Un saggio che comunica una nuova speranza per la rinascita del Sud
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L’equivoco del Sud

La ricetta di Carlo Borgomeo per lo sviluppo del Mezzogiorno

Esistono parole nobili del nostro vocabolario di cui spesso si abusa a tal punto da attribuire loro un ' accezione quasi denigratoria. Il termine " meridionalista " , ad esempio, ha subìto una serie di storpiature tale che lo hanno portato ad essere violentato da più parti, esulandolo da quella che invece era la sua orgogliosa origine. Meridionalismo indica quella corrente filosofica, politica e culturale che, nell ' Italia postunitaria, ha cercato di motivare e, a volte risolvere, l ' annosa questione riguardante il costante divario economico e sociale fra Nord e Sud del Paese. Carlo Borgomeo, in L'equivoco del Sud (Laterza), decide di discostarsi dal parterre dei volti noti della dottrina meridionalista italiana ed offre la sua visione da " meridionalista dissociato " , consentendo al lettore di estraniarsi dalla consueta scia di rimpianti che accompagna ogni analisi sul Mezzogiorno d ' Italia.

Borgomeo sa, infatti, che il pluridecennale piagnisteo del meridionalismo all’italiana, figlio di un’antica tradizione nostrana, trasporta inevitabilmente con sé un fardello di inutilità e immobilismo che non può certo giovare alla suddetta questione.

Di semplice ed appassionante lettura, il saggio non si perde nel classico disfattismo e punta invece a comunicare al lettore tutta la forza e la rabbia che accompagna il quotidiano lavoro di Borgomeo, alla ricerca di uno sviluppo sano ed equo per il Mezzogiorno d’Italia. L’equivoco di cui si parla è quello commesso da studiosi ed addetti ai lavori in oltre sessant’anni di politiche assistenzialiste che però, secondo l’autore, hanno assunto sempre più i caratteri dell’aiuto emergenziale, discostandosi da quella che sarebbe stata, al contrario, una più fruttuosa idea di programmazione di lungo termine. E’ stato e continua ad essere un equivoco lampante il tentativo di incitare il popolo meridionale nella folle rincorsa al virtuosismo del nord Italia, vano ed irrealizzabile per ben note ma oscurate ragioni storiche e politiche. Basterebbe, per Borgomeo, uno sviluppo autonomo ed autentico, non forsennato, in grado di riconsegnare la consapevolezza dei propri mezzi a tutti i cittadini del Mezzogiorno.

Il nocciolo del libro offre un’esposizione di quattro esperienze vissute direttamente dall’autore, foriere di un messaggio beneaugurante per l’avvenire di ogni singolo cittadino, che testimoniano accuratamente tangibili possibilità di slancio, di sviluppo, di opportunità : viene raccontata la storia della realizzazione di un auditorium in un paesino di 2.500 anime come Ravello, in Campania, grazie all’inaspettato contributo di un architetto del calibro di Niemeyer; la vicenda delle Catacombe di San Gennaro, nel rione Sanità di Napoli, ridonate al pubblico grazie alla partecipazione dei giovani di quel disagiato quartiere e che oggi vantano oltre 45.000 visite all’anno; cosìcome la straordinaria esperienza della Fondazione di Comunità di Messina, baluardo esemplare della rinata economia solidale siciliana; per finire poi a narrare le vicende di lotta e di coraggio del parroco di Polistena, in Calabria, e delle riqualificazioni dei beni mafiosi confiscati.

E’ un inno alla rivalutazione del dettaglio, del piccolo, del condiviso quello che si staglia dalle pagine di questo bel libro. Occorre quindi abbandonare i filoni dottrinali che hanno condotto istituzioni e pubblici poteri a ritenere necessaria la passata pioggia di finanziamenti; finanziamenti orbi che hanno inevitabilmente indotto il Mezzogiorno ad identificarsi in una sub posizione, alimentata da una condizione di dipendenza, non solo economica, ma anche politica e filosofica. La stessa dipendenza di cui soffre ad esempio il continente africano, raccontato sapientemente da Dambisa Moyo nel suo ” La carità che uccide ” (Rizzoli, 2010).

Sviluppo e coesione sociale sono dunque gli imperativi imposti dall’autore, unica ricetta in grado di garantire l’obiettivo inseguito per anni, spesso invano, dalle istituzioni: il benessere di tutti cittadini. Un benessere possibile da donare solo grazie alla riscoperta di parole d’ordine come comunità e solidarietà , grazie al rafforzamento di un rinnovato network in grado di mettere in contatto tutti i protagonisti dello sviluppo meridionale, più che mai prossimo. Protagonisti pubblici e privati, nel verosimile palesamento del principio della sussidiarietà orizzontale.

Da profondo conoscitore degli stereotipi che condannano il Mezzogiorno nell’opinione pubblica, Borgomeo non risparmia ai cittadini meridionali la necessità di ammettere alcune responsabilità . Per Borgomeo non ci deve però arrendere all’evidenza ed bisogna invece rintracciare i tanti fattori esogeni che hanno contribuito, e forse determinato, il sottosviluppo del Sud Italia, elencati con cura e dettaglio.

il grande merito dell’opera di Borgomeo è quello di saper trasmettere speranza anche a lettori che con quest’ultimo condividono solo una tenace passione per il Meridione, ma conoscono poco delle dinamiche sociali e istituzionali che lo hanno interessato. Borgomeo sa, grazie all’esperienza accumulata negli anni, della presenza di numerosi spiragli esistenti all’interno del panorama meridionale nostrano, in grado di fornire una decisiva spinta alle scoraggiate vittime del “sottosviluppo” del Mezzogiorno; vittime che avrebbero solo bisogno di una solida e rinforzata consapevolezza dei propri mezzi. Ed è quanto mai appropriata la citazione di Erri de Luca che racconta di un ” Sud seduto su un tesoro ” che, invece di valorizzarlo, ” crede di trovarlo altrove ” .

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