Innovazione e coesione sociale 2.0

Dai servizi ai cittadini alle comunità  intelligenti: l'Agenda digitale e l'Italia 2.0

I servizi per i cittadini

In particolare l’Agenda digitale prevede una serie di strumenti per favorire lo sviluppo dell’amministrazione digitale, quali la pubblicazione di dati e informazioni in formato aperto (open data), per facilitare l’accesso a informazioni di pubblica utilità , favorendo l’utilizzo dei dati per analisi, servizi, applicazioni e soluzioni, con ricadute sulla crescita economico-sociale.

L’art. 9 del decreto introduce un elemento di innovazione nella gestione del patrimonio informativo pubblico che diventa accessibile e utilizzabile dai cittadini e dalle imprese per promuovere la crescita economica, la partecipazione e la trasparenza amministrativa. Da oggi le amministrazioni italiane rendono disponibili i propri dati in formato digitale, si impegnano a condividere le informazioni che gestiscono e possono, grazie alle tecnologie digitali, coinvolgere, i cittadini, la società  civile e il sistema produttivo in un gestione più efficace ed efficiente della cosa pubblica.

Le comunità  intelligenti

L’art. 2 disegna l’architettura tecnica, di governo e di processo per la gestione delle comunità  intelligenti e dei servizi e dati da queste prodotte. Le comunità  intelligenti sono partecipative, promuovono l’emersione di esigenze reali dal basso, l’innovazione sociale e prevedono meccanismi di partecipazione, inclusione sociale e efficienza delle risorse – attraverso il riuso e la circolazione delle migliori pratiche. Un sistema di valutazione e monitoraggio garantisce che le comunità  rispettino gli impegni presi attraverso uno statuto periodicamente rivisto, allo scopo di verificare e massimizzare l’impatto del progresso tecnologico sul territorio.

L’Italia 2.

Il decreto prevede inoltre norme per la riduzione del digital divide, la creazione del fascicolo elettronico per gli studenti universitari, nonché in materia di sanità , anagrafe digitale, e-government.

Da sempre il dibattito sulle nuove tecnologie ha sottolineato la loro capacità  di rinnovare il rapportro tra cittadini e istituzioni, mediante quella che sulle pagine di questa rivista è stata definita una “rivoluzione collaborativa“,   forse riuscendo là  dove la politica ha fallito. Il decreto, almeno sulla carta, va in questa direzione, avvicinando l’Italia ad altri paesi europei che già  hanno intrapreso questa strada da diversi anni.