Fare impresa vuol dire avere anche un ruolo sociale
Il punto di Labsus

L’impresa dei beni comuni

Accostare il concetto di cura dei beni comuni a quello di impresa sembrerebbe ardito ai più. Ma qualcosa sta cambiando. E ce lo dimostrano i molti casi di partnership pubblico privata che si sono messi in moto lungo lo stivale. A partire dal caso della ditta Alessi Spa con il progetto “Buon lavoro – La fabbrica della città “, per passare poi alla storia dell’imprenditrice Maria Luisa Cosso che ha messo in piedi una fondazione per promuovere e tutelare la cultura nel territorio pinerolese, al caso di tutela ambientale con il fiume Esino adottato dal Gruppo Loccioni, fino alle iniziative di welfare aziendale sperimentato da Luxottica e all’adesione della multinazionale PriceWaterHouseCoopers al progetto “A different job“. Tutti casi che dimostrano come i contorni del rapporto tra territorio, impresa e amministrazione si stiano ridefinendo nell’ottica della collaborazione per la cura dei beni comuni.

Il Buon lavoro dell’Alessi Spa

“Fare impresa vuol dire anche avere un ruolo sociale. Un’impresa fa bene il suo mestiere quando produce reddito, lo ridistribuisce alla comunità , offre lavoro di qualità , produce prodotti che corrispondono alle richieste degli acquirenti. Quando un’impresa fa tutto questo allora può anche porre la propria attenzione al sociale, che diventa un aspetto fondante del fare impresa”. CosìNicoletta Alessi ha descritto in un’intervista rilasciata a Labsus l’iniziativa promossa dall’azienda di famiglia che, superando il ricorso alla cassa integrazione, impiega i dipendenti in lavori a favore della comunità . Un’iniziativa “Il Buon lavoro – la fabbrica per la città ” che ci spinge a riflettere su un nuovo modello di integrazione territoriale tra le forze sociali, non più imprese, istituzioni e cittadini separati in compartimenti stagni, ma integrati in una comune mission: quella della valorizzazione della comunità in cui si opera. “Un modello da replicare in altre realtà locali non solo per superare la crisi ma soprattutto per indurre un cambiamento di mentalità “, come ha dichiarato a Labsus il sindaco di Omegna Maria Adelaide Mellano.

Quando l’impresa fa cultura

Se il progetto Alessi punta alla tutela e cura degli spazi urbani grazie al coinvolgimento dei suoi dipendenti e del personale dell’amministrazione comunale, la storia dell’imprenditrice Maria Luisa Cosso, nominata cavaliere del lavoro nel 1998, dimostra come si possa creare anche cultura nel territorio.

In un castello abbandonato, il castello di Miradolo risalente al XVII secolo, nasce nel maggio del 2008 la Fondazione culturale Cosso, “con l’obiettivo di valorizzare, nei suoi molteplici aspetti, il pinerolese da un punto di vista culturale, scientifico, umanistico e sociale”. All’interno della fondazione infatti trovano spazio mostre, laboratori per bambini, scuole e famiglie tutto completamente finanziato con risorse della famiglia Cosso. L’impegno del cavaliere del lavoro, che ha contribuito anche a non far chiudere l’attività didattica del Teatro regio di Torino, è quello di un imprenditore che decide di mettere le proprie risorse a disposizione della collettività per favorire lo sviluppo e la crescita del territorio nell’interesse collettivo puntando soprattutto sulla cultura.

… tutela l’ambiente

Dalla promozione della cultura alla tutela dell’ambiente. E’ l’esperienza del Gruppo Loccioni guidato da Enrico Loccioni che ha adottato 2 km del fiume Esino in accordo con i comuni di Rosora, Maiolati Spontini, la Provincia di Ancona e la Regione Marche. Grazie a questa collaborazione l’azienda ha messo in sicurezza l’area riportando nel suo alveo il fiume da cui l’impresa trae energia per la sua attività . Il fiume richiede, però, anche una continua manutenzione. Questo ha permesso di produrre occupazione nella zona coinvolgendo i cittadini, dai carpentieri ai muratori. Ognuno, infatti, secondo le proprie competenze ha dato il suo contributo. Si tratta di un esempio di partnership pubblico-privata in cui, grazie anche ai cittadini attivi, è stato possibile produrre lavoro e tutelare l’ambiente allo stesso tempo.

