Bes 2013: un importante contributo di Istat e Cnel al dibattito sul Pil.
Società

L ‘ Italia equa e sostenibile nel dati dell ‘ Istat

Il benessere " al di là del Pil "

bes-2013Pubblicato Bes 2013 il primo rapporto Istat-Cnel sul "Benessere equo e sostenibile in Italia" un modo nuovo di guardare al benessere del paese che, come si legge nel rapporto,"che pone l'Italia all'avanguardia nel panorama internazionale in tema di indicatori che vadano "al di là del Pil". Sulle pagine di questa rivista ci siamo occupati spesso del dibattito sul Pil e questo documento rappresenta un primo passo verso un modo nuovo di guardare alla situazione del paese, facendo emergere al tempo stesso i suoi punti di forza.

I dati del rapporto: la tenuta dei legami familiari

Dal rapporto emerge che in Italia si vive sempre più a lungo, ma il paese resta indietro in alcuni settori specifici quali l’istruzione e la formazione: la quota di persone di 3-34 anni che hanno conseguito un titolo universitario è del 2,3% in Italia a fronte del 34,6% della media europea e resta evidente un legame tra il livello di istruzione raggiunto e l’estrazione sociale.

La famiglia rappresenta ancora un pilastro della solidarietà nel paese, assicurando una rete sociale di sostegno, particolarmente importante in tempi di crisi. Nel 212, infatti, le persone di 14 anni e più che si dichiarano molto soddisfatte per le relazioni familiari sono il 36,8%; a questi si aggiunge un 54,2% che si dichiara abbastanza soddisfatto. Il ruolo di ammortizzatore sociale che la famiglia ha da sempre svolto in Italia si conferma in tempi di crisi, con un carico di lavoro, soprattutto per le donne, che rischia di diventare eccessivo e di produrre squilibri in altri ambiti della società , quali quello lavorativo e della partecipazione.

A fronte della sostanziale tenuta della famiglia, cala la fiducia negli altri. Nel 212 solo il 2 percento delle persone di 14 anni e più ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia, dato in calo rispetto al 21 (21,7 percento) e tale quota scende al 15,2 percento nel Mezzogiorno.

La distanza della politica

Il rapporto è stato concluso prima dell’ultima tornata elettorale, ma rispecchia il clima politico nel quale si sono svolte le elezioni, contrassegnate da una forte sfiducia nei confronti dei partiti, del Parlamento, dei consigli regionali, provinciali e comunali, del si ­stema giudiziario.

Tale clima ha favorito negli ultimi anni l’astensionismo (basti pensare che alle ultime elezioni si è attestato intorno al 25 percento) e l’allontanamento di giovani e donne dalla partecipazione politica. Da questo punto di vista, le ultime elezioni hanno segnato un’inversione di tendenza, portando in Parlamento un 3 percento di donne, cosìcome l’età media di deputati e senatori è scesa a 48 anni.

Ambiente e Cultura

Sono proprio ambiente e cultura i due ambiti all’interno dei quali è possibile recuperare una diversa nozione di benessere. Se alcuni segnali positivi emergono per quanto riguarda le questioni ambientali, dove aumentano ad esempio i consumi di energia da fonti rinnovabili che aumentano dal 15,5 percento del 24 al 22,2 percento del 21, diverso è il discorso per quanto riguarda il patrimonio paesaggistico e la cultura che vedono ancora uno scarso investimento di risorse e una incontrollata espansione edilizia che continua a consumare porzioni di territorio nazionale.

Il dibattito sul Pil

L’impegno di Istat e Cnel nell’elaborazione di questo rapporto pone l’Italia all’avanguardia in quello che comunemente viene identificato come il “dibattito sul Pil“.

La stessa Ocse, attraverso la “Better Life Initiative”, ha creato uno strumento interattivo denominato “Better Life Index” attraverso il quale i cittadini dei diversi paesi possono elaborare il proprio “indice per una vita migliore” a partire da undici dimensioni individuate come essenziali: abitazione, reddito, lavoro, comunità , educazione, ambiente, governance, salute, soddisfazione di vita, sicurezza, equilibrio vita-lavoro.

Non sono mancate iniziative simili in altri paesi europei, primi fra tutti Francia e Gran Bretagna. La crisi economica per certi aspetti ha accelerato la presa di coscienza circa un cambiamento di rotta nei parametri di valutazione del benessere. Resta da vedere se sotto la spinta di un’opinione pubblica più consapevole, la politica saprà compiere le scelte adeguate.



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