Dai servizi ai cittadini alle comunità intelligenti: l'Agenda digitale e l'Italia 2.0
Società

Agenda digitale: verso l ‘ Italia del futuro

Innovazione e coesione sociale 2.0

agendadigitaleL'Agenda digitale, contenuta nel decreto sviluppo presentato dal Governo il 5 ottobre, dovrebbe rappresentare per l'Italia "un modo per trasformare il paese". Queste le parole con le quali il premier Mario Monti ha presentato, insieme al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, le norme contenute nel decreto. Con l'agenda digitale l'Italia recepisce nel proprio ordinamento i principi dell'Agenda digitale europea, varata dalla Commissione europea nel 2010, all'interno del programma "Europa 2020. Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva". Gli strumenti previsti dovranno favorire lo sviluppo, la crescita occupazionale, ma anche la coesione sociale e l'innovazione.

I servizi per i cittadini

In particolare l’Agenda digitale prevede una serie di strumenti per favorire lo sviluppo dell’amministrazione digitale, quali la pubblicazione di dati e informazioni in formato aperto (open data), per facilitare l’accesso a informazioni di pubblica utilità , favorendo l’utilizzo dei dati per analisi, servizi, applicazioni e soluzioni, con ricadute sulla crescita economico-sociale.

L’art. 9 del decreto introduce un elemento di innovazione nella gestione del patrimonio informativo pubblico che diventa accessibile e utilizzabile dai cittadini e dalle imprese per promuovere la crescita economica, la partecipazione e la trasparenza amministrativa. Da oggi le amministrazioni italiane rendono disponibili i propri dati in formato digitale, si impegnano a condividere le informazioni che gestiscono e possono, grazie alle tecnologie digitali, coinvolgere, i cittadini, la società civile e il sistema produttivo in un gestione più efficace ed efficiente della cosa pubblica.

Le comunità intelligenti

L’art. 2 disegna l’architettura tecnica, di governo e di processo per la gestione delle comunità intelligenti e dei servizi e dati da queste prodotte. Le comunità intelligenti sono partecipative, promuovono l’emersione di esigenze reali dal basso, l’innovazione sociale e prevedono meccanismi di partecipazione, inclusione sociale e efficienza delle risorse – attraverso il riuso e la circolazione delle migliori pratiche. Un sistema di valutazione e monitoraggio garantisce che le comunità rispettino gli impegni presi attraverso uno statuto periodicamente rivisto, allo scopo di verificare e massimizzare l’impatto del progresso tecnologico sul territorio.

L’Italia 2.

Il decreto prevede inoltre norme per la riduzione del digital divide, la creazione del fascicolo elettronico per gli studenti universitari, nonché in materia di sanità , anagrafe digitale, e-government.

Da sempre il dibattito sulle nuove tecnologie ha sottolineato la loro capacità di rinnovare il rapportro tra cittadini e istituzioni, mediante quella che sulle pagine di questa rivista è stata definita una “rivoluzione collaborativa“, forse riuscendo là dove la politica ha fallito. Il decreto, almeno sulla carta, va in questa direzione, avvicinando l’Italia ad altri paesi europei che già hanno intrapreso questa strada da diversi anni.



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