Il concetto base è che deve essere uno scambio dove entrambe le parti capiscano che non si tratta di uno sfruttamento gratuito, ma di un arricchimento
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Save Vernazza e il volunturismo in Italia

SaveVernazza e il volunturismo: intervista a Ruth Manfredi

Il messaggio è chiaro nel momento in cui si apre la pagina internet di savevernazza.com. " Together We Can Make A Difference " . Questo è il messaggio che lanciano tre ragazze americane che si sono innamorate di un paesino delle " cinque terre " . Un sentimento che le ha spinte a proporre in Italia qualcosa di veramente innovativo: un ' idea di turismo sostenibile basato sulla condivisione e sul volontariato. Alle nostre domande risponde Ruth Manfredi, fondatrice e presidentessa di Save Vernazza.

Come nasce l’idea di Save Vernazza? L’amministrazione comunale ha avuto un qualche ruolo nella nascita della vostra Onlus?

L’amministrazione comunale non ha nulla a che fare con la nascita della nostra iniziativa. Save Vernazza è una Onlus costituita da tre persone che vivono a Vernazza. Io sono americana come la mia socia Michèle. Abbiamo fondato Save Vernazza praticamente all’indomani dell’alluvione del 2011. In primo luogo per fornire informazioni perché mancavano, e poi per raccogliere fondi in maniera chiara. La nostra iniziativa è rivolta principalmente a turisti o comunque non a italiani. Per questo il sito è in inglese.

C’è stato comunque un coordinamento con il comune di Vernazza per le vostre attività ?

Abbiamo diverse attività e lavoriamo con l’amministrazione comunale. Ma se parliamo delvolunturismo, questa è un’attività che abbiamo lanciato noi. Abbiamo informato il comune e ricevuto pieno appoggio. Però è un’iniziativa in cui tutto il lavoro e la tutta la gestione la facciamo noi.

Come hanno risposto i cittadini di Vernazza? Da parte loro è giunta quella partecipazione che vi aspettavate?

La loro reazione è stata molto favorevole. Abbiamo quasi una ventina di abitanti che fanno parte di questo progetto e che sono proprietari di diversi siti a Vernazza. Tante situazioni diverse: orti, vigne, etc. di diversa grandezza. Da piccoli orti fino ad esempio all’azienda di Teo, l’unica azienda agricola che lavora a Vernazza. Quindi ci sono situazioni nelle quali si può lavorare con poche persone e altre in cui si arriva a 20/30 partecipanti perché il campo è più esteso.

Come può un proprietario a Vernazza prendere parte al progetto?

Il proprietario si mette in contatto con noi che lo informiamo sulle modalità . Va compilato un modulo con tutte le informazioni che servono a noi per capire se il sito è idoneo oppure no. Ogni persona che partecipa come proprietario da anche una visione al progetto mettendosi a disposizione in prima persona, in quanto consentiamo l’accesso al terreno solo in presenza del proprietario. Rende tutto un po’ più familiare e permette anche un contatto diretto.

In cosa consiste questa vostra attività di volunturismo?

Il nostro impegno è volto a organizzare gruppi di turisti che vogliono venire e darci una mano a restaurare il territorio. Ogni escursione deve avere un posto di lavoro. I posti di lavoro consistono in proprietà private dove c’è il proprietario stesso, un cittadino di Vernazza che viene ad accogliere l’aiuto di queste persone, i cosiddetti volunturisti. Ogni gruppo ha la sua guida. Io, Michèle o ragazzi del posto che hanno deciso di aderire anche come guide (bilingue, italiano e inglese) che sanno molto di Vernazza. Storia, cultura, ambiente. Ogni volta che facciamo un’escursione noi crediamo molto nell’educazione e nell’istruzione del turista. Per questo serve tanto la guida quanto il proprietario che condivide le sue storie. Toccare Vernazza, conoscere Vernazza più di quanto uno non possa fare da solo.

Oltre ai proprietari di questi siti agricoli, come è stata coinvolta il resto della cittadinanza?

