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Un diffuso laboratorio di partecipazione con i piedi "per terra"
Ambiente

I giardini condivisi di Milano

Spazi verdi in disuso riqualificati grazie all ' impegno comune

giardino-aromi-milano-paolo-pini-serra2I primi esperimenti di verde condiviso a Milano erano stati avviati nel 2004 con l ' intento principale di promuovere la terapia ortoculturale: otto anni dopo, il comune approva una delibera che promuove il rilancio delle aree verdi abbandonate attraverso la pratica dei giardini condivisi, sul modello di Parigi, Londra e New York.

Il progetto è stato promosso in occasione della ” Festa dei giardini condivisi ” svoltasi domenica 14 ottobre presso l’Acquario Civico, durante la quale, attraverso conferenze, dimostrazioni dal vivo, tavoli informativi, consulenze di giardinieri e paesaggisti professionisti e videoproiezioni, i cittadini hanno potuto ” chiarirsi le idee ” su cosa sia un giardino condiviso. Il senso del progetto è quello di realizzare spazi di aggregazione socioculturale dedicati alla cura dell’ambiente ed alla promozione della vivibilità  cittadina attraverso pratiche di giardinaggio collettivo, ornamentale o orticolo, con particolare attenzione all’aspetto ecologico .
A sostegno dei giardini condivisi si è schierata in prima linea la rete delle Libere Rape Metropolitane, che oggi sta stipulando convenzioni con il Comune per contribuire a realizzare concretamente le prescrizioni della delibera che hanno sostenuto. La rete nasce nel 21 presentandosi come uno spazio di incontro plurale che raccoglie esperienze diverse in una rete che promuove la cultura del verde come bene comune: proprio a questo fine, fin dall’inizio la rete ha appoggiato e promosso la delibera firmata poi il 25 maggio 212.

La delibera

La delibera n.1143 del 25/5/212 titolava esplicitamente ” Linee d’indirizzo per il convenzionamento con associazioni senza scopo di lucro per la realizzazione di giardini condivisi su aree di proprietà  comunale ” . Sulla base della proposta a suo tempo formulata dagli Assessori comunali Castellano, Benelli e Maran, la delibera prevede un procedimento in quattro fase per avviare la collaborazione con le associazioni o i gruppi di cittadini che vogliono realizzare il proprio giardino condiviso. Innanzitutto sarà  necessario inviare una proposta agli uffici competenti di zona che verrà  sottoposta a verifica di coerenza rispetto agli obiettivi del progetto, realizzata dal Consiglio di Zona. Contemporaneamente l’Amministrazione competente verificherà  che l’area si effettivamente di proprietà  del comune e, superate queste valutazioni preliminari, si procederà  alla stipula dell’apposita convenzione tra associazione di cittadini ed il competente settore di Zona.
Per mantenere operativo il contratto, le associazioni dovranno impegnarsi a mantenere gli impegni assunti e ad organizzare occasioni nel quale il giardino sia aperto al pubblico, momenti sociali come ad esempio feste o incontri formativo-didattici. Dal canto suo l’amministrazione si impegna ad offrire, oltre allo spazio fisico, una preliminare sistemazione del giardino per essere messo in condizione di accogliere le previste attività  di coltivazione.

I frutti della delibera

Il primo esperimento milanese di giardino condiviso, antecedente la delibera stessa, è stata lanciato sul grande parco che circonda il Paolo Pini di Affori, ex manicomio milanese, dall’associazione Giardino degli Aromi con altre realtà  già  esistenti di giardini ed orti condivisi. Il parco oggi ha ritrovato il suo aspetto di selva libera affiancata da aree coltivate nelle quali vengono svolte attività  di comunità  autogestita. Vale la pena anche citare il progetto Cascina Bollate, che nel carcere della cittadina riunisce giardinieri liberi e detenuti, coordinati da Susanna Magistretti e Massimo Iacopetti, per coltivare rose antiche e erbacee perenni.
Con la delibera i progetti si sono moltiplicati e sono sorte esperienze come quella dell’associazione Isola Pepe Verde che per la zona a Porta Nuova ha già  pronto un progetto di giardino condiviso per una ” scarpata ” incolta in via Guglielmo Pepe. E’ già  stato approvato invece un progetto per Via Montello dall’associazione Giardini in Transito, dove un’area di 3 metri quadri è verrà  salvata dalla prospettiva di diventare una giungla incolta assegnando ai cittadini mini appezzamenti da curare. Altre esperienze già  avviate sono quelle di Piano Terra, di Hub Giambellino, di Percorsi, Via Terraggio, l’Orto Diffuso, il Giardino Comunitario, i Giardini in Transito di Viale Montello e i Papaveri Rossi di Precotto.

Impegno, responsabilità  e condivisione

Un recente editoriale di Maria Cristina Marchetti ha chiarito come, attraverso esperienze come quella dei giardini condivisi, ” L’Io moderno lascia il posto ad un Noi comunitario […, aperto] alla condivisione e alla cooperazione ” . L’idea dello spazio pubblico come spazio ” statale ” lascia il posto ad un’idea di spazio pubblico come spazio comune e della comunità , che si concretizza proprio grazie ad esperienze come quella di Milano e dei suoi giardini.
Marco Sessa, architetto del paesaggio e fondatore dei Giardini in Transito, ha descritto queste occasioni come ” Un diffuso laboratorio di partecipazione con i piedi “per terra” ” , cogliendo perfettamente l’idea di creatività  e di condivisione sottostante ad ogni impegno sussidiario per la cura dei beni comuni. ” Quella che cresce, insieme all’orto, è un’altra idea di cittadinanza ” , ha affermato Graziano Valera, educatore di comunità : la speranza è quella di poter vedere crescere questa buona pratica fino a far sbocciare i giardini condivisi di Milano tanto da poter diffondere i semi di questa esperienza sia su tutto il territorio nazionale.



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