Internet permette di fornire informazioni e scambiare opinioni dunque di partecipare
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Citizen journalism, cittadini attivi nel web

Sempre più diffusa la pratica del giornalismo partecipativo

La piattaforma coreana OhmyNews, le versioni italiana e francese di AgoraVox, quelle web di trasmissioni come Salva con Nome e Citizen Report, a cui si aggiunge il fenomeno sempre più diffuso delle Web Tv: quello che è stato definito citizen journalism sembra ormai lanciato in tutto il mondo.

Il filo conduttore di tutte queste esperienze è proprio il web, un nuovo punto di raccolta e di incontro per le voci e i punti di vista dei cittadini dell’era Internet. Si assiste infatti ad un sempre maggior numero di blog, canali YouTube e pagine dei più svariati social network che ospitano e diffondono notizie e opinioni pubblicate da utenti provenienti da tutte le parti del mondo, e che esprimono l’altra faccia della cittadinanza: quella globale e virtuale.

Un nuovo modo di fare giornalismo

Il giornalismo sta cambiando e lo fa di pari passi allo sviluppo delle tecnologie e di processi di democratizzazione in risposta alla richiesta di maggiore trasparenza e partecipazione agli interessi generali nazionali e internazionali. Oggi i cittadini – utenti non sono più solo fruitori dei servizi di informazione, ma ne diventano anche produttori. Non si limitano a ricevere notizie a firma di specialisti del settore ma sono impegnati anche a pubblicarne a loro volta di proprie, offrendo anche informazioni su realtà locali dove i canali ufficiali a volte non arrivano.

Web e partecipazione

E’ in questo modo che le maglie della rete si fanno più larghe e si avvia una vera apertura partecipativa: la dimensione locale e comunitaria entra e si intreccia nella rete globale, un risultato importante che non può prescindere dal contributo fondamentale dello strumento con cui si realizza, il web. Internet e i nuovi media nel loro insieme offrono infatti una imperdibile opportunità di interazione e collaborazione tra i singoli soggetti che navigano la rete, ed è proprio questo che consente non solo di fornire informazioni ma di discuterle e interpretarle attraverso commenti, passando da una “informazione come lezione ad una informazione come conversazione”, secondo le parole del direttore dell’Associated Press Tom Curley.

Una rete libera

La conferma dell’efficacia e dell’importanza del fenomeno può essere misurata anche dalle preoccupazioni di chi preferirebbe invece un flusso informativo più controllato e selettivo. L'”informazione della conversazione” infatti produce anche cittadini più consapevoli e autonomi riguardo la scelta della fonte di informazione da consultare, senza contare che lo scambio di pareri, l’eterogeneità delle interpretazioni e il punto di vista locale e interno alla notizia fornita contribuiscono alla nascita di opinioni pubbliche, capaci non solo di informare ma anche di orientare e mobilitare.

Per questo i cittadini attivi on-line sono stati tra i primi oggetto di censure e violenze da parte dei regimi autoritari, molto interessati al loro silenzio, come rileva il rapporto del 211 di Reporters sans frontieres. Anche l’iter del Decreto Romani sulla normativa per la radiotelevisione ha destato preoccupazioni riguardo la tutela della libertà del web declinando la direttiva europea del 27 con alcune sostanziali differenze, che avevano allarmato gli utenti della rete.



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