Dal punto di vista della partecipazione ci sono attività che non possono richiedere una parte attiva nei cittadini. Ad esempio la fase di architettura. Però crediamo molto nella comunicazione e quindi nella condivisione con i cittadini e cerchiamo il loro appoggio. Questi piccoli paesi hanno bisogno di una base di cittadini attivi, informati. Quando abbiamo pensato di iniziare con il Volunturismo abbiamo organizzato una riunione con le persone più coinvolte nell’agricoltura a Vernazza. Hanno dato delle buone idee e sono state anche una guida perché non ne sapevamo nulla, ad esempio sui ritmi della stagione o sui lavori da svolgere. In seguito abbiamo fatto una riunione aperta a tutti i cittadini per spiegare il progetto e invitarli a partecipare.

Sul vostro sito c’è una sezione dedicata ai progetti del 2013. Come stanno procedendo i lavori di quest’anno?

Tra i progetti per quest’anno i più importanti sono due. C’è quello della ricostruzione del centro storico di Vernazza progettato dall’architetto Richard Rogers. Sta andando molto bene. La settimana scorsa abbiamo consegnato il progetto definitivo al comune di Vernazza. Per fine ottobre pensiamo di consegnare il progetto esecutivo, quindi la prima fase che include piazza Marconi. Dopo di che pensiamo che si potrebbero iniziare i lavori. Veramente ottimo. L’altro grande progetto è stato il volunturismo che chiuderemo il 23 ottobre. Siamo stati molto fortunati con il tempo fino ad adesso. Abbiamo avuto circa 320 volunturisti che hanno aderito al progetto. Siamo partiti il primo maggio e abbiamo organizzato due escursioni a settimana, tranne che in quelle di agosto perché faceva troppo caldo.

Crede che esperienze simili alla vostra siano replicabili in altre realtà ?

Certamente. Un’esperienza di turismo sostenibile aiuta il turista a conoscere e, soprattutto, a vivere meglio il posto che visita. In qualsiasi posto si potrebbe fare ma ci vorrebbero persone disposte in prima persona ad organizzarlo, perché comunque l’organizzazione e la logistica non sono indifferenti. Michèle ed io abbiamo lavorato otto mesi prima di lanciarlo. Come tutte le cose, si può fare tutto, ma ci vogliono persone che ci credono e si dedicano alla buona riuscita della cosa quindi io dico ” perché no? ” . Ma si deve lavorare. Questa cosa che abbiamo fatto noi è rivolta a turisti e abbiamo la fortuna di essere in un posto come Vernazza, molto amato e conosciuto, e con un’organizzazione composta da italiani e americani. Credo che comunque ci siano tantissime opportunità per replicare esperienze simili in posti meno noti o rivolgendosi solo a italiani. Dopo Myself e l’articolo di Repubblica una ventina di persone ci hanno contattato per partecipare ma poi alla fine abbiamo avuto poca adesione da turisti italiani. Credo sia un problema culturale. Negli Stati Uniti, in Australia c’è questa idea del voluntarismo. Il concetto base è che deve essere uno scambio dove entrambe le parti capiscano che non si tratta di uno sfruttamento gratuito, ma un arricchimento. Questo è un messaggio molto importante.

Passiamo alle vostre esperienze personali. Qual è stato il momento peggiore da quando ha intrapreso questa avventura?

Il peggiore sicuramente l’inizio. Quando Michèle mi ha proposto questa sua idea la prima reazione è stata: ” Non ci penso neanche! ” . Non vedevo prospettive positive. Ho dovuto cambiare idea.

E il più bello?

Mi lasci pensare. Forse la prima uscita come guida. La soddisfazione che è arrivata dopo la fine del lavoro e della paura per il fatto che era la mia prima esperienza come guida. Il vedere tutte quelle persone che fanno uno spuntino con un bicchiere di vino Vernazza D.O.C., stanche ma radiose di felicità . La soddisfazione di sentirsi dire: ” è l’esperienza più bella che abbia mai provato ” .

Guarda il video di Save Vernazza

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