I cittadini hanno deciso di attivarsi e divenire la spinta promotrice di nuove politiche urbanistiche che tengano conto maggiormente della figura del ciclista
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Su due ruote alla Biennale

Salvaiciclisti sbarca a Venezia per proporre il suo manifesto

lab_salvaiciclistiIl movimento spontaneo Salvaiciclisti, in occasione della Biennale dell'architettura, a Venezia, si fa portavoce dei disagi e delle esigenze dei cittadini italiani che prediligono la bicicletta come mezzo di traporto alternativo e che ancora troppo spesso incontrano difficoltà all'interno dei propri centri urbani. L'appello lanciato al curatore della mostra, affinché le città siano ripensate secondo criteri di mobilità sostenibile.

Ripensare la mobilità urbana e rilanciare il dibattito sull’urgente necessità di rimettere la bicicletta al centro della mobilità all’interno dei centri urbani: è questo l’appello dei coordinatori del movimento Salvaiciclisti fatto a Luca Zevi, il curatore della Mostra internazionale di Venezia , che ha subito confermato la necessità di ripianificare le città in senso ciclabile e in uno scambio scritto di opinioni riportato di seguito, ha rimandato il dibattito con i rappresentanti del movimento ai prossimi giorni, direttamente a Venezia.

Gli attivisti, rifacendosi a precedenti dichiarazione di Zevi, lo avevano chiamato in causa scrivendo”Lei sostiene di tornare alle origini dell’architettura, ovvero ‘di rendere leggera la materia pesante, superare la forza di gravità . Fluidità contro ingorgo’. La bicicletta è lo strumento ideale di ridisegno della città intesa come flusso, leggerezza, convivenza e la trasformazione dei nostri territori; e inoltre risposta naturale alla crisi economica al quale Lei fa riferimento diretto con il suo progetto. Ma cosa intende sviluppare Lei per rimettere la bicicletta al centro della progettazione architettonica e urbanistica?”. Segue la proposta: “La vorremo invitare a fare un salto concettuale più avanti per rimettere la bicicletta al centro della formazione degli architetti-urbanisti; sviluppare quest’urbanistica della bicicletta cosìdrammaticamente in ritardo in Italia, per disegnare le mappe e gli spazi delle nostre città . Le vorremmo suggerire -conclude la lettera- di inserire la bicicletta nella formazione per giovani architetti nelle facoltà di architettura, affinché futuri ideatori del nostro modo di vivere possano misurarsi, dall’inizio con la bicicletta come strumento di progettazione e di urbanismo moderni”. La risposta di Zevi non si è fatta attendere: “Non c’è dubbio che la bici si stia rivelando il mezzo più idoneo a percorrere la città , bisogna prianificare le città in senso ciclabile”.”Bisogna fare in modo che gli urbanisti si occupino di questo tema, oramai la necessità di una pedonalità e di una ciclabilità efficienti e confortevoli nelle nostre città sono conclamate. Ne parlerò volentieri a Venezia -invita infine- con gli attivisti del movimento”.

La storia del movimento

Salvaiciclisti è un movimento popolare di cittadini indipendenti da partiti e associazioni, nato con l’obiettivo di ottenere dal mondo della politica e delle istituzioni, interventi mirati all’aumento della sicurezza sulle strade italiane. Negli ultimi dieci anni infatti, la stima delle vittime su strda si stima intorno ai 2.55 ciclisti, cifre che pesano sulla coscienza di una società che si dice civile e che sta imparando col tempo a usare termini come “mobilità sostenibile” e “mobilità alternativa”. Ma i passi da fare sono ancora molti in tema di mobilità , cosìi cittadini hanno deciso di attivarsi e divenire la spinta promotrice di nuove politiche urbanistiche che tengano conto maggiormente della figura del ciclista.

Tutto è partito dall’iniziativa Cities fit for cyclists del The Times e dal manifesto di 8 punti che è stato ripreso dai blogger italiani e rilanciato sotto il nome di Salvaiciclisti. Con l’aiuto della stampa, in pochi giorni la campagna si è diffusa in tutta Italia ed è stata ripresa anche da testate nazionali che hanno aiutato a trasformare il problema in una dichiarata questione pubblica alla quale la politica deve dare una risposta in tempi stretti.
Cosìin meno di una settimana, gli otto punti del manifesto sono stati convertiti in un disegno di legge sottoscritto da oltre 6 parlamentari di tutte le forze politiche (tranne la Lega), attualmente in fase di approvazione al Senato.



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