente personale ed evolvendo in richiesta di giustizia, libertà ed uguaglianza.

La vergogna mette alla prova quanto inganniamo noi stessi quando ci indigniamo; l’indignazione mette sempre in moto l’azione?

Riferimenti bibliografici:

– R.Bodei, L’ira, Il Mulino, Bologna, 2011.

– M.Nussbaum, Nascondere l’umanità . Il disgusto, la vergogna, la legge, Carocci, Roma, 2005.

– E.Pulcini, L’individuo senza passioni, Bollati – Beringhieri, Torino, 2001.

– P.Sloterdijk, Ira e tempo, Meltemi, Roma, 2007.

– G.Turnaturi, Il buon uso della vergogna, in via di pubblicazione, Feltrinelli, 2012.

L’analisi di Simona Argentieri

L’ultimo intervento della giornata è stato quello dell’analista Simona Argentieri che ha approfondito il tema dell’individualismo da un punto di vista psicologico, avvalendosi della sua esperienza clinica.

Il rapporto tra indignazione e azione viene inquadrato in una dimensione intrapsichica; analizzando gli atteggiamenti mentali, Argentieri mette in luce come l’ambiguità nei rapporti interpersonali, aspetto dominante della nostra epoca, produca processi di microscissione interna.

L’ambiguità e la malafede, sia a livello individuale che collettivo, sono un inganno anche per noi stessi, “sono al tempo stesso una nevrosi e un piccolo crimine, al confine tra la patologia e l’etica“.

L’individuo che proclama un ideale e poi non lo segue vive un doppio standard morale che supera l’ipocrisia, non sempre infatti è cosciente di questo conflitto; si manifestano cosìdelle microscissioni interne che autoassolvono l’individuo stesso, in deroga alla coerenza ma permettendo di mantenere l’autostima.

Il soggetto che manifesta indignazione, ma non si interroga sul tipo di complicità che ha con il sistema che contesta, è un individuo che “inquina i legami sociali e le stesse regole della convivenza civile, minando la fiducia tra i singoli, come tra i gruppi, i cittadini e le istituzioni“.

Riferimenti bibliografici:

– S.Argentieri, L’ambiguità , Einaudi – Le Vele, 2008.

Questa analisi, affiancata alla teoria dei giochi, potrebbe essere applicata perfettamente alle dinamiche che portano un individuo a prendersi cura dei beni comuni; perché agire per la manutenzione dei beni comuni se nessun altro lo fa? Se indignarsi non è sufficiente, quante volte ci autoassolviamo delegando agli altri la soluzione dei problemi? Se siamo consapevoli di questa “doppia morale interna” che di fatto aggira il conflitto, quanto siamo realmente interessati a cambiare determinati meccanismi/rapporti (o più in generale lo “stato delle cose”)?

Al termine delle relazioni si è svolto un dibattito con gli iscritti al corso che hanno avuto la possibilità di porre delle domande ai docenti; il prossimo appuntamento della Scuola per la buon politica, che Labsus seguirà direttamene, è fissato per il 23 febbraio. L’incontro dal titolo “Pubblico e privato” sarà coordinato da Elena Granaglia e vedrà la partecipazione di Carlo Donolo, Pierluigi Ciocca e della direttrice Laura Pennacchi.



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