Si moltiplicano i processi di autorganizzazione della popolazione sfollata in Emilia
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L’autorganizzazione nella terra che trema

Autogestione e collaborazione con le amministrazioni locali nei comuni terremotati

Si moltiplicano i processi di autorganizzazione della popolazione sfollata in Emilia. Oltre ai campi della Protezione Civile, lontano dai grandi assembramenti, diverse tendopoli spontanee sperimentano un modo diverso di autogestione.

Diversi gruppi di volontariato si stanno spostando tra i vari campi autorganizzati per capire come attivare i servizi più urgenti e autogestire insieme alla gente le attività collettive, mantenendo una sinergia e collaborazione complessiva con le amministrazioni locali e l’organizzazione complessiva dell’emergenza.

Come si evince dal report delle Brigate della solidarietà attiva, uno dei campi autogestiti più attivi è quello di Fossoli, frazione di Carpi (Mo).

Qui, mentre l’assemblea discute di come organizzare lo spaccio popolare, la lavanderia e la ludoteca, il Comune e la CRI si sono attivati per consegnare pasti caldi, mentre cucina e distribuzione saranno autogestite dagli abitanti e dai volontari sul campo.

Attualmente nel campo dormono circa 15 persone, ma si prevede un ulteriore afflusso dai campi limitrofi, che ancora non hanno una solida rete di servizi.

A Carpi, ad esempio, è difficile calcolare quante persone stiano dormendo nelle proprie tende nei giardini e nelle aiuole, oppure in camper.

In questi campi autogestiti della cittadina modenese le Brigate della Solidarietà attiva continuano a distribuire materiali; le esigenze primarie sono gazebo, tende, buoni benzina, mezzi di trasporto.

Anche a Cavezzo (Mo) sono stati offerti aiuti per rifornire lo spaccio popolare autogestito, mentre proseguono le attività della ludoteca e degli spazi di socialità .

A Mirandola (Mo), a pochi chilometri da Cavezzo, l’associazione Guernica di Modena e il Laboratorio Crash di Bologna, entrambi attivi con una distribuzione di materiali, hanno lanciato la campagna “Dal Basso… alla Bassa”, con la creazione di uno spaccio popolare autogestito.

Mentre le amministrazioni comunali stanno riprendendo con un enorme sforzo lo svolgimento pieno delle attività di governo del territorio e di erogazione dei servizi, il contributo attivo dei volontari e dei cittadini si prensenta come una risorsa solidale e sussidiaria essenziale.



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