L'acqua è un bene comune che non può e non deve essere fonte di guadagno
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“Right2Water”: un milione di firme per l’acqua bene comune

L'Italia consegna le sue firme e Berlino dà  un grande esempio

acquabenecomune67mila le firme consegnate il 10 settembre al Ministero degli Interni. Una quota maggiore rispetto a quella fissata per l'Italia affinchè l'Iniziativa dei Cittadini Europei dedicata all'acqua, Right2Water, riesca a raggiungere il milione di sottoscrizioni necessarie per proporre alla Commissione Europea una petizione che sancisca il diritto universale all'acqua e ai servizi igienico-sanitari.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei, strumento di democrazia  partecipativa introdotto dal Trattato di Lisbona, consente ai cittadini di avvicinarsi all’Europa partecipando direttamente alla stesura della sua legislazione. In vigore dall’aprile dello scorso anno, prevede che con un milione di firme raccolte in almeno sette Stati membri, nell’arco di 12 mesi, i cittadini e le organizzazioni della società  civile possano presentare alla Commissione europea una proposta legislativa.

Right2Water!

Quella sull’acqua, Right2Water, promossa a livello europeo dal Sindacato Europeo dei Servizi Pubblici, è la prima iniziativa ad aver raggiunto il milione di firme entro gennaio 213, dichiarato “Anno europeo dei cittadini“. Ma gli organizzatori hanno annunciato di voler raddoppiare il traguardo per evitare che eventuali firme non valide compromettano il risultato. In base al regolamento dell’ICE, infatti, prima di essere trasmesse a Bruxelles, le firme devono essere certificate dalle autorità  competenti dei diversi Paesi coinvolti. Entro tre mesi, poi, la Commissione europea analizzerà  la proposta e deciderà  se ci sono le condizioni per sottoporre un atto legislativo al Consiglio dei ministri competenti dell’Unione e al Parlamento europeo. Nello specifico i cittadini europei, che hanno permesso di raggiungere ad oggi circa un milione e 8mila firme in 13 Paesi e che dicono no alla privatizzazione di un bene essenziale, chiedono che :

  • “le istituzioni dell’Unione europea e gli Stati membri siano tenuti ad assicurare a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari”
  • “l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle logiche del mercato unico e che i servizi idrici siano esclusi da qualsiasi forma di liberalizzazione”
  • “l’UE intensifichi il proprio impegno per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari”

 

L’Italia supera la soglia richiesta…

Anche nel nostro Paese si è convinti e consapevoli che un bene come l’acqua debba mantenersi fuori dalle logiche del profitto. Ne è riprova il fatto che, nel giugno 211, 27 milioni di italiani hanno votato per la gestione pubblica del servizio idrico sostenendo lo slogan “Acqua Bene Comune”. Così, forte di questo risultato, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua e Cgil-Funzione pubblica hanno deciso di unirsi per promuovere Right2Water anche nel nostro Paese.

In base al regolamento dell’ICE per ogni paese europeo è previsto un diverso numero minimo di firme e all’Italia ne sono state richieste  54mila. Ma il 1 settembre ne sono state presentate, al Ministero degli Interni, ben 67mila: 22mila in forma cartacea e 45mila online.

Ancora una volta, dunque, gli italiani si sono mobilitati, attraverso una firma o un click, per difendere forse il bene comune per eccellenza, consci che un diritto cosìfondamentale come quello all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nei fatti viene spesso negato, seppur riconosciuto come universale dalle Nazioni Unite. Ma non solo. Sfruttando questo strumento d’iniziativa i cittadini contribuiranno a rafforzare le basi democratiche dell’Unione Europea, facendo sentire direttamente la loro voce e valere i propri diritti. L’Europa infatti è ormai parte della nostra vita quotidiana e per migliorarla occorre uno sforzo comune, partecipare ai processi deliberativi e decisionali delle sue politiche, contribuire a creare una cittadinanza attiva e condivisa, rafforzare, perciò, il senso di appartenenza degli europei ad un futuro comune.

…e Berlino si riprende l’acqua!

Nel febbraio 211 anche il 98,2 per cento dei berlinesi ha votato ‘si’ al referendum per l’annullamento della privatizzazione parziale della Berliner Wasserbetriebe, la società  di gestione dei servizi idrici. Nel 1999, infatti, la capitale tedesca decise di cedere il 49,9 per cento dell’azienda alla RWE, secondo gruppo energetico della Germania, e al gruppo francese Veolia, imprese che hanno ricavato da questa vendita alti margini di guadagno, incassando in soli dieci anni più utili dell’intera città . Il referendum ha rappresentato quindi una vittoria schiacciante per i cittadini contro le speculazioni e i profitti associati ad un bene essenziale come l’acqua. Da allora l’obiettivo è stato quello di riportare la Berliner Wasserbetriebe completamente in mani pubbliche. Già  lo scorso anno è stata riacquistata dal Land la quota della RWE e ad oggi sembra che un accordo, in attesa di ratifica da parte del consiglio comunale, sia stato raggiunto anche con Veolia. L’amministrazione locale, infatti, ne riscatterà  la quota per un totale di 65milioni di euro, ponendo fine al più grande progetto pubblico-privato comunale della Germania.

Come a Parigi, dunque, anche a Berlino l’acqua ritorna in mano pubblica grazie agli stessi cittadini che hanno quantomeno aperto la strada a questa rimunicipalizzazione, consapevoli che l’acqua è un bene  comune che non può e non deve essere fonte di guadagno.                                                                                  

Ovviamente questa operazione comporterà  dei costi e il rischio che il prezzo dell’acqua, ora elevato, non riesca ad abbassarsi. Una preoccupazione fortemente sentita dal Berliner Wassertisch, letteralmente “tavolo dell’acqua”, un cartello che riunisce diverse sigle, organizzazioni e partiti che dal 26 hanno condotto la battaglia per una gestione democratica e partecipativa della società  idrica. Proprio per evitare che si prosegua con la logica del profitto, il Berliner Wassertisch ha già  pubblicato una bozza di “Berlin water charta” e sta svolgendo un dibattito su come fondare un Consiglio dell’acqua, quale strumento partecipativo  di democrazia diretta nell’ottica di una gestione delle acque trasparente, ecologica e sociale.

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