I cittadini hanno sperimentato abilmente una nuova pratica di gestione di un'emergenza che purtroppo si ripresenta di anno in anno
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Staffetta di vedette contro il maltempo

Cittadini si alternano per sorvegliare i canali in previsione del maltempo

Ad OstiUn canale prossimo ad esondare all' Infernetto (Faraglia) a, dopo i gravi danni subiti a causa dell'alluvione dello scorso anno, i cittadini hanno affrontato l'emergenza maltempo dei giorni scorsi, organizzandosi in gruppi, tenendo sotto controllo la condizione dei canali principali. Alla fine tutto si è risolto per il meglio, i danni sono stati limitati e i cittadini hanno sperimentato una piccola pratica di gestione autonoma di un'emergenza metereologica.

L’allerta maltempo che è stata protagonista delle cronache italiane degli ultimi giorni, ha occupato i cittadini di Ostia in una pratica originale di gestione dell’emergenza. Organizzati in gruppi, tra Ostia e Infernetto, si sono alternati nel controllo dei canali più a rischio. Il ricorso alle vedette anti-alluvione, da parte di tutti i residenti del XIII municipio di Roma, quello di Ostia appunto, è stato quasi automatico, tanto erano terrorizzati dai nubifragi, che durante lo scorso anno avevano visto le loro case sommerse da una marea di fango e le loro vite a rischio. La paura è stata tanta, il 2 ottobre 211, quando un violento nubifragio blocco interi quartieri, sventrò abitazioni e spezzo la vita di un cingalese, che prima di morire portò in salvo la sua famiglia, proprio nella località Infernetto. Da allora il terrore torna ad ogni temporale un pò più forte: si chiama «ombrofobia », significa paura della pioggia, psicosi comune se vivi nel municipio capitolino, dove il rischio idrogeologico è il più alto. Cosìla veglia, resta l’unica alternativa davanti alla potenziale tragedia che purtroppo può ripetersi, visto che durante l’anno trascorso, non sono stati eseguiti tutti gli interventi necessari per una maggiore sicurezza dei residenti.

La task force fai-da-te è già rodata e pronta da giorni. Ci si organizza tra vicini di casa, con turni stabiliti quasi con naturalezza, per monitorare il nemico numero uno: fossi e canali del territorio, i serpentoni di cemento che scorrono tra le ville, da cui eruttò il fiume nero di detriti e fango. I cittadini riuniti nel Comitato Punta Malafede, la ronda in salita se la fanno ormai una volta a settimana. «Dobbiamo proteggere le nostre famiglie, – spiega semplicemente Daniele Dolfini, come se questo compito spettasse a loro – controllare che il canale sia libero da detriti, in modo che l’acqua defluisca in modo naturale. Appena piove siamo sugli argini. E chi dorme? Nei prossimi giorni saremo alla nostra solita postazione ». Truppe cittadine, armate solo di calosce e cellulari per dare l’allarme. Il Canale più sorvegliato è stato il Palocco, all’Infernetto: una ferita aperta nel cuore del quartiere che si porta dietro un carico d’acqua enorme, da Dragona, Acilia e Casalpalocco. Qui l’allarme è arrivato attraverso il passa-parola tra gli abitanti, prima dell’ufficiale allerta meteo. I cittadini dopo la tragedia e il post-alluvione dello scorso anno, hanno imparato a gestire situazioni del genere ancora prima dell’intervento delle istituzioni.

Alla fine il vortice di vento e pioggia se ne è rimasto al largo del lungomare di ponente e l’emergenza è rientrata dopo qualche giorno.
Intanto i cittadini hanno sperimentato abilmente una nuova pratica di gestione di un’emergenza che purtroppo si ripresenta di anno in anno.



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