"Una rete libera è vitale per la circolazione delle informazioni"
Società

Cittadini attivi su internet: la vera minaccia dei regimi repressivi

In aumento la censura e la violenza su blogger e cyber-cittadini

Il 12 marzo è stato pubblicato il rapporto del 2011 di Reporters sans frontieres sui "nemici di internet", blogger e cittadini attivi on-line che hanno avuto un ruolo fondamentale nelle recenti rivolte del mondo arabo. Rispetto al 2010, la violenza nei loro confronti si è innalzata del 30 per cento, contando, tra le altre cose, cinque morti e duecento arresti.

Il mondo virtuale si è rivelato negli ultimi anni uno strumento essenziale nelle mani dei cittadini per esprimere dissenso nei confronti del potere repressivo degli Stati e per difendere la libertà di informazione e di espressione, specialmente nei Paesi dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, palcoscenico delle cosiddette “primavere arabe”.

Proprio per questo, internet è entrato nel mirimo della censura dei regimi che non tollerano opinioni a loro avverse, spingendo verso il processo di democratizzazione. Il documento pubblicato da Reporters senza frontiere (RSF) presenta un quadro drammatico della situazione della libertà di informazione su internet: rispetto al precedente rapporto, che consacrava i social network e la rete strumenti vitali per la mobilitazione e la circolazione delle opinioni nel contesto dei movimenti popolari del mondo arabo, quello sul 211 registra un aumento considerevole della violenza messa in atto dai regimi.

Ai fenomeni di censura giustificati con l’argomentazione della pubblica sicurezza, infatti, si affiancano le pressioni fatte su intermediari tecnici che dovrebbero svolgere il ruolo di polizia della rete, fino a raggiungere il limite delle misure dirette, cioè arresti e, in cinque casi, perfino uccisioni.

Nella lista dei Nemici di internet si aggiungono quest’anno Bahrein e Bielorussia, oltre i già presenti Cina, Corea del nord, Birmania, Cuba, Iran, Arabia Saudita, Siria, Uzbekistan, Turkmenistan e Vietnam: in questi Paesi si rilevavano già problemi di accesso alla rete, propaganda on-line, pesanti filtraggi e controlli per individuare i cyber dissidenti.

RFS attesta che il Bahrein, oggi, è protagonista di un forte tentativo di creare il black-out dell’informazione: arresti, molestie nei confronti dei difensori dei diritti umani, messa al bando dei media stranieri, persecuzioni giudiziarie e arresti ne sono la prova evidente.

Anche in Bielorussia si cerca in tutti i modi di mettere a tacere i blogger e cyber dissidenti: con una legge entrata in vigore il 6 gennaio, i controlli su internet sono aumentati enormemente e sono entrati in funzione dispositivi di controllo molto invadenti.

India e Kazakistan, invece, sono entrati nella lista dei Paesi sotto sorveglianza, i cui governi si stanno impegnando per spegnere i focolai di rivolta popolari apponendo restringenti misure di sicurezza su internet e controllando i siti d’informazione.

Notizie migliori provengono dalla Libia e dal Venezuela, entrambe eliminate dall’elenco dei Nemici di internet, sebbene la situazione nella prima non si sia ancora stabilizzata dopo il crollo del regime di Gheddafi e nel secondo l’accesso libero alla rete è minacciato da normative restrittive.

Pericolose, infine, dal punto di vista della repressione della libertà , sono le situazioni in Pakistan, Thailandia, Birmania, Marocco, Tadjikistan e Azerbaijan.



Lascia un commento