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I cittadini, sottolinea Settis, in forza dell'articolo 118, comma 4, della Costituzione hanno tutti i titoli per proporsi come difensori del bene comune ambiente
Cultura

Paesaggio Costituzione cemento

Il libro di Salvatore Settis sulla tutela del paesaggio e del territorio.

Il territorio è un bene comune a tutti gli effetti, che oggi però rischia di essere in pericolo. Un bene che nonostante sia riconosciuto e amato da tutti è molteplici volte protagonista di episodi che lo danneggiano, negando i frutti che questo può dare all'uomo. Ed è proprio a denuncia di questo uso e abuso del territorio che Salvatore Settis dedica questo libro.

“Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Basta affacciarsi alla finestra: vedremo villette a schiera dove ieri c’erano dune, spiagge e pinete, vedremo mansarde malamente appollaiate su tetti un giorno armoniosi, su terrazzi già  ariosi e fioriti”. Con queste semplici parole Settis riesce a dare un’immagine forte al lettore di quale sia il problema che affligge il nostro territorio. Un’immagine concreta, una piccola azione che qualsiasi persona fa ogni giorno: guardare fuori dalla propria finestra. Un momento di riflessione che stimola un ricordo, il ricordo di ciò che era presente davanti a noi e oggi non c’è più. Un prato, un campo, un parchetto, un’aiuola, qualche albero. Tutto questo verde, d’improvviso scompare ormai coperto da una densa quantità  di cemento viene soffocato, soppresso.

Per Settis la corsa al cemento risulta essere uno fra i gravi problemi italiani, confermato anche dai numeri dell’Istat, per cui “tra il 199 e il 25 la superficie agricola utilizzata (SAU) in Italia si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari, un’area più vasta della somma di Lazio e Abruzzo”. Numeri importanti, che sottolineano come grandi aree siano state cancellate per dare spazio a palazzi, centri commerciali, uffici, e tant’altro. Senza sottovalutare come in molte occasioni queste costruzioni non siano realmente necessarie. Un’urbanizzazione feroce quindi che va a scapito dei nostri paesaggi. Le città  diventano più grandi, e di conseguenza vanno a espandersi anche i centri urbani insieme alle periferie. Si parla di urban sprawl, “dispersione urbana”, termine usato anche dallo stesso autore “per descrivere la disordinata crescita di quartieri a bassa densità  abitativa che ‘mangiano’ le campagne”.

Questo abuso del territorio comporta molteplici conseguenze, sia nel breve che nel lungo periodo. Sono infatti “gravissimi gli effetti sull’ambiente di questa cieca invasione del territorio. Il suolo […] è al centro degli equilibri ambientali: essenziale alla qualità  della biomassa vegetale e dunque della catena alimentare, è luogo primario della garanzia per la biodiversità , per la qualità  delle acque superficiali e profonde, per la regolazione di CO2   nell’atmosfera”. La cementificazione selvaggia comporta la soil sealing, ossia la copertura del suolo, causando una perdita irreversibile delle proprie funzioni ecologiche. E’ necessario oltretutto considerare la morfologia del territorio italiano, particolarmente esposto a episodi di terremoto, alluvioni, ed eventi calamitosi. E sono proprio questi eventi che aumentano a causa dell’alterazione di quell’equilibrio.

Territorio: un bene costituzionale

Al fine di contrastare il degrado e sovrautilizzo del territorio Settis promuove un ritorno a un uso corretto e responsabile di una risorsa fondamentale per la convivenza civile. Una tesi, quella dell’autore, che trova ragione anche nella Costituzione, infatti l’articolo 9 stabilisce che: la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. E’ comunque necessario sottolineare che il dibattito sul paesaggio e la sua tutela ha radici più profonde, una testimonianza forte è data dalla legge n. 778 del 1922 “per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”, portata avanti dall’allora ministro Benedetto Croce. In seguito le leggi del 1939 del ministro del governo alla pubblica istruzione Bottai, la n. 189 sulla tutela le cose di interesse storico ed artistico e la n. 1497 per la tutela le bellezze naturali. Con queste disposizioni si amplia il concetto di bene culturale, il quale diviene tutto ciò che ha rilevanza per la storia della nazione, insieme a quei luoghi definiti di godibilità  pubblica, per cui dev’essere garantito il diritto alla loro pubblica fruizione.

