Il 2011 ha mostrato un risveglio della cittadinanza in difesa dei beni comuni ed a favore delle energie rinnovabili
Società

2011, il risveglio della società civile

immagine_rapporto_socialUna nazione divisa, polarizzata ed in netto ritardo su tematiche fondamentali quali la lotta alla povertà e la parità di genere. Non c'è molto da sorridere sfogliando il rapporto 2012 di Social Watch Italia. Complice la pesante crisi economica, le politiche finalizzate al miglioramento della qualità della vita dei cittadini sono in netta flessione, sia sul piano quantitativo che qualitativo. Tuttavia, forse, si intravede una luce in fondo al tunnel. Infatti il 2011 è stato anche l'anno della ritrovata partecipazione popolare, concretizzatasi, ad esempio, in occasione dei referendum del giugno 2011 in difesa dei beni comuni ed a sostegno delle energie rinnovabili. Basterà per invertire la tendenza?

Poche, tenui luci e molte ombre. Si può sintetizzare cosìil rapporto 2012 elaborato dal Social Watch Italia, rete di 10 associazioni (ACLI, Amnesty International, ARCI, CRBM, FCRE, Lunaria, ManiTese, Oxfam Italia, Sbilanciamoci, WWF) che si propone l’obiettivo di vigilare sull’attuazione delle politiche nazionali inerenti due tematiche-chiave quali la lotta alla povertà e la parità di genere. Non a caso il rapporto in questione si concentra sui provvedimenti presi dal governo italiano nel campo della qualità della vita, delle pari opportunità , del rispetto dei diritti, della sostenibilità ambientale, del coinvolgimento della società civile.

Una nazione divisa e polarizzata

Il quadro, lo accennavamo, non è affatto positivo. Il documento parla infatti di “una nazione divisa e polarizzata, politicamente, socialmente, economicamente” nella quale “gli impegni assunti negli scorsi anni sulla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, nonché quelli per l’equità di genere, sono stati puntualmente disattesi”. In che modo? Tramite “politiche che invece di investire nella società e nelle sue risorse creative, vanno a tagliare e rendere inefficace la disponibilità e l’erogazione di servizi essenziali, portando inevitabilmente ad un peggioramento della qualità della vita di una importante parte della popolazione”.

Cittadini in prima linea

Nonostante la situazione socio-economica del Paese non sia delle migliori, è proprio dalla società civile che sono arrivate alcune note positive. Infatti il 2011 ha mostrato un sostanziale risveglio della cittadinanza, chiamata a mobilitarsi (spesso di concerto con associazioni e amministrazioni locali) in difesa dei beni comuni ed a favore delle energie rinnovabili. A dimostrarlo si pone l’elevata partecipazione popolare (oltre il 54% degli aventi diritto) ai referendum del giugno 2011 su due quesiti delicati quali la gestione pubblica dell’acqua ed il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Nel primo caso il corpo elettorale ha dato un chiaro segnale in senso contrario alla privatizzazione del servizio idrico come previsto dal decreto Ronchi del 2009; in seconda istanza i cittadini hanno espresso la loro contrarietà alla “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, optando piuttosto per la crescita degli investimenti a vantaggio delle energie rinnovabili, sicure e pulite.

“Se non ora quando?”

Il rapporto segnala, inoltre, una ritrovata mobilitazione popolare su argomenti quali i diritti delle donne, la tutela del lavoro ed il rispetto della dignità umana. Si inseriscono in questo ambito iniziative come la manifestazione degli “Indignati” svoltasi a Roma nell’ottobre 2011 ed il movimento “Se non ora quando?”, definito dal Social Watch “una delle più straordinarie novità sulla scena italiana nel 2011”. Proprio su quest’ultimo punto è interessante citare un passaggio dello studio: “Il primo appello del movimento, che ha raccolto il sostegno trasversale di un ampio spettro di organizzazioni di donne, ha generato un dialogo con una nuova generazione di gruppi sui diritti di genere nata nel 2009 come conseguenza del deterioramento della rappresentazione del corpo della donna in Italia e al riconoscimento molto limitato del ruolo della donna nella società “. Da qui la richiesta di introdurre anche in Italia un “bilancio di genere”, da adottare tanto a livello nazionale che locale.



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