Riformismo di ieri, riformismo di oggi
Cultura

Contro riforme

Il nuovo libro di Ugo Mattei edito da Einaudi

foto_mattei_controriformeSi intitola "Contro riforme" il libro di Ugo Mattei, Giulio Einaudi editore, che apre una riflessione sui processi di cambiamento del riformismo e del suo significato, dando voce a come oggi essere riformisti o dichiararsi tali non corrisponda a quell'universo valoriale al quale prima questo termine faceva riferimento.

“In questo libro intendo sostenere che le riforme non sono altro che ideologia”; con queste parole Ugo Mattei introduce direttamente il lettore alla sfida che si è posto nello scrivere il suo ultimo libro.

“Non passa giorno senza che qualche politico, giornalista, commentatore, imprenditore, sindacalista o alta carica dello Stato invochi le riforme dando per scontate le loro virtù. Non vi è tuttavia alcuna chiarezza sul senso del termine né alcuna prova della desiderabilità delle riforme strutturali nel nostro contesto”. L’autore intende riflettere sulle eventuali e reali alternative poste in essere dalla politica italiana, e quanto queste possano costituire una soluzione alla situazione in cui versa il nostro Paese.

La questione del concetti di riformismo è tanto più attuale da quando il suo significato ha subito una mutazione, anche nel contesto italiano. L’autore identifica nel periodo di transizione dalla prima alla seconda Repubblica la genesi del processo di cambiamento (1). Il riformismo neoliberale, considerato una “semplice operazione tecnica per riformare istituzioni obsolete o malfunzionanti” è andato trasformandosi in una nozione vacua, utilizzata per giustificare l’ondata di privatizzazioni. “Dalla metà degli anni Ottanta, il concetto di «riformismo », ha conosciuto una nuova primavera anche in Italia. Tutti i politici desiderosi di assumere cariche di governo, dimostrandosi responsabili e affidabili agli occhi della comunità internazionale, si devono necessariamente dichiarare «riformisti »”.

Riformismo

E’ necessario però sottolineare come la stessa parola riforma possa cambiare significato a seconda delle istanze che vengono portate avanti. Al termine riformismo spesso viene spesso data un’accezione positiva che non sempre ha. Una positività che di certo deriva dalla volontà di un paese di voler andare avanti, di progredire, di cambiare, di svilupparsi. Proprio oggi, in cui questo desiderio di nuovo è sempre più forte ci si appella allo Stato per realizzare riforme senza riflettere attentamente ad avviso dell’autore, sul suo reale contenuto.

Un ripensamento del concetto di riformismo che sia aderente alla realtà dovrebbe passare attraverso l’abbandono della concezione delle riforme come un “processo palingenetico” che avviene grazie all’entrata in vigore di una legge, in favore di una visione dell’azione riformatrice come il frutto di un processo graduale di cambiamento .

Dopo aver compiuto la disamina della mutazione e dello svuotamento di significato del termine riformismo, Ugo Mattei passa a interrogarsi su cosa voglia dire oggi per un politico essere riformista. Tutti coloro i quali rilevano quanto questa nozione sia priva di senso nel contesto odierno, sono considerati estremisti. Il riformismo ha assunto oggi un significato che sembra andare in controtendenza rispetto al suo sviluppo iniziale, che vedeva le riforme, legate alla volontà di limitare la libertà della proprietà capitalistica e di diminuirne gli effetti, e che prevedeva un uso sensato dello strumento politico per cui alla proprietà venisse attribuita una vera e propria funzione sociale, necessariamente tutelata dal diritto. Oggi non sembra essere più così, in quanto lo strumento riformista appare utilizzato per fini differenti, o comunque con un disegno politico divergente rispetto al passato in cui le riforme tendevano a promuovere una determinata visione della politica. Ed è proprio per tali ragioni che la scelta di Ugo Mattei di intitolare il suo nuovo libro “Contro riforme” sembra calzante.

La furia riformista

Secondo l’autore, se i processi di erosione del pubblico a opera del privato sono considerate riforme nel contesto odierno, è necessario non solo ripensare il termine, ma soprattutto elaborare forme di risposta all’attacco sferrato dal pensiero unico del mercato libero: in altri termini, “contro riforme” che usino il diritto come strumento di difesa da questi attacchi. Il binomio proprietà privata/proprietà pubblica deve essere equilibrato a favore delle istituzioni del comune.

Nel cuore del libro, l’autore rileva come la principale “vittima” del riformismo inteso nella sua declinazione negativa sia stata la Costituzione italiana. Si è cercato, negli ultimi decenni, di smantellare gli assetti istituzionali disegnati dalla Carta costituzionale, identificata quindi da Mattei come la prima leva sulla quale fare forza per resistere alla “furia” riformista. La Costituzione come “matrice di nuovi processi costituenti” . Una genesi dal basso delle riforme, che passa anche attraverso pratiche sociali di riappropriazione civica in nome della difesa dei beni comuni dalla privatizzazione.

(1) G. Arena, La funzione pubblica di comunicazione, in La funzione di comunicazione nelle pubbliche amministrazioni, Rimini, 24, p. 34 ss.

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