Notevoli, quindi, già  prima della Costituzione, i contributi normativi; tuttavia Settis sottolinea come oggi in realtà  vi siano delle difficoltà  di applicazione di queste norme. Un sistema che non funziona, anche a causa dell’espansione dell’autonomia regionale che ha portato a una moltiplicazione dei centri decisionali, e quindi a una moltiplicazione delle disposizioni, le quali a volte risultano non essere in completa armonia l’una con l’altra. Per tali ragioni secondo Settis è necessario ridonare centralità  alla disposizione costituzionale dell’articolo 9, in quanto il territorio rientra a tutti gli effetti in quella definizione di bene comune che è alla base della democrazia. Il paesaggio quindi è un bene che appartiene a tutti gli italiani, ed è proprio per questo che la Costituzione assegna al territorio un ruolo primario, inserendolo tra i diritti fondamentali.

Ripartire da capo per tutelare il paesaggio

Attualmente, però “guardiamo increduli il crescente degrado delle nostre città  […] e ci sdegniamo ogni giorno per il cinismo dei (pochi) colpevoli, per l’indifferenza dei (molti) spettatori […] e chi manifesta la propria indignazione viene […] invitato a rassegnarsi”. Tuttavia Settis, ricordando le parole di Seneca, per cui è capace di indignarsi solo chi è capace di speranza, sottolinea come sia presente questo sentimento diffuso e condiviso verso la tutela del paesaggio; in quanto l’unico ostacolo è che “non sappiamo ascoltare l’inarrestabile fruscio della foresta che cresce”.

Per dare una svolta a questa situazione di degrado bisogna ripartire da capo, ma “ripartire da capo non vuol dire “da zero”, vuol dire ripartire dalla legittima difesa della nostra salute e del nostro benessere, […] da un senso alto e generoso della nostra comunità  di cittadini, del pubblico interesse, dei diritti delle generazioni future”. Per riuscire in tale scopo occorre agire “collegialmente: i cittadini da cittadini (sforzandosi di capire il gergo degli specialisti), gli esperti usando al meglio le proprie competenze di settore, ma ricordandosi di essere prima di tutto cittadini, e che è loro dovere rispettare, se e in quanto professionisti, alti principi etici e deontologici”.

Un’ulteriore fenomeno che ha condotto a un deterioramento dei beni culturali sono stati i tagli, infatti per Settis “i costi della tutela del paesaggio dovrebbero crescere non solo perché crescono nel tempo le sensibilità  […] ma anche perché crescono le devastazioni del paesaggio e dell’ambiente, producendo spesso guasti irreversibili, fragilizzando ulteriormente un territorio già  soggetto a frane, inondazioni e sismi, modificando il microclima e gli equilibri ecologici”. Cosìle più ampie garanzie riconosciute dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, con le nuove responsabilità  per le Soprintendenze dovrebbero comportare costi maggiori per la tutela di questi beni comuni.

Due sono, secondo l’autore, i modelli di sviluppo odierni. Il primo è quello fondato sulla speculazione e lo sfruttamento delle risorse naturali, in primis il territorio. L’altro si basa sull’adattamento dell’essere umano all’ambiente e preclude a uno sviluppo sostenibile. Il primo modello è oggi incarnato da tutti coloro che speculano sul territorio, il secondo invece è rappresentato da cittadini orientati al pubblico interesse. Chi porta avanti uno sviluppo predatorio basato sulla speculazione finalizzata alla rendita immobiliare non si rende conto, sostiene l’autore in chiusura del libro, che “la qualità  del paesaggio e dell’ambiente non è un lusso ma una necessità . E’ un investimento sul nostro futuro [ …] influenza direttamente, anzi innerva, la qualità  della vita, la felicità  degli individui e la ricchezza della vita comune.

Il soggetto che ha le capacità  di prendersi carico della situazione e contribuire a porre un freno alla devastazione ambientale è la cittadinanza. I cittadini, sottolinea Settis, in forza dell’articolo 118, comma 4, della Costituzione hanno tutti i titoli per proporsi come difensori del bene comune ambiente. Le azioni singole dei cittadini e le innovazioni coraggiose di alcuni pubblici amministratori devono essere messe in rete, sfruttando le potenzialità  del web, per permettere ai cittadini di “esercitare efficacemente e senza sconti il diritto civile di opporsi al saccheggio del territorio rivendicando il primato del pubblico interesse”.

Non resta che cogliere il suggerimento di Settis e far coincidere azione popolare e beni comuni, al servizio della Costituzione.

S. Settis, Paesaggio Costituzione Cemento, Einaudi, 21

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