" Lavorando insieme si contribuisce a riportare al primitivo splendore monumenti di storia sepolta, restituiti alla comunità locale, al mondo intero (Cooltor Gallura) "
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Santa Teresa, Roma e Fiumicino. Dove il mecenatismo si fa sussidiarietà

Spunta un modo inedito e sussidiario per sfruttare le armi del turismo e del territorio

" Vivere l ' archeologia " e " Roma segreta dalla A alla Z " sono i prototipi di una nuova amministrazione dell ' arte e della cultura. Per superare anche qui la forzatura tra pubblico e privato, affermando in questo semimercato la necessità del terzo settore

Turismo, arte, cultura: ecco la “new economy sussidiaria”

Oggi (dati UNESCO) l’Italia ospita il 5% dei siti patrimonio dell’umanità , e c’è da scommettere che questo valore si allarghi ogni anno per il nostro Paese. Eppure in non pochi casi c’è l’abbandono, e di fatto non esiste un sistema istituzionale che canalizzi il tutto, creando una strada di occupazione, ricchezza, e appartenenza per un territorio.

Qui però non indaghiamo sulla trasparenza e la costituzionalità dei processi di selezione da parte delle istituzioni culturali pubbliche e private. Piuttosto ci domandiamo: lo Stato, nella scoperta e nella tutela del patrimonio, può talvolta indirizzare e favorire altre iniziative, come quelle dei cittadini, anche in accordo con l’artt. 9 e 118, ultimo comma della nostra Costituzione?

L’archeologia in mano ai cittadini: alcune esperienze

Si, e cominciando per esempio dal progetto “Vivere l’archeologia” di Santa Teresa di Gallura (Olbia-Tempio), dove i continui tagli hanno portato il Comune ad affidare periodicamente alla cooperativa Cooltour Gallura le attività di rilevamento e scavo stratigrafico nell’insediamento nuragico di Lu Brandali.

Dal 24 centinaia i turisti e i residenti che da volontari hanno aiutato a scoprire tanti nuovi reperti, con il contributo della Soprintendenza, e proprio in questo mese si sta tenendo l’ultima campagna dell’anno, fino al 31 ottobre. Una volta posato il piccone spazio per eventi, passeggiate, escursioni e visite guidate, con proventi utili a finanziare altri progetti (fra questi un Centro Didattico Polivalente), oppure altri scavi (Torre di Longonsardo, Sentiero Natura “La cuntessa”, “Roccia Charles de Gaulle”).

Trasferiamoci quindi nella Capitale, dove lo scorso marzo si è tenuta la terza edizione del circuito “Roma segreta dalla A alla Z”, grazie al quale l’Amministrazione ha assegnato ad associazioni culturali qualificate la gestione di 17 siti archeologici cittadini.

Altra segnalazione da Fiumicino, dove nei prossimi mesi, grazie ad un protocollo d’intesa tra Comune, Regione Lazio e gli enti interessati, associazioni e pro loco potranno gestire alcune aree di interesse, compresi luoghi di attrattiva storica e artistica: dal Museo delle navi, a due passi dall’ aeroporto, ma chiuso al pubblico ormai da dieci anni, alla Necropoli di Porto, aperta soltanto due giorni al mese, fino ai porti di Claudio e Traiano.

Turismo, arte, cultura: una storia e un mercato a favore dei cittadini

Con queste esperienze pilota di “cittadini archeologi” o “cittadini custodi” di siti storici, ci siamo posti le domande di cui sopra: domande che le leggi attuali non considerano (si veda il “Codice dei beni culturali ed del paesaggio”, approvato nel 24), ma che oggi sono la base di chi si schiera in favore di una risposta positiva, secondo il principio di sussidiarietà , in ultimo l’attuale ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi.

Perché se è vero che si deve parlare di un capitalismo diverso, va assimilato che nella dicotomia tra intervento pubblico e libera iniziativa, ci si lamenta spesso di un welfare distorto, spesso speculativo, e che al di là dei casi mira sempre alla creazione di una qualche forma di potere o di rendita per chi lo propone.

Eppure, per quello che molti definiscono un “semimercato”, proprio in virtù della sua delicatezza, l’intreccio tra cultura della tutela e politica del “bene comune” pare molto forte.

L’insegnamento del resto ci arriva dalla storia, e da quell’ iniziativa “dal basso” che nel medioevo ha contribuito a edificare, custodire e restaurare luoghi di grande valore sociale, oltre che storico, come le cattedrali: le stesse corporazioni o le confraternite, ad esempio, nacquero secoli fa con questo scopo.

Nasce insomma un percorso tra “antico e nuovo” per amministrare il museo Italia. Con l’apporto dei cittadini.



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