286 dipendenti dell'Alessi spa saranno impegnati nella manutenzione di scuole, parchi e giardini
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Il ” Buon lavoro ” che si prende cura dei beni comuni

La Alessi spa non licenzia i suoi lavoratori, ma li impegna in lavori a favore della comunità 

alessi_spaLa crisi colpisce le piccole e medie imprese come i grandi gruppi industriali. Come evitare allora di licenziare, come superare la paventata cassa integrazione? Come rendere i lavoratori da potenziali disoccupati a risorsa per la comunità ? Come trasformare gli operai di una grande azienda italiana di design in custodi dei beni comuni? A dare risposta a queste domande ci ha pensato la Alessi spa che, ad Omegna, dove ha sede l ' azienda, ha creato un ' insolita alleanza con i suoi lavoratori, l ' amministrazione comunale e la comunità  locale.

Tra il mese di giugno e di novembre di quest’anno 286 dipendenti della Alessi Spa tra operai, impiegati e dirigenti invece di passare questi mesi in cassa integrazione impiegheranno da una fino a otto giornate di lavoro normalmente retribuito, per un totale di circa 9mila ore, al servizio della comunità  cittadina di Omegna, nell’ambito dell’iniziativa ” Buon lavoro – la Fabbrica per la città  ” .

I progetti del ” buon lavoro ”

Foto_volontariAlessiLe principali attività  che vedranno coinvolto il piccolo esercito di volontari dell’Alessi riguardano l’intervento di tinteggiatura e riordino degli oltre 3mila metri quadri della scuola De Amicis; la manutenzione ordinaria degli spazi pubblici, dei giardini e dei parchi del lungolago; l’affiancamento degli operatori sociali nell’accompagnamento a bambini, anziani e disabili. Proprio in quest’ultimo ambito nasce, inoltre, un progetto nel progetto: la creazione all’interno degli spazi della fabbrica di un laboratorio artigianale per utenti disabili. Un’iniziativa a lungo termine, gestita dagli educatori del CISS e coadiuvata, almeno per qualche ora e almeno per quest’anno, dai volontari-lavoratori dell’azienda. Una sinergia che vede il privato innovarsi per superare la crisi economica e lo fa mettendosi al servizio della collettività  migliorando quei beni comuni, come gli edifici scolastici, che spesso gli enti locali fanno fatica a mantenere negli standard di qualità  per via dei vincoli di bilancio.

Un’innovativa partnership tra pubblico e privato

distribuzione_maglieL’iniziativa dell’Alessi si spinge oltre la promozione di ” lavori socialmente utili ” , c’è molto di più. C’è lo spirito di mettersi al servizio dell’interesse generale nel pieno dettame dell’articolo 118 della Costituzione. C’è il prendersi cura dei beni comuni, beni di tutti e c’è un nuovo spirito del vivere la città : impegnarsi e attivarsi, diventare cittadini attivi che mettono a disposizione la loro opera al servizio di una comunità  e facendovi parte anche loro stessi come utenti dei servizi e degli spazi che andranno a riqualificare. E’ un nuovo modo di intendere l’attività  economica in sinergia con l’azione amministrativa. ” Questo progetto è un esempio straordinario – ha detto il sindaco di Omegna Adelaide Mellano – di come tra le imprese e le amministrazioni pubbliche possano nascere collaborazioni che vanno al di là  della semplice beneficenza ” . Si tratta di una nuova forma di partenariato pubblico-privato per superare il momento di empasse politico ed economico come anche lo stesso amministratore delegato Michele Alessi afferma quando descrive il progetto messo in piedi dalla sua azienda: ” Uno stimolo, per chi di dovere, per provare a pensare un nuovo modello di partnership tra pubblico e privato che crei sinergie positive tra diversi ordini di necessità  ” .

Un modello nazionale? Perché no!

Logo_FabbricacittaIl progetto della Alessi, che è stato presentato ufficialmente il 13 giugno presso la sede dell’azienda a Crusinallo (Verbano-Cusio-Ossola), potrebbe diventare un modello replicabile in altre realtà  locali e, perché no, estendersi anche a livello nazionale? Se lo augura l’amministratore delegato Alessi che rimarca la necessità  di coinvolgere non solo il Comune ma anche lo Stato nella realizzazione dell’iniziativa. Un esperimento che da un lato è vantaggioso per lo Stato perché non vi sono esborsi per la cassa integrazione e per i servizi ai cittadini e dall’altro contribuisce a creare una comunità  più solidale in cui tutti concorrono all’interesse generale. La portata del progetto infatti è molto più ampia e contribuisce a ri-cementificare le fondamenta del paese a partire dalla cura dei beni comuni. Ma come?

Ripartire dai beni comuni per ricostruire il Paese

Se nel Dopoguerra si fa appello alla forza e alla collaborazione tra i cittadini e il governo locale per la ricostruzione, non solo di un Paese, ma anche di un sentimento di appartenenza al territorio, come scrive Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera, non siamo, forse, oggi (anche se in termini differenti) in un nuovo Dopoguerra? Non è forse vero che l’Italia che si sta disegnando è quella di un paese che ha già  compreso la necessità  di abbandonare l’individualismo per lasciar spazio alla condivisione e alla collaborazione? Non si tratta di essere ” buonisti ” o anime pie, chi si prende cura dei beni comuni, del territorio lo fa anche nel proprio interesse ma con ricadute positive sull’intera comunità  locale. Insomma, chi agisce attivamente lo fa sìper migliorare le proprie condizioni di vita, nel presente, ma con inevitabili ricadute, nel futuro, sull’intera collettività .

Sulla via della Costituzione

Si capisce allora la portata ” rivoluzionaria ” di iniziative come quella messa in campo dall’Alessi con il sostegno del Comune. Non si tratta solo di lavori socialmente utili. E’ cura dei beni comuni, è cura della città , è garanzia di servizi per tutti nello spirito dei principi costituzionali. La Carta contiene in sé i principi e i semi del futuro che vanno recuperati e coltivati per far crescere il Paese superando cosìla crisi. L’articolo 118, ultimo comma, contiene un principio chiaro: la sussidiarietà  orizzontale, che si traduce nella piena collaborazione tra cittadini, singoli e associati, e amministrazione per la cura dei beni comuni. Che altri non sono che quei beni funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali. Il principio di sussidiarietà  orizzontale si ricollega infatti agli articoli 2 e 3 della Costituzione. Perché collaborare insieme, recuperando lo spirito di solidarietà , vuol dire garantire spazi urbani vivibili, migliore qualità  della vita, dignità  sociale, tutela del territorio e del paesaggio, pieno sviluppo della persona umana, migliori relazioni umane. L’uomo è di per sé un essere relazionale. Per vivere ha bisogno di far parte della comunità . Questo gli permette di realizzare se stesso. Sono le reti sussidiarie che bisogna ricostruire per cambiare strada. La via è già  tracciata dalla Costituzione bisogna solo percorrerla e l’Italia è ricca di buone pratiche di amministrazione condivisa fondamentali non tanto per ” ricostruire un muro o una strada ma un sentimento ” . Quello della solidarietà .

gallo@labsus.net

Twitter: @AngelaGallo1

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