Collaborazione e condivisione: gli imperativi della nuova civiltà dello stare insieme
Cultura

L’egoismo è finito. E’ tempo di collaborare

La nuova civiltà dello stare insieme

Cover_galdoC'è un gene in noi che ci porta naturalmente verso gli altri. Ne è convinto Antonio Galdo che nel suo libro "L'egoismo è finito. La nuova civiltà dello stare insieme" (Einaudi editore) racconta nuovi modelli di sviluppo economico e sociale fondati sulla condivisione e la collaborazione.

Cosìdall’esperienza delle città sostenibili e intelligenti di Zurigo e Ferrara, l’autore passa in rassegna casi di coworking e cohousing con uno sguardo alle nuove forme di welfare fai da te. Il fil rouge del volume sembra essere la parola condivisione, cosìsi legge del caso della città di Zurigo che ha inaugurato lo shared space e di Ferrara dove nasce il primo bicycle manager italiano.
“Lo shared space che trovi nei quartieri centrali di Zurigo è una sottrazione di confini, di angoli, di separazioni. La strada diventa unica, senza semafori, strisce pedonali, spartitraffico, corsie preferenziali, piste riservate, e il marciapiede scompare, tagliato al livello della strada”. E’ l’idea della città villaggio che si riproduce nello spazio urbano. Si tratta di abbandonare la visione egoistica della città puntando su una nuova forma di mobilità e vivibilità urbana. Il caos calmo raggiunto dalla città , scrive Galdo, è frutto di un percorso partecipato e di una stretta collaborazione tra cittadini e amministrazione. Attraverso un referendum infatti i cittadini hanno bocciato la nascita di nuovi parcheggi preferendo gli spostamenti in bici e in tram. Lo shared space diventa dunque l’espressione dell’altruismo metropolitano dove la città è intesa come un luogo da vivere e non da attraversare velocemente.

La città delle biciclette

Nel nostro paese ad esempio, un caso significativo, è quello di Ferrara, la città delle biciclette. “Ferrara città delle biciclette”, un cartello che parla chiaro e che “ti ritrovi a ogni ingresso del perimetro urbano, come avvertimento per i pendolari e i turisti e come promemoria per i residenti”. La bici è genius loci, nume tutelare della comunità . Lo stesso sindaco della città , Tiziano Tagliani, ha inaugurato una campagna pubblicitaria a favore della due ruote per promuovere un nuovo modello di mobilità urbana che risponda ad uno stile di vita più sostenibile. Gli stessi dipendenti del comune dispongono di 21 bici in comodato gratuito per gli spostamenti di servizio, cosìcome i turisti stranieri che hanno a disposizione bici e guida turistica ad un prezzo unico. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di unire i cittadini e favorire la coesione sociale attraverso una serie di attività di promozione dell’uso della bicicletta, come precisa l’autore riportando le parole del primo bicycle manager italiano Gianni Stefanati. Dalle smart cities, alla mobilità sostenibile e agli spazi urbani condivisi, l’altruismo urbano si declina anche nelle forme dell’autorganizzazione e del cohousing.

Vauban, il quartiere verde

L’autore racconta infatti del caso del quartiere verde di Vauban a sud di Friburgo. Qui i lotti delle ex caserme sono stati assegnati ad alcune cooperative di residenti che attraverso il Forum, il loro organo di autogoverno, si occupano di gestire gli spazi comuni: scuole, strade, piazze. Una sorta di maxicondominio dove si discute, si litiga ma alla fine si decide tutti assieme nell’interesse generale. Il modello Vauban è sbocciato anche da noi, in particolare in Toscana. A Follonica, in provincia di Grosseto, la parrocchia di San Paolo ha la sua autonomia energetica con un proprio impianto fotovoltaico realizzato grazie al contributo dei fedeli che si sono autotassati per l’acquisto e il montaggio dei pannelli. E dove, grazie alla collaborazione dei residenti, è nato il condominio ecologico: venti appartamenti a bolletta zero, energeticamente autosufficienti. Mentre a Torino grazie all’associazione CoAbitare otto famiglie hanno acquistato un vecchio edificio in disuso per dare il via ad un’esperienza di co-housing, mutuo aiuto nel rispetto dell’autonomia e indipendenza reciproca.

Il co-working

“Anche la fatica e l’incertezza del lavoro, specialmente quando è a rischio, si alleviano stando insieme”, scrive Galdo. Si tratta del cosiddetto coworking, il lavoro condiviso. Non è semplice condivisione di spazi comuni, piuttosto è stare insieme a persone che condividono la passione per l’innovazione e la voglia di fare. E’ un passion working space. In Italia il coworking si è tradotto nell’esperienza del Talent garden, il giardino dei talenti a Brescia. Dove giovani professionisti free lance, video maker, comunicatori lavorano insieme confrontandosi e condividendo idee e progetti.
Le esperienze raccolte nel volume disegnano un nuovo percorso verso una civiltà dello stare insieme in cui il mutuo aiuto, la condivisione e la partecipazione diventano gli imperativi dell’innovazione e della crescita.



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