I Distretti famiglia rappresentano forme di organizzazione economica e culturale su base locale, in cui soggetti diversi per natura e funzioni collaborano nella realizzazione del benessere familiare
Interventi

L ‘ intervento di Arena al primo Festival della famiglia

Il convegno si è tenuto a Riva del Garda dal 25 al 27 ottobre

A Riva del Garda si è appena conclusa la prima edizione del Festival della famiglia; ad inaugurare la sessione di apertura delle conferenze di questa tre giorni è stato presente anche il professor Arena che ha ricordato il ruolo innovativo dell'attuazione del principio di sussidiarietà .

Arena è intervenuto nel pomeriggio di giovedì25 ottobre insieme a Ivana Padoan, Riccardo Prandini e a Jan Schrà¶eder. Le alleanze locali per la famiglia sono state il tema comune su cui hanno discusso i relatori.

Che cos’è un alleanza locale per la famiglia?

E’ una forma di integrazione tra diversi attori sociali, che nell’ambito di specifici contesti territoriali, mira ad assicurare l’accrescimento di condizioni del benessere familiare. Il Trentino – nello specifico – sta realizzando delle prime esperienze di alleanze locali attraverso i Distretti famiglia, forme di organizzazione economica e culturale su base locale, in cui soggetti diversi per natura e funzioni collaborano nella realizzazione del benessere familiare. Su questo, ciascun relatore ha espresso il proprio punto di vista.

Gli interventi dei relatori

Ivana Padoan (Università Ca’ Foscari) ha ricordato le raccomandazioni dell’Alleanza europea per la famiglia come principi cardine su cui realizzare politiche di alleanze locali per gestire sempre meglio la complessità del contesto d’intervento di ogni attore in un determinato territorio. In questo modo, le alleanze locali possono diventare dei luoghi di capacitazione in cui si può sviluppare una nuova cultura nella gestione del bene comune.

Jan Schrà¶eder ha illustrato il modello su cui si basa una sostanziale parte delle politiche familiari in Germania: le Local alliances for family. A new quality in networking. Sono state instaurate alleanze sociali e partnership a livello nazionale, locale e regionale con il sostegno del governo federale che spesso è anche uno degli stakeholder in alcune di queste reti. La capacità di rendere un territorio family- friendly può diventare un fattore economico di sviluppo per quel territorio.

Riccardo Prandini (Università di Bologna), come sociologo, ha ricordato ciò che la Provincia di Trento ha fatto fino ad ora mettendo in luce alcuni punti per lo sviluppo futuro dei Distretti Famiglia. La Provincia di Trento è stato – ed è – un attore che ha dato vita a questi distretti. Ma non è stata solo una redistribuzione di servizi. à‰ qualcosa in più. L’esperienza trentina è interessante perché rappresenta un modo di ri-socializzare un territorio. Un distretto non è altro che un modo di ridefinire il patrimonio (culturale, economico, sociale) di un territorio, che ha fatto emergere una nuova cultura politica e amministrativa del territorio. Se detto cosìpuò anche sembrare semplice, nella realtà , questa esperienza- perché rimanga innovativa e ri-generatrice del capitale sociale di quel territorio – è chiamata a rispondere a più sfide. Quella principale messa in luce dal sociologo è la ri-definizione del ruolo dell’amministrazione pubblica. Essa non deve più essere pensata come l’unico luogo erogatore di servizi. Essa deve essere ripensata come un luogo comune che deve lasciare una grande libertà agli attori della rete di agire secondo le proprie specifiche modalità e non più come il principale soggetto agente nella gestione del benessere. Un luogo comune che però deve mantenere un ruolo di accountability verso gli attori della rete dentro processi di peer-review. Tutto ciò implica una nuova logica di gestire il bene comune.

L’analisi di Arena

A ciò si è collegato Gregorio Arena – presidente di Labsus – che ha ricordato come tutto possa avvenire all’interno del framework della sussidiarietà . Nella cura dei beni comuni, il ruolo del pubblico cambia e deve cambiare soprattutto all’interno di questa crisi che ci attanaglia e che non è solo economica, ma di sistema. La cura dei beni comuni dentro una rete di attori che svolgono ruoli diversi in modalità diversa nel rispetto delle reciproche differenze, può quindi avvenire grazie all’applicazione del principio di sussidiarietà .

Ciò significa essere cittadini attivi. I cittadini attivi sono quelli dell’articolo 118.4. Cittadini che escono dal guscio e che di fronte ad un problema della comunità si chiedono: che cosa posso fare io, da solo o con altri, per risolvere questo problema? Arena ha inoltre sottolineato come l’esperienza trentina in particolare – mettendo al centro la famiglia – realizza pratiche di cittadinanza attiva dove ogni Distretto mostra che si può contare sugli altri. E nell’Italia di oggi è sempre più importante valorizzare esperienze produttrici di fiducia, di solidarietà e cittadinanza attiva in cui vedere cittadini (istituzioni pubbliche, enti, operatori economici, terzo settore e famiglie) che si mobilitano e che si prendono cura di un bene comune, tutto questo è valore aggiunto alla democrazia.



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