Sfiduciati, ma non privi di speranza per il 2013. Questa la fotografia degli italiani secondo il Rapporto Demos 2012
Società

Gli italiani e lo stato: aspettative per il 2013

La fotografia del Rapporto Demos 2012

header_img_dxPubblicata l'edizione 2012 del Rapporto "Gli italiani e lo stato" realizzato da Demos per il gruppo l'Espresso.

La fiducia nelle istituzioni

Gli italiani risultano sempre più sfiduciati, ma non privi di speranza per il 213.

In generale diminuisce la fiducia nelle istituzioni, con l’eccezione dell’Unione europea che rispetto al 211 presenta un significativo +6,9 percento. Nell’insieme risulta molto basso l’indice di fiducia nelle istituzioni della democrazia rappresentativa: solo il 6,9 percento degli intervistati attribuisce fiducia al Parlamento, e il 5,6 percento ai partiti politici.

In diminuzione anche l’indice di soddisfazione nei confronti dei servizi pubblici e privati (scuola, sanità , ecc.). l’indice di propensione al privato rimane stabile (21 percento) rispetto al 211.

La partecipazione

In diminuzione la partecipazione politica diretta (manifestazioni, iniziative dedicate all’ambiente, ecc.), mentre tiene la partecipazione sociale con una crescita nel settore del volontariato, a fronte di un ridimensionamento della partecipazione ad altre tipologie di associazionismo. Questo dato è interessante perché, contrariamente a quanto spesso accade, la crisi non ha fatto venire meno il senso di solidarietà .

Aspettative per il futuro

In generale, il 37 percento degli intervistati ritiene che il 213 sarà migliore; una percentuale di poco inferiore (36,7 percento) ritiene che sarà uguale al 212. Il dato positivo è confermato dalle attese per il 213 che vedono in netta ripresa, secondo il parere degli intervistati, la credibilità internazionale dell’Italia e la lotta all’evasione. Al contrario, non credono che diminuirà la pressione fiscale né che migliorerà la politica italiana nel suo insieme e la lotta alla corruzione.

Riprendendo la lettura di Sabino Cassese, Ilvo Diamanti nel suo commento al Rapporto richiama l’idea dell’Italia come una “società senza stato“, che va avanti malgrado le istituzioni e facendo leva sui suoi valori tradizionali, primo fra tutti quello della famiglia, l’attaccamento alla quale è in ulteriore crescita rispetto al 211.



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