La smart city? E' una vita più semplice, un ambiente piacevole e la capacità di costruire una ricca trama sociale
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Smart cities, quando i cittadini sono innovatori

Ratti: "La senseable city, un mix di partecipazione civica e tecnologia"

foto_rattiPiattaforme di crowdsourcing, condivisione di informazioni e partecipazione civica sono gli ingredienti di una città intelligente secondo Carlo Ratti direttore del Senseable City Lab del Mit di Boston. Ratti, nell'intervista che segue rivela che è il mix tra partecipazione civica e tecnologia il segreto della smart city.

Per Ratti la città del futuro, o meglio la senseable city come la definisce, è quella in cui l’architettura riesce a far dialogare informatica e scienze sociali all’insegna di un paradosso: “una tecnologia onnipresente ma invisibile per una vita più semplice e un ambiente piacevole” in cui tessere una ricca trama sociale.

Si sente sempre più spesso parlare di smart cities e nuove tecnologie applicate al contesto urbano. Lei che definizione darebbe di città intelligente?

Senza dubbio quella di una città che riesce a rispondere meglio alle esigenze dei cittadini.

In che misura l ´impiego delle nuove tecnologie può favorire la partecipazione civica e migliorare i servizi urbani? E qual è il ruolo degli amministratori locali?

In molti modi. Oggi è possibile lavorare nelle città in modo bottom up, permettendo ai cittadini di giocare un ruolo nuovo. I comportamenti si diffondono per effetto dell’esempio che ciascuno rappresenta per i propri vicini, in una sorta di contagio sociale. L’abbiamo visto nel caso della primavera araba o dell’elezione del presidente Obama negli Stati Uniti. Dinamiche simili possono essere innescate per gestire una città . In Italia sta avendo successo un’applicazione come Decoro urbano, con la quale chiunque può caricare su una mappa interattiva le foto di affissioni abusive, buche nell’asfalto, rifiuti abbandonati. In una fase in cui la politica tradizionale è in crisi, è possibile andare oltre e permettere ai cittadini di fare la propria parte. In Gran Bretagna “Fix my transport” (aggiusta i miei trasporti) è diventato un efficacissimo sistema “crowd” e gratuito per raccogliere segnalazioni su cosa non funziona nei trasporti pubblici. A Boston, invece, il sindaco Menino ha lanciato il progetto “New urban mechanics” per incentivare l ´attivismo concreto dei singoli, promossi a “meccanici della città “. Al progetto fanno capo, ad esempio, le app sviluppate per aiutare a segnalare i disagi e per mettere in contatto famiglie e insegnanti.

Invece di investire in progetti faraonici, le amministrazioni possono limitarsi a creare nuove piattaforme per i cittadini e a intervenire soprattutto per rimuovere gli ostacoli che limitano l’innovazione urbana. In molto casi dunque le amministrazioni locali non devono fare molto, solo creare le condizioni necessarie per lo sviluppo di dinamiche del genere.

Nel corso del suo lavoro quali differenze ha riscontrato tra città italiane ed estere?

Non c’è molta differenza, anche se il panorama italiano è come sempre un po’ a macchia di leopardo, con città molto avanti e altre indietro. Tuttavia le potenzialità sono molto grandi: nelle città italiane, spesso troppo ricche di monumenti storici per poter attuare grandi interventi urbanistici, le tecnologie smart sono ideali per far funzionare meglio il patrimonio costruito e si stanno già diffondendo. Un esempio è il traffico: abbiamo già auto che si guidano da sole o reti che ci permettono di non sprecare tempo e benzina alla ricerca di un parcheggio. Molti dei problemi delle città si risolvono utilizzando meglio ciò che già c’è. Con meno asfalto e più silicio.

Quali sono, secondo lei, le sfide future che le città dovranno affrontare?

Far funzionare meglio l’infrastruttura urbana rispondendo alle esigenze reali dei cittadini.

Come si immagina la città del futuro?

A prima vista, la città di domani sarà molto simile a quella di oggi. Come i romani di 4mila anni fa, abbiamo bisogno di piani orizzontali sui quali muoverci, ma sarà il modo di vivere lo spazio, grazie a nuove forme di condivisione dell’informazione, a cambiare. Per i progettisti si aprono nuovi scenari interessanti, nei quali l’architettura non si occupa solo dei “gusci” costruiti, ma fa dialogare informatica e scienze sociali all’insegna di un paradosso: una tecnologia onnipresente ma invisibile, che esiste proprio perché possiamo dimenticarci di essa e concentrarci sulle cose che contano davvero: una vita più semplice, un ambiente piacevole e la capacità di costruire una ricca trama sociale.



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