Paradossalmente, come spesso dico, oggi dal punto di vista dell ' amianto il territorio più sano dove vivere probabilmente nel mondo è il Casalese
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Gioanola illustra lo sportello di bonifica amianto di Mirabello Monferrato

La bonifica fatta dai cittadini è possibile

foto_gioanolaIn questa lunga intervista il sindaco di Mirabello Monferrato (AL) Luca Gioanola ci ha raccontato il progetto dello sportello di bonifica amianto realizzato nel suo Comune e come sia possibile la bonifica in proprio. Quella di Mirabello Monferrato, Comune del Casalese coinvolto nel processo Eternit (e che in passato rifiutò il risarcimento dell'azienda per continuare la battaglia legale), è stata la prima, e per alcuni anni l'unica, esperienza di questo tipo in Italia.

Può tracciare un quadro generale sulle attività  dello sportello di bonifica amianto del Comune di Mirabello Monferrato sottolineando gli elementi più innovativi?

Lo sportello di bonifica amianto prevede una serie di agevolazioni e di incentivi per i cittadini, ma soprattutto è un posto dove il cittadino si può recare per fare domande e ricevere informazioni senza essere rimpallato da un ufficio all’altro. E’ un posto unico dove poter trattare questo tema importante e delicato per la salute, per l’ambiente ma anche per il contesto urbanistico e di degrado del territorio poiché, anche se questo è un problema secondario, i manufatti in cemento-amianto sono anche esteticamente brutti.

Un aspetto importante da gestire riguarda il possibile disagio derivante dal fatto di possedere un manufatto in cemento-amianto. Non bisogna far sentire nessuno a priori a disagio, non è colpa del cittadino se ha un manufatto di questo tipo ma è colpa di chi, pur conoscendone la pericolosità  l’ha tenuta nascosta. Il vantaggio economico ne ha permesso la fabbricazione a costo della vita di quasi tutti gli operai ed i lavoratori delle fabbriche Eternit e a costo della vita di molti cittadini.

Un bilancio di questi quattro anni di attività ?

Al momento il resoconto più dettagliato è quello pubblicato a gennaio 2013. Il geometra mi informa che c’è un afflusso costante di un paio di persone a settimana che vengono a chiedere informazioni e sovente tra questi c’è chi attiva la pratica. In autunno faremo un nuovo incontro con la cittadinanza e a settembre aggiorneremo tutti i dati. L’afflusso è continuo, quest’anno con la trasmissione di Report c’è stato un rilancio di entusiasmo. Sicuramente quei numeri sono già  incrementati.

In che modo la comunità  è stata coinvolta nelle attività ? Secondo lei qual è l’elemento che ha determinato il successo del progetto?

Senza dubbio gli incontri con la cittadinanza con cadenza annuale, a volte anche semestrale, sono stati decisivi. La comunicazione e la consapevolezza di intraprendere un percorso difficile insieme sono alla base di tutto il progetto.

Bisogna considerare inoltre la complementarietà  delle discussioni fatte in questi incontri dove erano presenti a rotazione: il medico, il tecnico, l’amministratore, il Centro regionale amianto, la ASL, l’ARPA, l’AFEVA (Associazione familiari vittime dell’amianto), i sindacati. Abbiamo trattato diversi aspetti, quello del processo, quello dell’azienda e delle condizioni lavorative, quello delle storie delle testimonianze, delle lotte, poi quello medico (che cosa succede, come ci si ammala, cosa comporta), il tema della ricerca (a che punto è, che cosa si dovrebbe fare, chi la fa, con che mezzi). Si è discusso su cosa si può fare quando si ha un manufatto in amianto: a chi rivolgersi, quali sono le pratiche, come fare una bonifica con l’impresa.

Quando non si tratta di un manufatto di grosse dimensioni viene consegnato un vademecum con le procedure per effettuare la bonifica in proprio.

Nel caso invece in cui ci si rivolga all’impresa, abbiamo un elenco delle imprese, iscritte ad un albo, che devono mantenere un prezzo di cartello (intorno ai 12 euro al metro quadro di bonifica), quindi i cittadini vengono anche indirizzati verso aziende che non se ne approfittano.

