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Effetto Labsus

Labsus su Il Venerdìdi Repubblica

L ' Italia scopre i beni comuni

immagine_venerdQuesta settimana abbiamo il piacere di segnalare alla nostra comunità  di lettori che Labsus ha conquistato anche le colonne de Il Venerdìdi Repubblica. Un traguardo inatteso fino a qualche tempo fa per il nostro Laboratorio ma soprattutto un riconoscimento per tutti quei cittadini che si sono attivati per prendersi cura, quartiere per quartiere, del proprio Paese.

L’articolo, che vi riproponiamo in allegato, è stato pubblicato sul settimanale di Repubblica lo scorso 14 dicembre; il titolo scelto dell’autrice Antonella Barina mette subito a fuoco la svolta epocale che è in atto nel nostro Paese: “L’Italia scopre i beni comuni”.

La sperimentazione a Bologna è partita in questi giorni. L’Unione Europea segue. Ma in tutto il Paese, anche per la crisi, gruppi di cittadini si organizzano e collaborano con le amministrazioni. Nelle scuole, nei parchi, nella manutenzione della città …“; la giornalista inizia cosìil viaggio lungo l’Italia dei beni comuni, fotografata dalla mappa georeferenziale presente nel nostro nuovo sito.

Difficile scegliere tra i circa 300 casi di sussidiarietà  orizzontale esaminati e schedati da Labsus in sei anni di attività : i cittadini di “Sgrasciamo Palermo”, i giardini condivisi di Parma, i “nonni civici” di Savona e gli studenti di “Rock your school – Scuola di manutenzione civica dei beni comuni” sono solo alcuni esempi.

E poi ancora l’Assessorato ai beni comuni di Napoli e le pratiche di amministrazione condivisa di Reggio Emilia.

Sono sempre più numerosi i cittadini che si impegnano a offrire un servizio alla comunità  ed insieme a migliorare la qualità  della propria vita” scrive BarinaTanto le amministrazioni pubbliche non hanno un soldo, lamentarsi della débacle non serve, fregarsene ci ha portati al degrado attuale Non resta che darsi da fare. Prendersi cura dei beni comuni“.

Nella seconda parte dell’articolo la giornalista intervista il presidente di Labsus Gregorio Arena, che illustra con chiarezza il principio costituzionale di sussidiarietà , cioè di “cura civica dei beni comuni”, che legittima i cittadini ad intraprendere attività  di interesse generale.

Un’affermazione rivoluzionaria” sostiene ArenaTutto ciò non significa fare da tappabuchi alle carenze dello Stato, ma riappropriarsi del proprio Paese, essere cittadini sovrani. Il tempo della delega è finito. Bisogna diventare responsabili“.

Gli scenari attuali

L’articolo di Barina su Il Venerdìconferma la rilevanza acquisita da questi concetti, negli ultimi mesi infatti sempre più spesso si registrano iniziative sui beni comuni che ormai rappresentano un tema centrale del dibattito politico. Se lo slogan della campagna delle primarie del centro-sinistra recitava: “Italia. Bene comune”, il centro-destra non è stato da meno presentando il Manifesto “Per il bene comune della nazione”.

Gli italiani cominciano a familiarizzare con questo concetto, c’è chi si interroga sulla differenza tra bene comune e beni comuni, chi è diventato consapevole che le pratiche di cittadinanza attiva in cui è coinvolto possono essere assimilate a pratiche di cura di manutenzione dei beni comuni, ma il rischio di un uso improprio del principio è fin troppo evidente.

Potremmo dire che in molti hanno “fiutato l’affare” e che ormai è aperta la corsa per accaparrarsi il ruolo di unico e legittimo difensore dei beni comuni, una pretesa che contrasta con il valore intrinseco dei beni comuni stessi che per loro definizione appartengono a tutti, alla comunità .

In realtà  chi si occupa quotidianamente da anni di cittadinanza attiva e di beni comuni, come Labsus, è consapevole che non tutti hanno davvero compreso la portata di questo fenomeno, e se da un lato viene accolta positivamente la crescente attenzione nei confronti di questi temi, dall’altro aumenta la preoccupazione per un utilizzo meramente strumentale di questi concetti.

Le riflessioni e le analisi di Arena e Iaione sviluppate nel libro “L’Italia dei beni comuni”, “Filosofia dei beni comuni” di Pennacchi, il testo “Azione popolare. Cittadini per il bene comune” di Settis e ancora “Beni comuni. Un manifesto” di Mattei, non solo delineano un corretta prospettiva, ma restituiscono a questi principi la giusta profondità , ponendo le fondamenta teoriche per un impiego pratico degli stessi.

L’articolo che vi abbiamo riproposto rappresenta quindi un ulteriore stimolo a continuare le attività  di ricerca, monitoraggio, analisi e diffusione del principio di sussidiarietà  e di manutenzione dei beni comuni, con l’auspicio di stimolare nuovi cittadini ad attivarsi a supporto della comunità .



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