Il Laboratorio accoglie e ospita i progetti della comunità , "le attività che creano valore sociale"
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La Spezia che dà valore alla comunità

Il Laboratorio di Quartiere " Umberto I " di La Spezia è una fucina di idee per l ' inclusione sociale e la partecipazione civica

Il Laboratorio di Quartiere " Umberto I " di La Spezia è uno spazio " operativo e simbolico " destinato dal Comune alla partecipazione e alla realizzazione di progetti da parte di cittadini e associazioni, per superare i problemi di un quartiere " difficile " e operare una riqualificazione del tessuto urbano mediante la partecipazione.

Nel 2011 il Comune di La Spezia ha dato vita ad un Laboratorio nell’ambito del Contratto di Quartiere II (Legge 8 febbraio 2001, n. 21) e ne è l’ente promotore, ma sono molte le associazioni ed i cittadini che si sono riuniti attorno a questo spazio, fisico e non solo, per lavorare insieme e condividere esperienze.
” Il Laboratorio è un cantiere di più iniziative ” , come ci spiega il coordinatore David Virgilio, ” sviluppa cioè più progetti, tutti però a favore della cittadinanza, perché il Comune mette a disposizione il locale e supporta i partecipanti solo se l’attività crea valore sociale ” .

Gli Obiettivi

Gli obiettivi del Laboratorio di Quartiere, richiamati dall’accordo di collaborazione sottoscritto dal Comune e dalle associazioni attive sul territorio (vedi allegato), sono quelli di incoraggiare il confronto e la partecipazione attiva dei diversi gruppi sociali che animano il quartiere, superando divisioni e ” visioni di parte ” , attraverso la progettazione di interventi e la realizzazione di attività che coinvolgano la cittadinanza nella cura degli spazi pubblici come nella valorizzazione dell’identità locale e delle risorse umane.
L’accordo – si legge nel testo – promuove la fattiva collaborazione tra istituzioni pubbliche e quelle forme associative, di cittadinanza, di impresa ed enti religiosi che, dotate di Statuto e Atto costitutivo, anche sotto forma di scrittura privata semplice ed anche se non dotate di personalità giuridica, svolgono la propria attività all’interno del Quartiere Umberto I ” .
Il Laboratorio è dunque un luogo per partecipare, ascoltare e discutere, per proporre e realizzare progetti che favoriscano l’integrazione sociale e lo sviluppo culturale ma anche economico del quartiere.

Il contesto sociale

Il quartiere ” Umbertino ” nasce sul finire dell’800 come quartiere operaio, strettamente legato ai lavori dell’Arsenale militare della città . E’ caratterizzato da un elevato indice di vecchiaia e da una forte presenza di residenti stranieri, pari circa al 12% della popolazione complessiva.
Il Comune di La Spezia vuole puntare su questa ricchezza culturale e fare forza su ciò che di positivo può derivare dalla interazione tra culture differenti.
Il Laboratorio di quartiere in questo contesto funge da collante tra tutte le realtà collaborative già presenti e attive nel campo partecipativo e interculturale, rappresentando un punto di riferimento della committenza sociale ” per avvicinare i servizi e l’amministrazione pubblica alla comunità degli abitanti ” . Vuole essere cioè un dispositivo capace di innescare processi di sviluppo della comunità di lungo periodo, trasferibile anche ad altri contesti cittadini.
Questo quartiere è stato spesso mitizzato in negativo, schiacciandosi su facili stereotipi escludenti, ma il Comune ha tradotto in un reale spazio fisico quella sensibilità diffusa attorno alla piazza centrale del quartiere, che vuole ricucire le distanze sociali e puntare sulla valorizzazione di una cultura condivisa.
Il Laboratorio mira a recuperare il capitale sociale che gravita attorno a Piazza Brin, al cui centro si erge la fontana a obelisco dal nome ” Vocalità ” o ” Fontana delle voci ” costruita nel 1956 dallo scultore Mirko Basaldella, proprio a simbolo dell’incontro e del dialogo tra culture e soggetti diversi.

Le attività

La risposta delle associazioni e dei cittadini è stata fortissima, e sono molte le attività realizzate e quelle che quest’anno sono alla prima edizione ma che hanno già riscosso grande successo all’interno del quartiere. Tutte vedono il coinvolgimento di membri delle comunità straniere che animano la zona, simbolo che quella volontà di inclusione e di condivisione non era solo appannaggio delle istituzioni ma anche un desiderio di chi vi ha partecipato.
Tra le attività , ” Io vivo qui ” è portato avanti dal giovane fotografo Francesco Tassara (autore della foto dell’articolo) il quale ha pensato di invitare i ragazzi delle due scuole del quartiere ad uscire e a percorrere le strade del quartiere per incontrare quelle figure che ci vivono e che danno un apporto importante per tramandarne la cultura e le tradizioni. Cosìsono stati coinvolti il Direttore del Museo civico ” Amedeo Lia ” Andrea Marmori, ma anche il parroco, un anziano poeta ed una commerciante che lavora lìdagli anni ’60. I ragazzi visitano il loro quartiere e si arricchiscono di esperienze e racconti. Ogni gruppo elaborerà poi un lavoro che esprima ciò che si è imparato e sarà presentato al pubblico nella piazza del quartiere.
Volontari a colori ” è stato proposto dal Comitato Solidarietà Immigrati ed organizza, in collaborazione con l’associazione AIDEA e Mondo Nuovo Caritas, un corso di formazione per volontari che vuole trasmettere competenze di cittadinanza: il tema centrale è quello della multiculturalità , dello stare insieme e della comunicazione. E’ sostenuto dal finanziamento del Comune e da quello del Centro del Volontariato “Vivere Insieme”, avvalendosi della collaborazione della Cooperativa ” Mondo Aperto ” attiva nel campo della mediazione culturale e linguistica. Sono stati organizzati 9 incontri con i docenti sui diritti e doveri dei cittadini, sul concetto di legalità e sugli stereotipi, ed ha partecipato una media di 40 persone sia italiane e straniere.
Un altro progetto che ha preso da poco avvio è quello del doposcuola svolto da ragazzi liceali e insegnanti in pensione. Sono molte poi le attività formative realizzate: quella per la sostenibilità ambientale e l’agricoltura biologica domiciliare organizzati dall’Associazione Italiana Agricoltura biologica; quella sull’ecosostenibilità dell’Associazione di volontariato ” Auser ” ; quella per la lotta allo spreco dell’Associazione ” Buon Mercato ” che si occupa di redistribuire le eccedenze alimentari di alcuni supermercati nelle mense dei senza fissa dimora e ad altre associazioni che lavorano nel campo.

Un programma innovativo in ambito urbano

Questo progetto è nato come sperimentazione ma mira a superare la durata triennale stabilita inizialmente. Sostenere e valorizzare le forme di impegno civico già presenti non può prescindere dalla speranza che queste si rafforzino e quindi vivano a lungo.
Dato il riscontro di tutto il ” capitale sociale ” (associazionismo, enti, istituzioni e servizi) e la partecipazione dei cittadini è chiaro che quello intrapreso dal Comune di La Spezia rappresenti, più che un tentativo di educare la comunità proveniente dall’alto, una vera e propria risposta ad un bisogno sociale.
La formula ” aperta ” di un Laboratorio che accoglie ed ” ospita ” i progetti della comunità e che lancia idee progettuali capaci di ripetersi nel tempo sembra essere ” la spezia ” in più che dà valore al territorio.

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