Purtroppo in Italia sul tema amianto, come su quello delle energie rinnovabili, dove non c’è una piena conoscenza c’è il rischio di prendere delle fregature.

Il ritiro dell’amianto viene fatto a domicilio da un’azienda presa dal consorzio dei 44 Comuni del Casalese. Quindi il ritiro è gratuito, si paga solo l’accesso alla discarica che è a Casale ed è di pochi euro.

Inoltre se il lavoro comporta un’occupazione di suolo pubblico non viene fatta pagare questa tassa. Le spese di segreteria per queste documentazioni sono quindi azzerate.

Per chi decide di effettuare la bonifica con l’impresa il Comune eroga degli incentivi fino a 300 euro, non è una grande cifra ma per un piccolo Comune è già  un segno.

Si può effettuare la bonifica anche in proprio, ci sono delle persone che lo hanno fatto e in questo caso si spende veramente poco ma bisogna farlo seguendo delle procedure precise. Le istruzioni esatte si trovano allo sportello.

Sul sito del Comune sono stati pubblicati molti materiali (come regolamenti e procedure) e documenti, altri amministratori interessati a replicare il progetto vi hanno chiesto un supporto tecnico?

Sìabbiamo avuto diversi contatti, ci sono state richieste, visite, proprio il 6 luglio con l’assessore all’ambiente saremo in provincia di Caserta a Camigliano a portare la testimonianza dello sportello amianto. Lo scorso anno siamo stati a Padova al festival della cittadinanza, dove c’era l’amministrazione di Capannori che portava il contributo sul programma “rifiuti zero”.

Siamo stati invitati in altri Comuni, spesso capita che chiamino direttamente qui e il geometra provvede a passare i documenti, gli atti e a raccontare l’esperienza dello sportello. Nel Casalese la sensibilità  sul tema amianto è un po’ più alta. Siamo stati i primi ad avere lo sportello, poi si aggiunse Camagna, adesso lo sta per aprire anche San Salvatore.

Non siamo in molti ad averlo ma bisogna considerare che c’è un’attività  centralizzata su Casale; l’esperienza del nostro sportello infatti non si è messa in competizione ma è complementare e la rafforza perché il cittadino deve avere un supporto locale nel suo Comune e non essere costretto a fare 15 km per trovare le informazioni in città . Questo è un passo avanti in più che abbiamo fatto e di cui siamo molto contenti.

Una delle chiavi tecniche ad esempio è stata la delibera di giunta con la quale gli interventi di rimozione e sostituzione dell’amianto sono stati equiparati ad interventi di normale manutenzione ordinaria. Ci sono dei regolamenti esportabili e adattabili ad altri contesti qualora altri Comuni volessero seguire la vostra strada?

Si certamente. Ad esempio il censimento segue le linee guida del decreto ministeriale e della legge regionale. Non c’è una legge nazionale che regolamenta i lavori di bonifica in proprio.

Lo sportello, le modalità  di accesso alle informazioni, gli incentivi, gli incontri tutto può essere esportato immediatamente perché si tratta di coinvolgere esperti di questa tematica, incontrare i cittadini, fare censimenti e questo è uguale in tutto il mondo. Per quanto riguarda le attività  di bonifica è bene procedere con la ASL; il Ministero della Sanità  insieme a quello dell’Ambiente ha preso competenza su questo aspetto quindi è necessario verificare bene le direttive ministeriali e muoversi insieme: Comune, o insieme di Comuni, ASL, Ministero e allora si è sicuri di non commettere errori.

Come dicevo prima la bonifica in proprio è fattibile senza problemi, chiaramente bisogna seguire le norme di sicurezza. Sulla questione della bonifica in proprio sono molto attento a dare informazioni perché so che dopo il servizio di Report si era creato un po’ di “tam tam” ed il motivo secondo me è facile da capire: le imprese si sentono minacciate.

In tempi di spending review e di vincoli di bilancio come è possibile per un Comune, relativamente piccolo, mantenere economicamente uno sportello come il vostro?

