La maggioranza degli italiani si dice favorevole alla concessione di pari diritti agli immigrati, ma rimagono dei lati oscuri
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Cittadinanza agli stranieri, gli italiani dicono sà¬

Nel nuovo contesto socio-economico il criterio dello ius sanguinis non appare più adeguato

immigratiCosa distingue un "residente" da un "cittadino"? Semplice: la legge. A confermarlo è il rapporto Cittalia-Anci, intitolato significativamente "Da residenti a cittadini: il diritto di cittadinanza alla prova delle seconde generazioni". L'indagine, condotta in dieci città del Centro-Nord (Alessandria, Torino, Varese, Verona, Trieste, Genova, Reggio Emilia, Ferrara, Forlì, Firenze), rimarca non solo la costante crescita dei minori stranieri in Italia (triplicati dal 2003 al 2010), ma anche l'inadeguatezza del criterio dello ius sanguinis per il riconoscimento del diritto di cittadinanza.

I numeri presentati nello studio Cittalia-Anci fanno riflettere: nel 2029 saranno ben 2 milioni i minori stranieri residenti in Italia, di cui 1,7 milioni nati nel nostro Paese. Eppure, stante la normativa vigente sul diritto di cittadinanza, appena il 7% di essi potrà diventare cittadino italiano. Tradotto in percentuale: nel 2029 raddoppierà il numero di minori stranieri residenti nelle città italiane, passando dall’attuale 9,7% al 2,7%. Come dire che due minori su dieci saranno di origine straniera ma senza gli stessi diritti dei loro coetanei italiani.

Minori stranieri residenti in Italia, un dato in continua crescita

Sfogliando il rapporto si scopre inoltre che nel 2011 i minori con cittadinanza straniera regolarmente residenti in Italia erano quasi un milione (993.238) con un aumento, dal 2000 ad oggi, del 332%. Ben il 71% dei minori in questione è nato nel nostro Paese. Se si utilizzasse il criterio dello ius soli invece dello ius sanguinis, la percentuale di minori stranieri in possesso dei requisiti per diventare cittadini italiani, salirebbe all’86%. Lo ha sottolineato a chiare lettere il comitato “L’Italia sono anch’io” che sta portando avanti la battaglia per il riconoscimento della cittadinanza ai figli di genitori residenti in Italia da almeno un anno.

Immigrazione: la percezione degli italiani

Ma cosa pensano gli italiani della questione? A rispondere è la seconda parte dello studio realizzato dalla Fondazione ricerche dell’Anci, incentrata sulla percezione dell’immigrazione e dei diritti dei migranti. Stando al sondaggio effettuato in collaborazione con l’istituto SWG la maggioranza dei cittadini (55%) si dice favorevole al riconoscimento della cittadinanza agli stranieri “a patto che paghino le tasse, frequentino per un anno corsi di storia e cultura italiana e possano sostentarsi adeguatamente”. Quasi a sorpresa, il 44% del campione è consapevole della reale entità dell’immigrazione in Italia, ma va anche detto che il 23% degli intervistati attribuisce agli immigrati più diritti di quelli che effettivamente possiedono.

Sìall’integrazione, ma con qualche resistenza

Interessanti anche altri dati: il 7% del campione pensa ad esempio che gli immigrati non debbano essere confinati in quartieri creati ad hoc e il 56% non ritiene che l’aumento del numero di bambini stranieri nelle scuole sia una minaccia per la qualità dell’istruzione. Il 7% degli intervistati sostiene poi che vada garantito a tutti il diritto alla salute e alle cure urgenti, mentre il 41% è convinto che, in relazione ad alcuni diritti (come l’edilizia residenziale pubblica), debbano essere salvaguardati in primis gli italiani. Insomma indicazioni che, in larga parte, testimoniano una presa di coscienza del problema.

Cambiare è non solo possibile ma necessario

Conclusioni? Scrive Veronica Nicotra, vicesegretario generale dell’Anci a commento dello studio: “Non solo il benessere e la democrazia del nostro Paese, ma anche la sua cultura, il suo modo di vivere, il modo stesso di essere della nostra società , dipenderanno moltissimo dalle soluzioni che daremo ai problemi tuttora aperti e che questa ricerca mette in piena luce. Ogni giorno che passa nell’inerzia collettiva è una colpa in più di cui ci macchiamo verso i nostri figli e verso noi stessi”. Che sia davvero arrivata l’ora di invertire la tendenza? La società italiana sembra pronta… E le istituzioni?



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