"Bisogna convivere col malato e i suoi parenti, facendo finta di niente. Non sentire pressioni, non avere pregiudizi: si comunica sempre, è questo il punto di partenza" (Marco Tarabucchi)
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Alla ribalta gli “Alzheimer Caffè” , luoghi di sanità condivisa

UniCredit sosterrà economicamente la loro diffusione

A giugno il bando lanciato da UniCredit Factoring e UniCredit Foundation; due settimane fa, in un incontro a Milano, presentati i vincitori di "Alzheimer Caffè" , con un ' interessante ricerca che fa il punto della situazione nel nostro Paese.

Sanità condivisa: dove eravamo rimasti?

Salute come bene comune, sanità come servizio condiviso. Slogan che sa di nuovo e di sussidiarietà . Una visione affascinante, già lanciata in tempi non sospetti, e che nell’attualità è sempre più alternativa a quei modelli di sanità pubblica e privata oggi in difficoltà .

Per una volta però mettiamo da parte la teoria, e parliamo del concreto, della vita di tutti i giorni, visto che la salute vuol dire innanzitutto stare bene con se stessi, sempre.

Un dovere tutelato dalla nostra Costituzione (artt. 32 e 41), e che comincia proprio dove i mali sono più gravi, l’età può farsi sentire, e l’elemento dell’assistenza supera anche quello della cura, insomma dell’emergenza in senso stretto.

Gli “Alzheimer Caffè”: la sanità condivisa, nel quotidiano

Un esempio? Quello degli “Alzheimer Caffè”, che nati in diversi paesi europei a fine anni’9 (Gran Bretagna, Germania, Belgio, e Grecia), si sono diffusi anche in Italia, soprattutto a partire dal 24-25 con le prime prove a Como, Isola Vicentina e Modena.

In apparenza sono luoghi fisici d’incontro, dove la gente beve un caffè, mangia un dolcetto, ascolta musica … ma in realtà sono una vera e propria “terapia del contatto umano”, praticata con la medicina dell’aggregazione e del recupero della socializzazione da parte dei familiari e dei pazienti con forme di demenza cognitiva, impegnandoli periodicamente in attività di stimolazione delle abilità e capacità ancora presenti.

La diffusione degli Alzheimer Caffè, la scommessa di UniCredit

Una base però, quella italiana, che è ancora frammentata e dispersa, insomma da mettere a sistema. Anche per questo UniCredit Factoring, in collaborazione con UniCredit Foundation, ha voluto puntare la sua fiche di 27mila euro e lanciare a giugno scorso un bando rivolto ad Onlus interessate a realizzare nuovi “Alzheimer Caffè” nelle province di Torino, Verona, Napoli e Palermo.

I progetti, che saranno finanziati con quote annuali per i prossimi tre anni, sono stati esaminati da un’apposita commissione di esperti tra 33 candidature secondo criteri di coerenza, efficacia, efficienza e sostenibilità . Istituita da UniCredit Foundation, la commissione è stata guidata dal professor Marco Tarabucchi, coordinatore del Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia ed esperto di demenze senili, e ha dato il via libera a “Caffè per tutti”, realizzato dalla Cooperativa Sociale Lancillotto di Torino, in collaborazione con Cooperativa Sociale Solidarietà e ACLI; Il “Caffè Alzheimer” di Verona, promosso dall’Associazione Familiari Malati di Alzheimer (AFMA); l’ “ArteMusiCafèAlzheimer” di Napoli, in collaborazione con la sede locale dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (AIMA), e l’ “Alzheimer Caffè” di Palermo, sostenuto dall’ associazione “La Grande Famiglia”.

Il punto e le prospettive sugli Alzheimer Caffè: ” La ricchezza di un’esperienza “

Il 27 settembre scorso è stato poi tempo del secondo step per le quattro proposte selezionate, visto che nell’ambito dell’iniziativa ” Your Choice, Your Project ” , si sono contese i restanti 3mila euro di investimento, assegnati grazie al voto dei dipendenti di UniCredit Factoring.

L’incontro però è stato anche il momento per ragionare su questa direzione di policy, che vede i cittadini protagonisti. E la ricerca “Alzheimer Caffè: la ricchezza di una esperienza” , condotta su 11 Alzheimer Caffè già attivi e curata dal professor Tarabucchi, offre uno sguardo completo, indagando su chi siano i pazienti, le competenze necessarie per chi cura (spesso semplici volontari), le fonti di finanziamento (non sempre contributi pubblici) e alcuni risultati di carattere medico e diagnostico.

Davvero un segnale importante, che senz’altro approfondiremo, e che pare incoraggiante per tutti coloro che vogliono curare con le armi della simpatia, della sensibilità , della comprensione. E secondo noi, sono tanti.



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