Mi fa piacere che tocchi questo tema; è possibile perché abbiamo la fortuna di poter contare su un’impiegata molto appassionata a questo tema e quando si trovano impiegati di questi tipo viene fuori l’attaccamento e la sensibilità . Come chiunque di noi investe molto tempo ed energie volontarie, anche lei ha il suo orario di lavoro ma se poi c’è l’incontro serale partecipa ugualmente ma non perché è obbligata. Interviene, spiega e ovviamente questo lo fa gratuitamente perché l’incontro serale del venerdìsera è al di fuori dell’orario di lavoro. Un Comune piccolo come il nostro non avrebbe la forza, sarebbe anche imbarazzante chiederlo, invece nel momento in cui l’impegno viene fuori spontaneo è davvero da apprezzare.

L’altro aspetto riguarda l’organizzazione coordinata e strutturata, lo sportello c’è ma non è attivo 7 giorni su 7, ci sono 2 ore il martedìe 2 ore il giovedì, una volta il mattino, una volta il pomeriggio verso sera, dopodiché se qualcuno proprio non ce la fa prende appuntamento telefonico con il geometra che viene il sabato mattina proprio per questo.

Quindi da una parte c’è la disponibilità  dell’impiegata insieme alla passione di tutti e dall’altra la consapevolezza che lo sportello amianto come lo sportello energia, come l’anagrafe ed i servizi per il pubblico non sono servizi di emergenza.

Un commento sulla sentenza di appello del processo Eternit.

Il bilancio complessivo della sentenza d’appello del processo Eternit è certamente positivo, ci sono però dei chiaroscuri. Diversi familiari sono momentaneamente usciti dalle provvisionali però è anche vero che sono entrati diversi enti ed istituzioni. Questo passaggio in chiave di proseguo del processo e in merito al messaggio a livello mondiale verso chi fa impresa in modo egoistico è fondamentale perché pur mettendo insieme tutti i familiari venivano fuori indennizzi per un totale, resto sull’ordine di grandezza, di 50 milioni di euro. Invece includere diversi enti che avevano presentato domanda di risarcimento ma che in prima sentenza non erano stati riconosciuti, porta ad avere un interessamento molto più allargato del processo, quindi non solo i familiari, e in più ad un risarcimento che sarà  almeno di 500 milioni di euro. Bisogna considerare anche l’aumento degli indennizzi a Casale e la conferma di una cifra anche per i piccoli Comuni come il nostro.

Diventa quindi una sentenza storica perché arrivare a parlare di queste cifre significa davvero incidere economicamente sulle finanze di un’azienda, 50 milioni di euro non sono 500 milioni di euro, c’è una bella differenza. Quindi il giudizio complessivo è positivo, resta da continuare tutti insieme una bella battaglia, giusta, per la troppa gente che ha sofferto e che soffre ancora, cercando di far rientrare i familiari che per diversi motivi si sono visti esclusi nella sentenza d’appello. Secondo me, ma ho visto che anche l’ AFEVA ed i sindacati hanno dato questa interpretazione, Guariniello ha voluto dare uno slancio diverso a questo processo e c’è riuscito perché un processo molto localizzato su Casale adesso si è trasformato in un processo di interesse nazionale con il coinvolgimento del Ministero, di altri Comuni e di tanti enti.

C’è bisogno di questa sensibilizzazione, paradossalmente, come spesso dico, oggi dal punto di vista dell’amianto il territorio più sano dove vivere probabilmente nel mondo, esagero un po’ ma lo faccio per enfatizzare, è il Casalese. Purtroppo chi muore adesso è chi ha respirato la fibra 30, 40 anni fa ma ora la sensibilizzazione è cosìalta che la gente bonifica la tettoia di 10 metri quadri, bonifica il garage, bonifica il tetto.

Se si gira per il Paese invece a volte si vedono persone lavorare sui tetti senza alcuna precauzione, come è successo a me pochi mesi fa quando, in una regione del centro Italia, ho visto due operai che lavoravano senza alcuna protezione con martello e scalpello per rompere l’amianto e far passare una canna fumaria. Questo da noi non succede, è davvero impossibile che succeda, c’è una consapevolezza tale che se ti vede il vicino di casa per una gesto simile può arrivare a denunciarti perché è davvero molto grave.

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