La cittadinanza attiva può riempire lo spazio della sfiducia con una nuova forma di democrazia
Interventi

Eurovolontari. Arena su ” il futuro delle associazioni ”

L ' intervista a Gregorio Arena nel dossier del Centro di servizi per il Volontariato - Provincia di Milano

L'Anno europeo dedicato al volontariato si è chiuso da pochi mesi. Il Centro di servizi per il Volontariato della Provincia di Milano propone un ricco dossier di approfondimento, raccogliendo importanti contributi sul tema del futuro delle associazioni di volontariato e cittadinanza attiva in Europa. Tra questi l'intervista a Gregorio Arena, presidente Labsus che, partendo dal senso della "cittadinanza", arriva a spiegare come sia in atto un passaggio importante nelle attività di volontariato: dalla cura della persona alla cura dei beni comuni.

A sentire i dati di Eurobarometro (ottobre 21) il 58% degli italiani sa cosa vuol dire essere cittadini europei; il 3% conosce il termine ma non sa cosa vuole dire e l’11% non ne ha mai sentito parlare. Parlando poi di “diritti di cittadinanza”, la ricerca evidenzia che il 51% non è bene informato e il 15% non ne sa nulla, mentre la maggior parte è consapevole di essere «sia cittadino dell’UE sia della propria nazione ». Tuttavia, circa un quinto degli intervistati pensa che «si può scegliere di essere cittadini della UE ». Da questi dati parte l’intervista del Centro di servizi per il Volontariato della Provincia di Milano al Presidente Gregorio Arena.

Nell’intervista (disponibile in versione integrale nel dossier allegato, p. 58 -67) si riflette innanzitutto sulla visione di volontariato che è alla base della Decisione del Consiglio Europeo relativa all'”Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva”. L’Anno europeo nasce infatti dalla convinzione che “il volontariato è una delle dimensioni fondamentali della cittadinanza attiva e della democrazia, nella quale assumono forma concreta valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione e in tal senso contribuirà allo sviluppo armonioso delle società europee ».

Eurovolontari italiani

Riportando il discorso in particolare sulla realtà italiana, tanto complessa quanto ricca, Gregorio Arena rileva che “il volontariato è uno dei pochi punti di riferimento dell’opinione pubblica italiana frastornata e delusa”. E continua, spiegando che “i dati sulla fiducia nei partiti sono in discesa, solo il 14% degli italiani si fida dei partiti politici. Un consenso in caduta libera, se teniamo conto che nel ’93, dopo Tangentopoli, la fiducia era al 24% e riguardava solo alcuni partiti. Vent’anni dopo è precipitata ai minimi storici e si estende a tutti i partiti. Quella che abbiamo di fronte è una situazione pericolosissima dal punto di vista della tenuta del sistema democratico, soprattutto quando il rispetto nei confronti dei partiti raggiunge queste percentuali cosìbasse. In compenso le associazioni di volontariato riscuotono un’altissima fiducia. Secondo il rapporto Italia 211 di Eurispes, le organizzazioni che ogni giorno si impegnano sul fronte della solidarietà verso il prossimo sono capaci di raccogliere tra gli italiani un indice di gradimento vicino all’8%. L’Italia sembra dunque essere un terreno di coltura particolarmente fertile per il volontariato sia per caratteristiche storiche, sia per tradizione. Se è vero infatti che il municipalismo, il localismo, sono concetti negativi, perché introducono egoismi territoriali e frammentazione, è altrettanto vero che dal punto di vista dell’esercizio delle forme di volontariato sono un vantaggio. Perché il volontariato si esprime soprattutto a livello di comunità locale. Poi c’è il capitolo del pluralismo. L’Italia, grazie all’articolo 2 della Costituzione che riconosce le formazioni sociali, è un terreno fertile di associazioni, movimenti, organizzazioni, comitati. E, per il rovescio della medaglia, questo è anche uno dei motivi per cui nel nostro Paese è più difficile amministrare. Ma, se le amministrazioni pubbliche rispecchiano le società di cui sono a servizio, allora l’amministrazione pubblica italiana è un’amministrazione molto frammentata, il cui problema principale spesso è il coordinamento, proprio perché rispecchia la società in cui è inserita. Dalla società italiana arrivano continuamente anche spinte minuscole, ma che sono segno di vivacità e di vitalità . Non da ultimo, l’Italia è l’unico Paese europeo, tranne la Polonia che ha un piccolo articolo simile, che ha riconosciuto in maniera esplicita il principio di sussidiarietà nella Costituzione”.

Sfiduciati perciò attivi?

“La sfiducia nei partiti politici – spiega Arena – è un chiaro segnale del fatto che i cittadini sono pronti a uscire allo schema della delega perché non si fidano più. E ciò è preoccupante perché quando questo avviene c’è uno spazio enorme che può essere riempito non dalla cittadinanza attiva ma dal populismo, dalla demagogia. Ecco perché la battaglia per la cittadinanza attiva ha l’obiettivo di riempire questo spazio con una nuova forma di democrazia, perché quando i cittadini di un quartiere si riuniscono per prendersi cura della loro zona si stanno mobilitando in quanto sovrani, non in quanto utenti: imparano come fare una riunione, gestire i rapporti con le persone, fare un intervento. Insomma stanno esercitando la democrazia. Quindi la politica in Italia, se continua ad essere quella che è, risulta agli antipodi rispetto alla cittadinanza attiva perché è tutto fuorché attivazione di cittadinanza. C’è inoltre da aggiungere che i termini che ruotano intorno al concetto di sussidiarietà sono: autonomia, solidarietà e responsabilità . Autonomia perché i cittadini attivi e i volontari sono persone autonome, si mobilitano senza che nessuno chieda loro di farlo; solidarietà perché, sono solidali o direttamente con le persone o indirettamente a favore dei beni comuni; responsabilità perché si assumono la responsabilità sociale che è il contrario della delega”.

“Per questi motivi – conclude – non mi stupisce che in Italia si parli poco di sussidiarietà : i mezzi di comunicazione di massa, i dirigenti politici, quelli sindacali o del mondo della finanza vivono ancora dentro lo schema tradizionale della delega, mentre è nell’interesse dell’intera società italiana che i cittadini si attivino per mettere in moto quell’enorme bagaglio di energie di cui siamo capaci.

Il testo integrale dell’intervista a Gregorio Arena, intitolata “Sussidiarietà e responsabilità cosìla cittadinanza attiva migliora la nostra società ” è disponibile alle pagine 58 -67 del Dossier “Eurovolontari. Il futuro delle associazioni“, a cura del Centro di Servizi per il volontariato della Provincia di Milano, disponibile in allegato.



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