" Le aziende collaboreranno con i governi locali per fornire ai consumatori una scelta in fatto di mobilità "
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Stiamo rinunciando all ‘ automobile?

I dati del Ventesimo Rapporto Aci-Censis sembrano confermare le ipotesi internazionali

3724499100_207d5fb563Il 18 dicembre è stato presentato il Ventesimo Rapporto Aci-Censis che ha presentato una panoramica interessante dei comportamenti di mobilità registrati in Italia nel 2012: una drastica riduzione del numero di immatricolazioni (-20% rispetto al 2011), cosìcome degli iscritti a sostenere l ' esame di guida (-19%). Se in Italia il dibattito attorno a questo trend negativo è bloccato sul piano economico, a livello internazionale si comincia a valutare l ' ipotesi di cambiamenti strutturali nei comportamenti di mobilità .

Certamente i dati rilevati dal Rapporto Aci-Censis meritano una valutazione economica preliminare: considerato il ciclo positivo antecedente (27-21), il già elevato tasso di motorizzazione privata dell’Italia (circa 66 automobili rispetto alla media europea di 417), l’aumento del costo di gestione di un’automobile e l’innegabile impatto della crisi economica sulle scelte di investimento delle famiglie, la contrazione del mercato automobilistico sembrerebbe spiegarsi da sé.

L’opinione degli esperti

Due studi recenti promossi dall’Ocse (Phil Goodwin, “Peak travel, peak car and the future of mobility” e J.L. Madre, R. Collet, J.T. Villareal, Y.D. Bussière; “Are we heading toward a reversal of the trend for ever-greater mobility“, pubblicati per la collana di studi pubblicati dall’International Transport Forum), ed una monografia pubblicata dalla University of the West of England (“A future beyond the car“), sembrano proporre una spiegazione alternativa di questi andamenti. L’ipotesi avanzati è che non si tratti di una crisi congiunturale che si esaurirà contemporaneamente alla crisi economica generale, ma di cambiamenti strutturali nei modelli di mobilità dei cittadini.
Concordano con quest’approccio anche alti responsabili del settore automobilistico americano, che sempre più risultano interessati ad un coinvolgimenti in azioni locali di car-sharing, dedicate a quei professionisti urbani che hanno bisogno solo occasionalmente della macchina e preferiscono non possederne una. ” Il futuro della mobilità sarà multi-modale ” , ha affermato Sheryl Connelly, analista della Ford, con la quale concorda Peter Kosak, direttore esecutivo per la mobilità urbana di General Motor, che aggiunge che ” Bici e biciclette elettriche faranno sempre più parte dello stile di mobilità urbana ” .

Nuovi impulsi dalle città

E’ proprio nelle grandi aree urbane, che hanno visto l’ascesa delle automobili, che si manifestano i cambiamenti più significativi dei comportamenti di mobilità , influenzati anche dalle scelte politiche in materia di trasporti ed assetto urbanistico. Secondo JoAnn Heck, direttore marketing di Chrysler, i produttori di automobili lavoreranno sempre di più insieme ” ai governi locali e ad altre aziende per fornire ai consumatori una scelta in fatto di mobilità ” .
Sembra ormai evidente, tanto guardando le evidenze statistiche quanto ascoltando il parere degli esperti, che cominciano ad emergere comportamenti di mobilità maggiormente riflessivi e consapevoli, con orientamenti di consumo influenzati dal rispetto per l’ambiente e quindi orientati verso la mobilità sostenibile. I cittadini hanno fatto la loro parte, hanno cambiato in primis le proprie abitudini di comportamento consapevoli della necessità di tutelare l’interesse collettivo alla vivibilità cittadina: ora le istituzioni devono dimostrarsi all’altezza di comprendere e rispondere agli impulsi che vengono loro forniti.



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