In Italia la forma di gestione più diffusa continua ad essere rappresentata dalle discariche
Società

Rapporto ISPRA sui rifiuti urbani 2012

Il trend italiano nel quadro europeo della società del riciclaggio

Il servizio rifiuti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha pubblicato il rapporto contenente i dati più aggiornati sullo stato dei rifiuti urbani in Italia. Un ritratto emblematico della varietà degli approcci delle regioni e dei comuni italiani, funzionale all'elaborazione di strategie nazionali e regionali di gestione integrata dei rifiuti urbani.

Nel quadro della costruzione della società europea del riciclaggio auspicata dalla direttiva 28/98/CE, il rapporto dell’ISPRA si apre con l’analisi del contesto europeo di cui ha integrato per la sezione italiana i dati raccolti dall’Eurostat. Nel 21 la produzione europea di rifiuti urbani è diminuita dell’1,1 per cento rispetto al 29, dato che cela l’andamento differenziato tra i nuovi e i vecchi stati membri, dovuto al livello di consumi più bassi dei primi. In questo contesto, in controtendenza alla seppur flebile flessione dei vecchi stati membri, l’Italia ha registrato un aumento pari all’1,1 per cento dovuto, secondo l’ISPRA, all’aumento sia del PIL (+1,3 per cento) sia dei consumi delle famiglie (+1 per cento).

Altro dato significativo è rappresentato dalla quota di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti prodotti che in Italia è pari al 35 per cento (di cui 49,1 per cento al Nord, 27,1 per cento al Centro e 21,2 per cento al Sud), in aumento dell’1,7 per cento rispetto al 29, ciononostante ben al di sotto degli obiettivi europei fissati per il 29 (5 per cento) e per il 211 (6 per cento). L’andamento della raccolta differenziata, rispetto al 29, ha subito notevoli progressi nel centro-Italia (+11,1 per cento) e nel mezzogiorno (+11,9 per cento) e, in generale, è caratterizzato da notevoli diversificazioni a livello regionale, dove al miglior risultato registrato in Veneto 58,7 per cento si contrappone il dato della regione Sicilia con appena il 1 per cento.

I costi delle discariche italiane

La gestione dei rifiuti a livello europeo risulta essere cosìripartita: 38 per cento nelle discariche, 22 per cento incenerimento, 25 per cento riciclaggio e 15 per cento compostaggio. In linea con le politiche europee volte alla riduzione dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche, si è registrata una flessione pari al 2,9 per cento rispetto al 29. Tuttavia anche il dato sul ricorso alle discariche risulta essere molto differenziato tra i paesi membri, come dimostrano le percentuali prossime allo zero della Germania e dei Paesi Bassi contro il 9 per cento della Lettonia.

In Italia la forma di gestione più diffusa continua ad essere rappresentata dalle discariche, che da sole smaltiscono il 46 per cento dei rifiuti urbani, sebbene nel 21 si sia registrata una flessione del 3,4 per cento rispetto all’anno precedente. Persistono le differenziazioni tra le macro aree di riferimento e, all’interno di esse, tra le varie regioni, da cui emerge che nel Centro-Sud il ricorso alle discariche supera abbondantemente il 5 per cento della quota dei rifiuti urbani prodotti, arrivando a costituire il 93 per cento in Sicilia. Il Lazio, indietro nella raccolta differenziata (solo il 16,5 per cento), smaltisce nelle discariche il 74 per cento dei rifiuti urbani prodotti e con oltre 2,5 milioni di tonnellate si attesta ad essere la regione che ne smaltisce complessivamente la maggior quantità . La Campania, invece, ha complessivamente migliorato la gestione dei suoi rifiuti urbani, grazie all’incremento della raccolta differenziata, pari al 32,7 per cento, e all’apertura dell’inceneritore di Acerra.

L’analisi economica della gestione dei rifiuti in Italia, contenuta sempre nel rapporto dell’ISPRA, ha evidenziato una crescita del costo medio pro-capite del 9,9 per cento rispetto al 29. Questo aumento risulta essere proporzionato all’aumento della classe demografica di riferimento, nonché all’aumento percentuale pro capite dei rifiuti smaltiti in discarica (vedi tabella con scenari di riferimento). Calcoli esclusivamente economici ai quali andrebbero sommati quelli, non meno rilevanti, relativi ai costi ambientali in termini di inquinamento e, connessi a entrambi, i costi sociali delle tensioni che spesso accompagnano le politiche adottate in questo settore.

Verso una migliore pianificazione territoriale

Il quadro complessivo, delineato dal rapporto ISPRA 212, risulta essere caratterizzato da un’elevata eterogeneità sia a livello europeo tra i vecchi e i nuovi stati membri, sia a livello nazionale tra le macro-aree di riferimento e tra le diverse regioni italiane. E’ in questo scenario eterogeneo fatto di realtà regionali, provinciali e comunali virtuose e altre viziose (di cui il rapporto offre un prezioso campionario) che “i compiti di pianificazione territoriale a livello nazionale e regionale, dovrebbero integrarsi in modo che la gestione dei rifiuti sia oggetto di una strategia di pianificazione integrata e coordinata fra il livello statale e regionale”.

Il rapporto si conclude con il monitoraggio sullo stato d’adozione dei Piani di gestione regionale che, se integrati dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti previsto dalla direttiva 28/98/CE e non ancora emanato, potrebbero inaugurare un nuovo modello di pianificazione territoriale. Un modello di gestione dei rifiuti urbani idoneo a promuovere uno sviluppo omogeneo delle politiche europee volte alla realizzazione della società europea del riciclaggio.



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