… avvia un sistema di welfare aziendale e fa volontariato

Cultura, ambiente e occupazione. Molto può nascere dalla collaborazione tra pubblico e privato. Come mostra anche il caso di Luxottica, azienda leader nella produzione e distribuzione di occhiali, che ha rinnovato un accordo con le parti sindacali per garantire un programma di welfare aziendale esteso anche ai figli dei dipendenti. Il progetto, che prende avvio da quello pilota del 2009, punta a favorire la mobilità sociale dei figli dei dipendenti contrastando l’abbandono scolastico e prevedendo misure di solidarietà e microcredito. L’azienda promuove infatti politiche di risparmio per abbattere i costi di produzione generando quel surplus che permette di investire nel capitale umano. Un sistema di welfare aziendale che coinvolge direttamente i dipendenti e le rappresentanze sindacali al fine di garantire:

• sostegno ai giovani,

• assistenza sanitaria,

• ascolto e counselling,

• microcredito e solidarietà .

L’importanza di questo tipo di iniziativa, che coinvolge gli 8mila dipendenti dei vari stabilimenti presenti su tutto il territorio nazionale, risiede nel fatto che l’impresa si fa carico non solo delle esigenze e necessità dei propri dipendenti ma ritiene proprio dovere anche farsi carico dell’istruzione dei figli dei dipendenti come valore da promuovere.

Se Luxottica ha favorito un sistema di welfare aziendale la multinazionale PriceWaterHouseCoopers ha aderito all’iniziativa “A different job”, un progetto che promuove attività di volontariato d’impresa in tutto il territorio nazionale. Più di 400 dipendenti della multinazionale hanno dedicato una giornata di lavoro alla manutenzione straordinaria del centro diurno “Stella Polare” del consorzio di cooperative Farsi Prossimo – Caritas ambrosiana che ha sede a Monza. Non solo lavori di manutenzione di spazi verdi della città ma anche attività teatrali, laboratori musicali e di danza hanno visto l’azione congiunta dei dipendenti dell’azienda e degli ospiti della Caritas ambrosiana.

L’impresa come volano di cittadinanza attiva

Queste esperienze non devono però farci dimenticare che le imprese hanno come obiettivo primario quello del profitto, anche se in varie occasioni il perseguimento dell’interesse privato può coincidere con quello generale. Così, se Loccioni ha adottato un fiume lungo il quale sorgono le strutture della sua attività , tutelando, in primis, un proprio interesse è altrettanto vero che l’impegno dell’impresa ha permesso di produrre occupazione nella zona grazie alle attività di manutenzione necessarie a contenere il fiume nel suo alveo. In questo caso è chiaro che l’impresa è mossa dalla volontà di difendere le proprie strutture produttive ma, al contempo, prendendosi cura del fiume, con un inevitabile ritorno d’immagine, tutela anche l’interesse di tutti alla sicurezza della zona.

Creare lavoro e ridistribuire il reddito, è l’aspetto primario del mestiere del “fare impresa”, che deve essere in sé per sé una vocazione rivolta non solo al mero profitto economico, d’altronde lo dice la nostra Costituzione che l’iniziativa economica deve svolgersi seguendo la strada dell’utilità sociale. Proprio in questa natura innata del fare impresa che guarda alla collettività , vi è il superamento del confine tra la mera attività imprenditoriale, economica e produttiva e l’attività rivolta alla comunità , come visto nelle esperienze da noi raccontate. L’esempio dell’Alessi a Omegna e di tante altre realtà italiane mostra come il mettersi al servizio della comunità può sviluppare un nuovo significato di lavoro, può creare nuove strategie aziendali, dare l’input per ripensare anche la fiscalità delle imprese, per esempio prevedendo a livello statale degli sgravi per le ore di lavoro messe a disposizione delle attività di volontariato civico, e soprattutto essere un grande motore di cittadinanza attiva.

Un’impresa, e in questo termine va incluso tutto il capitale umano che la compone, dall’operaio al dirigente, si mette al servizio della comunità in cui vive e imprende, si integra con il territorio circostante e se ne prende cura, non solo attraverso lo sviluppo economico, ma con la manutenzione, la pulizia, la riqualificazione di ciò che è di tutti, cioè dei beni comuni. Si passa dal produrre beni di consumo privati al tutelare i beni comuni, l’interesse generale. Non è solo quella che può sembrare una mera strategia di marketing aziendale, è l’avvio di un’operazione di educazione civica, di sprone e di attivazione dei lavoratori, che in questo caso diventano cittadini attivi, non lavorano solo in un territorio, ma lo salvaguardano, si mettono al servizio di quella comunità .

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