Non solo qualità dei servizi ma anche la costruzione di una rete di relazioni può cambiare il welfare
Cultura

Tra il dire e il welfare

Lo stato sociale nel mare della crisi - esperienze e idee per un nuovo welfare equo e partecipato

librowelfareDai condomini solidali ai people's market si ridisegnano i contorni del welfare sociale. Crescono le esperienze di "welfare fai date" grazie all'impegno di cittadini che si organizzano con la collaborazione delle amministrazioni locali. Il volume "Tra il dire e il welfare. Lo stato sociale nel mare della crisi - esperienze e idee per un nuovo welfare equo e partecipato" (edito da Altreconomia) di Francesca Paini e Giulio Sensi indaga sullo stato dell'arte del welfare in Italia raccogliendo esperienze e testimonianze di un nuovo modo di concepire le politiche sociali.

Il volume si apre con una fotografia della situazione del welfare in Italia, uno scenario sempre più disomogeneo e frammentato con un forte squilibrio tra gli interventi a livello locale e nazionale. Sono i Comuni a finanziare buona parte della spesa dei servizi sociali che si trovano sul territorio e con i quali i cittadini sono a diretto contatto. Mentre a livello nazionale lo Stato contribuisce sempre meno ai costi degli enti locali ma riconosce direttamente a specifici soggetti un sostegno economico. E’ chiaro dunque che in un contesto di tagli alla spesa pubblica risulta essere proprio il welfare il settore su cui si fanno sentire gli effetti più drammatici della crisi attuale. Se è vero che le risorse pubbliche saranno sempre più limitate “è pur vero – ribadiscono gli autori – che molto può essere ancora fatto. Anche l’impegno di pochi può diventare un patrimonio di tutti, cosìcome idee e azioni che – apparentemente – non c’entrano nulla con il welfare possono aumentare la sicurezza sociale.”

“Welfare fai da te” in Italia…

E’ questo il significato delle tante esperienze raccontate nel libro che indicano una nuova strada per il welfare, il “welfare fai da te” o il “welfare di casa mia”. Alcuni comportamenti quotidiani possono aiutare a sviluppare una rete di relazioni sociali utili per contrastare l’esclusione sociale e la povertà . Non solo qualità dei servizi ma anche la costruzione di una rete di relazioni può cambiare il welfare.

E’ questo il caso di esperienze come quelle dei condomini solidali. In via Bucci a Imola è nata la prima esperienza nazionale di condominio solidale destinato ad accogliere soprattutto persone anziane. Un piccolo edificio composto da mini appartamenti in cui le persone vivono per conto proprio ma godendo di alcuni servizi in comune, come l’assistenza infermieristica o la spesa a domicilio consegnata da volontari della Coop. Non solo solidarietà in condominio ma anche gli spazi pubblici offrono l’occasione per ripensare al welfare. Lo sanno le Slurp truppen, gruppi informali di architetti urbanisti e formatori che ridanno vita ad anonimi spazi pubblici trasformandoli in spazi ludici urbani a responsabilità partecipata (Slurp). Nuove soluzioni di welfare sociale si sperimentano anche oltre confine.

… e oltre i confini?

“Do good, get fit” è il moto dell’associazione di corridori di Londra Good Gym, che ha proposto ai propri soci un buon motivo per uscire a fare moto anche quando il tempo o gli impegni lo impediscono. Come funziona? I runner fanno sapere all’associazione quando usciranno a correre e dove andranno, e l’associazione gli indica la persona anziana (che diventerà il coach del corridore) che vive nel quartiere più vicino e che ha bisogno di un aiuto nei piccoli lavori domestici. Si stabilisce cosìun rapporto di mutuo aiuto: l’anziano diventa il “motivatore” del corridore e questi gli offre aiuto in casa e compagnia. Sempre a Londra è nato poi il progetto People’s market, un supermercato nei pressi del British Museum che offre sconti sulla spesa a chi dà una mano in negozio.

I casi raccontati sono la testimonianza di come la costruzione di una rete di relazioni sociali possa contribuire alla nascita di un welfare solidale che non guarda alla singola prestazione ma al benessere di tutti. “Perciò – concludono gli autori – se non vogliamo che il welfare assomigli a un desolato e anonimo palazzone di periferia, ma nemmeno ad una gated community esclusiva, deve integrarsi nel paesaggio e nella storia del territorio in cui si colloca ed entrare in relazione con altri soggetti di quella stessa comunità “.

 



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