" Non abbiamo capito che il disequilibrio era nel sistema e andava fatto rifluire in esso "
Società

L ‘ Italia del Rapporto Censis 2013

Interpretare la società italiana in tempo di crisi

Il 6 dicembre si è tenuta a Roma, presso la sede del Cnel, la presentazione del 47 ° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. All'incontro sono intervenuti il presidente del Censis Giuseppe De Rita ed il direttore generale Giuseppe Roma. Ad esser delineata è una società che ha perso il " fervore dell ' operare " , che affronta la crisi sospinta dalla volontà di sopravvivenza.

Perché interpretare la società ? La necessità di comprendere ciò che ci circonda e di scrutare i fenomeni che caratterizzano la nostra realtà sociale è certo di grande attualità : ” conoscere per amministrare ” , sottolinea il presidente del Cnel Antonio Marzano, riprendendo un noto monito di Einaudi. Negli ultimi cinque anni l’Italia ha affrontato la sua più lunga crisi che ha inesorabilmente condotto verso quel ” pessimismo cosmico ” che evidenzia l’avvicinarsi del baratro. La Fondazione Censis ( Centro studi investimenti sociali) dal 1964 svolge un’attività di ricerca e consulenza in campo socio-economico e dal 1967 realizza l’annuale Rapporto sulla situazione sociale del paese al fine di fornire una valida interpretazione della realtà italiana coadiuvando, così, anche l’attività del decisore politico ed amministrativo.

La situazione sociale del Paese

” Non è mai stato facile negli ultimi decenni interpretare la nostra società , di sua natura complessa e che nel tempo ha subito continui intrecci di innovazione e di regressione ” : sono queste le parole che introducono le Considerazioni generali del Rapporto Censis 2013, precisando però che l’anno che si avvia ora alla sua conclusione ha reso la sfida interpretativa ancora più ardua. Emergono cosìi tratti di una società che ha perso parte della propria identità , ma che continua la dura lotta per riemergere. La seconda parte del Rapporto ” La società italiana al 2013 ” si concentra sull’analisi dei temi di maggiore interesse: la faticosa tenuta del sistema tra famiglia e impresa, le soggettualità emergenti, gli spazi semivuoti e le energie affioranti, l’avvitamento della politica e le nuove tendenze valoriali. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro, il welfare e la sanità , il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, il governo pubblico, la sicurezza e la cittadinanza.

Le energie affioranti

Nei periodi di crisi capita spesso di scorgere nuove forze che si credevano assopite, ” energie affioranti ” in grado di risvegliare una realtà in ginocchio. Antonio Marzano sottolinea gli elementi che distinguono l’attuale crisi del sistema dalle precedenti, insomma perché questa crisi è più grave delle altre? Si tratta di una triplice crisi, del mercato a forti dosi speculative, dello Stato e della classe politica, che è oggi sfociata, a livello sociale, nell’antipolitica e nella protesta. La tesi che viene però supportata è che questo crollo totale del Sistema non sia di fatto avvenuto poiché arginato da un forte istinto di sopravvivenza che, oggi, deve essere oltrepassato per permettere al Paese di avanzare, di riemergere.
Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, evidenzia due grandi punti di forza della società : la famiglia e l’impresa. La prima ha affrontato la crisi mettendo in campo nuove strategie attraverso i tentativi di risparmio divenuti un nuovo modello di consumi. La seconda si è aperta all’export, è andata alla ricerca di nuovi mercati, sono nate reti di imprese che operano sul mercato nazionale ed internazionale e che fondano la loro attività sulla collaborazione. Questi elementi, secondo Roma, rappresentano il muro di contenimento dello ” scivolamento ” .
Cosa sono, allora, queste ” energie affioranti ” ? Le donne, capaci di fare impresa, che registrano un incremento di circa cinquemila nuove imprese a gestione femminile; i giovani, andati all’estero per motivi di studio o di lavoro ( si registra che siano un milione e centomila le famiglie con un congiunto all’estero) che costituiscono un patrimonio che occorre riportare nel nostro paese, forte delle nuove esperienze; gli stranieri, che attraverso l’incremento dell’imprenditoria immigrata consentono una sorta di compensazione rispetto al calo dell’azienda italiana attraverso un’integrazione nel mondo dell’impresa. Di cosa è priva, allora, la società italiana? Secondo Giuseppe Roma il problema maggiore è dato dall’avvitamento della cultura collettiva, dai preoccupanti dati che registrano che il 39% delle famiglie italiane non si occupa più di politica. Non bisogna però dimenticare l’importanza dell’innovazione sociale ovvero dei meccanismi di funzionamento della società .

La società dei ” malcontenti ” alla ricerca di connettività

” Guardoni e discontinui ” : è cosìche il presidente del Censis Giuseppe De Rita apostrofa gli italiani, sempre intenti ad osservare la realtà che vediamo discontinua proprio nel tentativo di trovarvi una forma di equilibrio, ” ma non abbiamo capito che il disequilibrio era nel sistema e andava fatto rifluire in esso. Il mare è il luogo delle tempeste, del conflitto di forze sotterranee che alla fine forse devono esplodere ” . Secondo Giuseppe De Rita persino la società civile oggi non esiste più, è ” evaporata in una nube di contestazione ” , cosa rimane dunque? Proprio quella sopravvivenza cui hanno dato la spinta lo scheletro contadino, l’artigianato ed il settore mercantile, in quella realtà che è rappresentata dalla periferia. Il presidente del Censis definisce la nostra una società ” più sciapa ” , che ha perso il fervore dell’operare, il ” fervore del sale ” che secondo gli alchimisti crea il mutare degli elementi: ” oggi siamo malcontenti perché abbiamo perso la mobilità sociale, qui ha sede il germe dell’infelicità ” . E dove risiede oggi questo fervore? Nella famiglia, nella solidarietà localistica, nei giovani, nelle donne, nelle imprese legate al territorio, negli stranieri e nelle nuove sfide. Ciò che occorre oggi, insiste De Rita, non è tanto che vi sia la coesione sociale bensìla ” connettività ” intesa non solo come pura connessione tecnica, ma in una crescita complessiva che si delinea giorno per giorno, nell’organizzarsi insieme, nel cooperare, nel ritorno alla periferia.
Ci si chiede quindi come andrà a finire: ” bene- insiste Giuseppe Roma- il mondo va avanti e la storia non si ferma, nella partita con gli interessi predatori e quelli parassitari questi devono soccombere dinnanzi alla voglia di risorgere ” .

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